Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

A 200 anni dalla morte, Faenza "ritrova" la maschera funeraria di Napoleone

La maschera faentina sarebbe una “copia d’autore” di quella originale conservata a Parigi. Nel Museo di Faenza anche una tovaglia raffigurante l’esumazione del cadavere di Bonaparte

A due secoli dalla morte di Napoleone Bonaparte, dai depositi del Museo del Risorgimento e dell’età contemporanea di Faenza arriva una importante novità: la maschera funeraria dell’Imperatore reca una firma illustre. I duecento anni esatti dalla morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1921, hanno infatti rappresentato l’occasione per una interessante ‘riscoperta’, nelle collezioni del Museo di Faenza. 

Nei giorni scorsi il Museo ‘Villa Manin’ di Passariano, in provincia di Udine, ha inviato al Museo faentino la richiesta del prestito della preziosa maschera mortuaria dell’Imperatore dei francesi che conserviamo in città, nell'ambito di una iniziativa destinata a rendere omaggio a Bonaparte. Proprio a Villa Manin, infatti, Napoleone soggiornò per quasi due mesi e firmò il Trattato di Campoformio, che consegnava i territori della Repubblica di Venezia all’Austria. La Villa, per ironia della storia, fu la dimora di campagna dell'ultimo doge di Venezia, Lodovico Manin.

Ebbene, alla luce di questa richiesta, il curatore del Museo Aldo Ghetti e i volontari del Museo hanno ripreso in mano il reperto, scoprendo che la maschera, a suo tempo repertata come manufatto con “firma illeggibile”, risultava invece essere stata realizzata e firmata chiaramente dal medico personale di Napoleone, Francesco Antommarchi. Infatti, su richiesta di Maria Letizia Ramolino, madre dell’Imperatore, Antommarchi era diventato medico personale di Bonaparte durante il suo esilio a Sant'Elena, a partire dal settembre 1819. Non solo aveva assistito alla morte di Napoleone, il 5 maggio 1821, ma aveva eseguito anche l’autopsia. In seguito, aveva realizzato una maschera mortuaria che sostenne di aver tratto dal volto dell'imperatore subito dopo la morte. La maschera originale è tuttora conservata al Musée de l'Armée di Parigi. Il manufatto conservato a Faenza sarebbe quindi una “copia d’autore” di quella parigina, di grande interesse sotto il profilo storico.

Prima del prestito a Villa Manin, previsto in settembre, la maschera verrà esposta al Museo del Risorgimento di Faenza, insieme ad altri reperti napoleonici, grazie anche al contributo dell'associazione Museo del Risorgimento e del Rotary Club Faenza. Un secondo cimelio legato all’Imperatore francese custodito nel Museo del Risorgimento e dell’età contemporanea di Faenza riguarda una ‘Tovaglia con stampiglia raffigurante l’esumazione del cadavere di Bonaparte nel 1840’, erroneamente indicata agli atti di archivio come “raffigurante la morte di Napoleone”. 

Le novità sono state presentate mercoledì mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il sindaco Massimo Isola, la dirigente del Settore cultura del Comune di Faenza, Benedetta Diamanti e il curatore del Museo del Risorgimento, Aldo Ghetti. “Il rapporto tra Faenza e Napoleone - ha sottolineato il sindaco Massimo Isola - è sempre stato particolarmente sentito e forte. Tanti i cimeli legati all’Imperatore francese sono conservati ed esposti grazie alla dedizione del curatore e dei volontari dell’associazione legata al museo manfredo, un lavoro estremamente importante e di rivalorizzazione storiografica. Queste novità oggi presentate non fanno altro che rafforzare uno dei centri culturali importanti della città sempre impegnato in moltissime iniziative che attirano molti appassionati per tutto l’anno”. Entrambi i cimeli si aggiungono alla ricca collezione del Museo faentino che, dopo il fermo a causa dell’emergenza sanitaria, a breve potrà a breve poter riaprire i battenti.

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