Cronaca

"72 ore su una barella con la febbre in attesa di essere ricoverato": il calvario di un paziente Covid

"Manca lo spazio per la dignità umana. Il sistema pronto soccorso di Ravenna, così, non ce la fa più. Questo, in un Paese civile, non deve esistere"

72 ore bloccato su una barella al pronto soccorso, con la febbre, in attesa di essere ricoverato dopo essere risultato positivo al Covid. E' una denuncia inaudita - ma che ricorda quella, molto recente, di un 75enne che aveva atteso 50 ore nello stesso luogo - quella che arriva da un 48enne ravennate, che ha voluto parlare attraverso il racconto dell'amica Francesca. "Il mio amico è stato ricoverato lunedì sera all'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna dopo aver passato ben 72 ore su una barella nello stanzone del pronto soccorso - spiega la donna - Quando è stato messo in questa stanza era insieme ad altre 37 persone positive al Coronavirus, tutte in attesa di ricovero, tutti attaccati l'uno all'altro sulle barelle. E' stato lavato in mezzo a queste 37 persone, davanti a tutti, uomini e donne. Aveva 38 di febbre e difficoltà respiratorie, per le quali gli è stato dato nell'attesa una sorta di aerosol che agevola la resporazione (solo che nella stessa stanza lo fanno tutti quell'aerosol, immaginatevi l'aria che si respira...). Lì adesso funziona come lunghissima astanteria per i positivi, ma non è un reparto organizzato per situazioni di questo tipo: i caffè e il cibo molto spesso li forniscono i medici o gli infermieri con le proprie chiavette dai distributori pubblici, visto che i pazienti non possono entrare o uscire (anche giustamente) e nessun parente può stare con loro. Il pronto soccorso non è un reparto che supporta ricoveri lunghi 40 o 50 ore...".

La denuncia del 48enne arriva a poche ore da quella del sindaco di Ravenna Michele de Pascale, che ha ammesso la gravissima situazione dell'ospedale ammonendo i cittadini di rivolgervisi solo se davvero necessario, sollecitando allo stesso tempo l'Ausl a mettere in campo soluzioni a brevissimo termine. Lo stesso aveva fatto, a novembre, anche il direttore generale dell'Ausl Tiziano Carradori, ammettendo che "il pronto soccorso ravennate è un punto debole dell'azienda sanitaria. Tutti i pronto soccorso sono sottoposti alla pressione della pandemia, ma il nostro sconta delle debolezze logistiche e anche difficoltà di ricovero".

"Il mio amico, che ora è stazionario (non significa che stia bene, ma almeno ha un letto), ha sentito un medico dire al cambio turno che oltre a loro 38 ricoverati, contando anche i "puliti" fuori (cioè i pazienti non Covid), si arrivava a 50 persone da dover ricoverare. Ed era solamente mattina - denuncia Francesca - Altri medici hanno detto che il problema non sono le persone che vanno in pronto soccorso senza problemi effettivi, come ha detto il sindaco, perché adesso di gente senza problemi ne arriva ben poca. Il problema, a detta di questi medici, è che nell'ospedale di Ravenna non ci sono i posti letto per ricoverare la gente che sta male. I reparti non ricoverano perché non ci sono i posti letto. I medici del pronto soccorso sono bravissimi, ma sono pochi e fanno fatica a coprire i turni. Gli infermieri e le infermiere sono bravissimi e bravissime, ma sono pochi. Manca lo spazio per la dignità umana. Il sistema pronto soccorso di Ravenna, così, non ce la fa più. Questo, in un Paese civile, non deve esistere".

La Pigna

"Sulla salute dei ravennati non si scherza. E le scuse tardive e anche un po’ fasulle per i disservizi del nostro pronto soccorso sono solo chiacchiere inutili che non migliorano di un millimetro la situazione, per molti aspetti tragica, della sanità ravennate". A criticare la situazione è la consigliera della Pigna Veronica Verlicchi, che aggiunge: "Vanno garantiti servizi sanitari rispondenti alle esigenze della comunità ravennate e non quelli decisi a tavolino dalle logiche partitiche e dagli equilibri fra istituzioni, ben lontani da ciò di cui il nostro territorio ha bisogno. Una situazione deficitaria, quella del ravennate, già prima della pandemia. Scelte sbagliate e scelte non fatte che hanno portato al depauperamento delle eccellenze del nostro ospedale cittadino, creando un’offerta di servizi frammentaria e a volte persino inadeguata. E non si può certo dire che il sindaco sia esente da responsabilità, anzi: lui più dei suoi predecessori porta le colpe dei notevoli disagi che il nostro territorio subisce oggi. In questi ultimi anni, infatti, gli investimenti nella sanità ravennate sono stati scarsissimi e spesso si é assistito al dirottamento di fondi ingenti a favore di altre città emiliano-romagnole. Sulla sanità ravennate si é abbattuta tutta l’inadeguatezza del sindaco e del Pd ravennate. E a farne le spese, ancora una volta, sono e saranno i ravennati. Le responsabilità di de Pascale si riassumono tutte nei suoi 29 incarichi, tra i quali spicca il suo ruolo all’interno della conferenza sociale sanitaria territoriale dell’Ausl Romagna: organo che ha funzioni di indirizzo, programmazione, valutazione e vigilanza in materia di sanità. E c’è di più: nella recentissima ripartizione dei fondi per le strutture sanitarie regionali, 146 milioni di euro, non risulta neppure un centesimo destinato all’ospedale di Ravenna. Ancora una volta. De Pascale, quindi, assiste all’esclusione dell’ospedale di Ravenna, in un silenzio politico complice e penalizzante dei suoi cittadini".

"E’ chiara la volontà politica del Presidente della Regione, il dem Stefano Bonaccini, con il palese assenso del suo compagno di partito de Pascale, di declassare Ravenna in favore del costruendo ospedale di Cesena - aggiunge la consigliera d'opposizione - Il pronto soccorso della nostra città é in piena emergenza da almeno 10 anni, a causa della mancanza di spazi, di personale e di attrezzature adeguate che costringono medi e infermieri a fronteggiare ogni giorno difficoltà abnormi. Diverse case residenziali per anziani, dove si registrano troppi pazienti infetti e purtroppo numerosi decessi, nonostante le promesse di Ausl Romagna si vedono negare il personale sanitario a surrogare quello rimasto contagiato. Con conseguenti ed inimmaginabili difficoltà. Le case della salute, che nelle promesse elettorali di de Pascale dovevano elargire servizi completi ed adeguati sul territorio al fine di alleggerire il flusso di pazienti al Cmp e al pronto soccorso, sono in realtà scatole vuote. In taluni casi, addirittura, sono diventate di fatto sedi di associazioni amiche del Pd ravennate, precludendo così spazi indispensabili per servizi necessari alle locali comunità quali quelli di geriatria, cardiologia, ecc ecc. Altre, sempre parte delle promesse elettorali di de Pascale, come quella della Darsena o di Castiglione di Ravenna, sono ancora solo chiacchiere. Il servizio di guardia medica é spesso intasato e altrettanto spesso rimanda al pronto soccorso. La copertura dei medici di base non é parametrata alle esigenze dei cittadini. Vi sono anche località che soffrono della mancanza di un medico di base o che tremano quando questo va in pensione, poiché trovare un sostituto rappresenta oggi un’impresa a dir poco ardua. L’assistenza domiciliare per i malati di Covid é allo sbando, con poco personale a fronte di richieste sempre più numerose. É evidente che c’è un grosso e importante problema che infetta la gestione della sanità ravennate. In questi anni, e in particolare in questo ultimo, abbiamo più volte chiesto al sindaco di rispondere dei tanti problemi legati alla sanità ravennate. Per contro abbiamo ricevuto in risposta il silenzio di de Pascale. Ora, le scuse che ha rivolto ai cittadini rappresentano un mea culpa tardivo, tutt’altro che autentico ma sopratutto strumentale per un sindaco che fra pochi mesi dovrà cercare di farsi rieleggere dai ravennati per un incarico che mai ha voluto e che, in questi anni, ha svolto troppo distrattamente".

Lega, Forza Italia e CambieRà

"Solo chi è privo di memoria può abboccare alla “pelosa” dichiarazione del sindaco di Ravenna - commentano invece i consiglieri d'opposizione Alberto Ancarani (Forza Italia), Nicola Pompignoli (Lega) e Samantha Tardi (CambieRà) - In essa, dopo un doveroso e condivisibile ringraziamento al personale sanitario, ecco le scuse inevitabili per i disagi, veramente fortissimi, patiti dai ravennati e subito dopo una promessa di “rapide soluzioni”. Appare a questo punto necessario mettere qualche puntino sulle i. In primis, va detto che i disagi del pronto soccorso di questi giorni, al momento dovuti alla crisi covid, sono in realtà il risultato di anni di sottovalutazioni del problema “pronto soccorso” durante le precedenti direzioni aziendali, di cui il Pd e il sindaco De Pascale portano la piena responsabilità e che l’opposizione ha da sempre denunciato. Non si può per esempio tacere come la dirigente storica del pronto soccorso, sotto la cui gestione i disagi erano già noti, venne nuovamente e quasi “occultamente” coinvolta dopo il suo pensionamento addirittura presso lo stesso reparto, come una specie di dirigente “ombra” profumatamente pagata nonostante non avesse brillato per meriti… Sotto quella dirigenza i codici bianchi intasavano un pronto soccorso già all’epoca in pesante deficit di organico non tanto per la annosa, e tuttora grave, difficoltà di far assorbire i casi meno gravi dalla medicina territoriale, ma piuttosto per un’errata modalità di gestire il triage. Si aggiunga che le inefficienze di altri reparti, che oggi vengono sommate all’assenza di spazi sufficienti nel pronto soccorso, sono state tollerate senza fare un plissè, nonostante ogni anno i consiglieri di opposizione in un puntuale consiglio comunale tematico sul tema, rappresentassero dettagliatamente quali fossero le criticità più evidenti, anche a livello di direttori di struttura complessa, nel nosocomio ravennate".

"I fatti di oggi sono purtroppo l’ennesimo esempio di azioni non poste in essere quando era necessario essere incisivi e di scarso peso politico esercitato da Ravenna nell’azienda sanitaria unica, il cui precedente direttore, in particolare, non aveva alcun interesse a toglierla dal ruolo di Cenerentola per ragioni di equilibri politici, subìti, ma non per questo tollerabili, anche dallo stesso sindaco - continuano i consiglieri d'opposizione - I risultati odierni altro non sono dunque che l’esempio più plastico di un sistema di potere interprovinciale che mostra oggi tutti i difetti che per lungo tempo sono stati cacciati come la polvere sotto il tappeto per giustificare la creazione di un’Ausl unica che tuttora, dopo anni, non è ancora pienamente omogena. Ma non è tutto. Troppo lenti e poco incisivi i passi per rendere più efficiente la medicina territoriale che è stata lasciata dapprima eccessivamente autonoma, e d’improvviso messa alla prova più dura senza alcun paracadute con il risultato che molti pazienti, preoccupati dal Covid, quando non trovano il proprio medico di medicina generale, il quale ha l’ordine di sconsigliare l’accesso in ambulatorio e, dopo aver provato invano a parlare con l’igiene pubblica ai cui numeri di telefono è un’impresa ricevere risposta, si precipitano in un pronto soccorso che già non brillava fra quelli dell’area vasta. Come forze di opposizione non saremo mai contrari a collaborare con il sindaco e con la maggioranza per indicare soluzioni utili a risolvere problemi da loro stessi creati, purchè ne venga ammessa la piena responsabilità politica anche rispetto al passato. In questo senso fa sorridere come ogni settimana il sindaco, che ora avrebbe la possibilità di mettere una pezza ai danni precedenti grazie a una direzione aziendale che a differenza della precedente ha almeno il pregio di non negare i problemi, si faccia campagna elettorale proprio usando il Covid e dialogando mediaticamente con un dirigente sanitario, dopo aver lanciato un appello all’opposizione affinchè il virus non fosse argomento di campagna elettorale. Inizi lui a non usarlo e faremo le nostre valutazioni, a partire dall’imminente consiglio comunale sulla sanità previsto per il 12 gennaio prossimo alla presenza del direttore Carradori. Il tutto, per quanto ci riguarda, a beneficio della salute dei ravennati e non delle dinamiche interne al Pd e al suo sistema di potere nel settore sanitario emiliano romagnolo".

Alleanza di Centro per i territori

"Già dal 2012 criticavi quello che era all'epoca il nuovo pronto soccorso, che dimostrava di essere inadeguato per numero di unità, condizioni di attesa ecc - spiega Mauro Bertolino, coordinatore Emilia Romagna Alleanza di centro per i territori - La speranza di un miglioramento di questo servizio così fondamentale per la cittadinanza invece di concretizzarsi negli anni è andata via via spegnendosi. Episodi simili a quello ultimo del 48enne che ha atteso 72 ore su una barella si sono susseguiti con regolarità negli anni, a testimoniare l'inadeguatezza di una struttura relativamente nuova a discapito di una altissima professionalità del personale operante, che non può comunque sopperire alle mancanze di tipo organizzativo e strutturale. Non sono mancare segnalazioni da parte della politica, né tantomeno direttamente da parte dei cittadini, ma evidentemente quello messo in piedi dalla politica locale di maggioranza è un sistema che non funziona difficile da correggere e, sinceramente, le scuse tardive del sindaco accompagnate alle raccomandazioni di non saturare il pronto soccorso puzzano ancora una volta di campagna elettorale sulla pelle dei cittadini. Non è certo colpa della cittadinanza se il pronto soccorso è inadeguato e preso d'assalto perché altri servizi come la guardia medica non funzionano a dovere".

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