Lidi invasi da alghe e mucillagini, Daphne tranquillizza: "Non sono pericolose"

"Dai controlli effettuati lungo la colonna d'acqua con telecamera subacquea - prosegue il bollettino - si segnalano in alcuni tratti avvistamenti della medusa non urticante"

Alghe a Marina Romea (foto Emilia Romagna Meteo)

Purtroppo nelle ultime settimane la situazione alghe si sta aggravando su diverse zone della riviera romagnola: a esserne colpiti sono stati anche diversi lidi ravennati e la zona del cervese. "Probabilmente la causa è da cercare anche nel mare, molto caldo già da giugno - spiegano da Emilia Romagna Meteo - Nascondere non serve a niente, c’è però da specificare come non tutta la riviera sia cosi, anzi: la situazione cambia radicalmente a distanza di pochi metri. Quindi basta fare una passeggiata e posti in cui l’acqua è cristallina si trovano".

Dal bollettino di Daphne sui controlli eseguiti nei giorni scorsi da Cattolica fino a Lido di Volano emerge come "l’area settentrionale monitorata si caratterizzi per acque a media salinità e valori di clorofilla “a” più elevati in costa rispetto a quelli al largo". Questa situazione, spiegano da Arpae, è riconducibile agli sversamenti provenienti dai bacini costieri, in particolare da quello padano, avvenuti nei giorni scorsi. Di conseguenza, anche i valori di trasparenza si attestano su valori bassi. Diversa è la condizione nell’area meridionale, che si caratterizza per avere migliori valori di salinità e trasparenza e bassi valori di clorofilla “a”. Stazionarie le temperature in superficie, che si attestano su valori medi intorno a 27 gradi. "Dai controlli effettuati lungo la colonna d'acqua con telecamera subacquea - prosegue il bollettino - si segnalano in alcuni tratti avvistamenti della medusa non urticante Rhizostoma pulmo".

Mucillagini: sono pericolose?

Dai controlli è stata inoltre rilevata la presenza di macrofilamenti lungo la colonna d’acqua, con locali affioramenti di materiale mucillaginoso nella zona centro-settentrionale. Le mucillagini sono costituite principalmente da polisaccaridi (zuccheri complessi) che si rigonfiano a contatto dell’acqua e che si riuniscono formando aggregati di forma e grandezza diverse. Prendono origine come prodotto “extracellulare”, ossia come escrezione da parte di microalghe presenti in ambiente marino oppure si formano per disgregazione cellulare delle stesse. Il fenomeno delle mucillagini è diverso da quello eutrofico relativo alle fioriture microalgali che si hanno in conseguenza degli apporti da parte dei fiumi. 

L’avvistamento di materiale mucillaginoso è iniziato al largo, da circa tre miglia dalla costa: il 3 e 4 luglio nell´area di mare centro meridionale, sotto forma di filamenti; il monitoraggio del 10-13 luglio ne ha mostrato la presenza anche nell´area settentrionale; i controlli del 17 e 18 luglio infine hanno rilevato affioramenti più consistenti di mucillagine nella zona di mare centro-settentrionale. Attualmente sono presenti macro aggregati mucillaginosi anche a riva, in alcune località della costa dell’Emilia-Romagna. Arpae Daphne prosegue il monitoraggio, poichè è difficile definire un quadro spaziale del fenomeno e la sua evoluzione futura. La presenza di mucillagini, tuttavia, non rappresenta un problema per la salute dei bagnanti.

La produzione di mucillagine è un fenomeno molto diffuso in ambiente marino, non limitato ai soli mari italiani e al Mediterraneo. E’ un fenomeno non generato dalla presenza/scarichi di sostanze inquinanti, infatti la testimonianza più antica risale al 1729, periodo in cui non erano state ancora sintetizzate molecole inquinanti. I meccanismi che inducono l’escrezione di tale materiale da parte delle microalghe in ambiente marino e le sue dinamiche di aggregazione sono tuttora oggetto di ricerca. Il fenomeno non sempre si manifesta. Quando si presenta, compare sotto forma di fiocchi bianchi lungo la colonna d’acqua (0.1-3 cm) denominati per somiglianza “neve marina”; nei mesi estivi, dopo ulteriori stadi di aggregazione, può manifestarsi una fase a “filamenti” (1-20 cm) che tendono a distribuirsi più superficialmente lungo la colonna d’acqua. Generalmente il processo di aggregazione si arresta a questo stadio, ma può anche evolvere ulteriormente con fasi a “reticolo“ e “nuvole” (di dimensioni fino a 400 cm) fino ad affiorare nelle acque superficiali durante i mesi estivi. Una parte del materiale si deposita a livello dei fondali e in genere non affiora lungo la costa; compare in superficie localmente sotto forma di chiazze e strisce che, nel corso della giornata, possono variare di dimensione e spostarsi in funzione dei venti e delle correnti. Quando vi è la predominanza di venti che spirano verso costa (ad esempio Scirocco) viene sospinto e ammassato a ridosso dei porti, delle barriere frangiflutti e in zona di balneazione. Risulta quindi difficile dare un quadro spaziale del fenomeno e prevederne spostamenti ed evoluzione.

Ancisi: "Il mare di alghe non è innocuo"

"Questo fenomeno si verifica qui, con maggiore o minore intensità, da oltre quarant’anni: fu infatti verso la metà degli anni settanta che grandi distese di alghe, allora rosse, produssero vaste morie di specie viventi nel fondo del mare, con effetti disastrosi sui settori del turismo e della pesca - spiega il decano dell'opposizione Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna - Non è un destino cinico e baro ad abbattersi sulle nostre coste, giacché è scientifico che la loro ricorrente fertilizzazione estiva ha cause esclusivamente antropiche, cioè relative alla distribuzione e all'attività degli uomini: le quali, nel nostro caso, consistono nell’eccessività e improprietà degli scarichi umani, contenenti in particolare polifosfati, e dell’utilizzo di fertilizzanti in agricoltura, nel concentramento di allevamenti zootecnici nella parte ovest della regione, negli scarichi industriali contenenti sostanze nutrienti. Ciò dovrebbe far riflettere sulle politiche di esagerata e non ragionevole antropizzazione del territorio regionale e locale, che prima o poi presentano inevitabilmente il proprio conto pesante, e sulla necessità di un loro drastico freno. L’ultimo esempio negativo è il secondo Poc (Piano Operativo Comunale), appena approvato a Ravenna, che significa ulteriori edificazioni su 8,4 milioni di metri quadrati, di cui circa sei di nuovo consumo di territorio. Il refrain sulle alghe “fastidiose, ma innocue”, quindi, andrebbe spiegato meglio anche per altre ragioni: se innocuo è “ciò che non produce danni”, certo le alghe nostrane, non essendo di specie tossiche, non ammalano nessuno, anche se il “fastidio” non è sempre ben tollerato. Ma va considerato che le alghe, terminato il loro ciclo vitale, si depositano e decomponendosi sottraggono ossigeno alle acque di fondo. Possono così verificarsi casi di ipossia, o peggio di anossia, a danno anche mortale degli organismi più vulnerabili che vivono sul fondo, quali polipi, anellidi, molluschi, crostacei, ecc, nonché delle uova e delle forme larvali, producendo di conseguenza nel tempo alterazioni all’intero sistema ecologico marino. Averne coscienza da parte delle autorità politiche è premessa necessaria per orientarne le scelte strategiche di governo del territorio verso la prevenzione e la correzione di tali squilibri. Nell’immediato, il minimo che si chiede all’amministrazione comunale per limitare i danni all’economia turistica è che venga effettuata giornalmente l’asportazione delle alghe dalla battigia, disponendo al riguardo nei confronti di Hera spa, a cui è appaltata la pulizia del litorale ravennate. Si vorrebbe che ciò avvenisse da subito".

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