Il più grande centro di stoccaggio di CO2 al mondo a Porto Corsini: il progetto Eni

Il giacimento individuato per lo stoccaggio di CO2 è quello di Porto Corsini Mare Ovest, che fa capo alla centrale di Casal Borsetti

Ccus, ovvero Carbon Capture, Utilisation and Storage, un processo imprescindibile per raggiungere gli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico, così come recentemente riconfermato dall’Associazione Internazionale dell’Energia e dalla Comunità Europea, in cui la CO2 non soltanto viene “stoccata” permanentemente nel sottosuolo, ma che diventa anche "materia prima" per essere utilizzata in nuovi processi produttivi. Un sistema in grado di decarbonizzare il settore industriale, in particolare i comparti più "energivori" che utilizzano tecnologie mature e ampiamente utilizzate. La Ccus è un processo in rapida evoluzione e fortemente in crescita, con 59 progetti large-scale nel mondo di cui 21 già operativi e gli altri in vari stadi di sviluppo e costruzione.

In questo ambito, Eni sta lavorando al progetto "Adriatic Blue" per la realizzazione del più grande sito di stoccaggio di anidride carbonica del mondo al largo di Ravenna. L'annuncio era arrivato a giugno direttamente dal Presidente del consiglio Giuseppe Conte

Il progetto

Il progetto punta a fare di Ravenna un polo per lo stoccaggio di CO2. L'ad di Eni Claudio Descalzi lo aveva scritto ai dipendenti agli inizi di maggio, pochi giorni prima di essere riconfermato per il terzo mandato alla guida del gruppo: "La crisi ci porta anche a guardare allo sviluppo di nuove filiere domestiche, a partire dalla valorizzazione dei nostri asset esistenti in Italia. Il rilancio di alcuni filoni domestici avrebbe un chiaro impatto positivo sull'occupazione". Le parole di Descalzi richiamano il progetto più rapido tra quelli previsti nel piano al 2050. Nell'hub di Ravenna sarà possibile convogliare nei campi a gas ormai esauriti dell'offshore adriatico la CO2 catturata dai siti industriali e di generazione elettrica da gas.

"La Carbon capture and storage (la tecnica di confinare l’anidride carbonica sottoterra, ndr) in Italia ha un’opportunità unica nell’area di Ravenna, grazie alla combinazione tra giacimenti offshore esauriti con infrastrutture ancora operative, insieme a centrali elettriche sulla terraferma unitamente ad altri impianti industriali nelle vicinanze. Opportunità unica perché le possibilità di stoccaggio sono enormi, tra 300 e 500 milioni di tonnellate", spiega Descalzi in un video di presentazione del piano strategico di lungo termine al 2050 che punta a una massiccia decarbonizzazione della produzione. Un potenziale che potrebbe consentire a Ravenna di diventare il polo di riferimento non solo per l’Italia, ma anche per i Paesi del Mediterraneo.

Capacità di stoccaggio dell’anidride carbonica nei giacimenti di metano esauriti al largo di Ravenna “enormi”, quindi, e “questo livello - spiega Descalzi - accoppiato al riutilizzo di strutture esistenti e alla vicinanza impianti che emettono, ci permette di mantenere i costi molto competitivi”. Il tutto permetterebbe, in teoria, di compensare i contraccolpi occupazionali legati alle limitazioni delle estrazioni di gas decise nel nostro Paese, consentendo inoltre il parziale riutilizzo delle tubazioni già esistenti. Ciò detto, “contiamo di terminare gli studi tecnici e le necessarie verifiche del quadro regolatorio per il 2025 e poi passare all’esecuzione”, precisa l’ad del 'cane a sei zampe’.

Le fasi

Il progetto si articolerà per fasi: una prima fase prevede la cattura e lo stoccaggio di parte delle emissioni provenienti dalle centrali a gas di Casal Borsetti e del polo chimico di Versalis di Ravenna. L’avvio è previsto entro il 2021, spiega l'agenzia Adnkronos, dopo l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni. Il giacimento individuato per lo stoccaggio di CO2 è quello di Porto Corsini Mare Ovest, che fa capo alla centrale di Casal Borsetti.

La fase di sviluppo prevede la realizzazione nell’area di Ravenna di un hub per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio della CO2 in giacimenti offshore di gas esauriti o in fase di esaurimento. Il contributo alla cattura di CO2 verrà, oltre che dal sito Eni di Ravenna, anche dagli impianti di Ferrara, Mantova e da eventuali altri siti in fase di valutazione. Il progetto Adriatic Blue si configura come una piattaforma, aperta a terzi, abilitante lo sviluppo di progetti di cattura di CO2, chiave per la decarbonizzazione dell’economia nazionale, in particolare delle attività "hard to abate". Il progetto, infatti, consente di rendere ambientalmente sostenibili quelle attività – come ad esempio l’industria pesante, il trasporto, la generazione di energia elettrica programmabile, e la filiera dell’idrogeno – indispensabili per l’economia del Paese ma che, data la loro natura energivora, impattano in maniera significativa dal punto di vista emissivo.

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Le ipotesi di sviluppo del progetto prevedono, oltre alla cattura e allo stoccaggio della CO2, anche la produzione e l’utilizzo di idrogeno blu e l’eventuale distribuzione a utenze industriali e domestiche e per la mobilità sostenibile. Eni stima, infine, importanti ricadute positive sul territorio grazie alla valorizzazione dell’indotto e delle competenze maturate nel corso degli anni ma anche alla promozione dello sviluppo di nuove filiere di elevato contenuto tecnologico. Il progetto porterà positive conseguenze a livello occupazionale con la creazione di nuovi posti di lavoro.

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