Cronaca

All'asta lo storico palazzo nel cuore della città tra affreschi e volte decorate

Nella seconda metà del novecento il complesso fu anche destinato a residenze, botteghe artigianali e negozi, fino agli anni ‘70, anni a partire dai quali il complesso venne abbandonato

Casa Caldesi, lo storico palazzo ubicato nel centro cittadino di Faenza tradizionalmente attribuito alla nobile famiglia Manfredi, è di nuovo riaperto a potenziali acquirenti dopo l'ultimo tentativo di vendita andato a vuoto nel 2017. La Giunta Comunale ha infatti deciso di rimettere in evidenza un immobile di grande pregio storico - architettonico, attraverso una procedura innovativa online destinata a raggiungere una platea più ampia di interessati rispetto alla classica procedura d'asta messa in campo per l'ultima vendita, che fino al 31 gennaio 2019 consentirà di raccogliere manifestazioni d'interesse d'acquisto e individuare un prezzo di vendita finale.

Le manifestazioni di interesse vengono raccolte sul portale Real Estate Discount, parte del network faentino IT Auction, che per la prima volta collabora con il Comune di Faenza.Per partecipare all'asta è sufficiente registrarsi gratuitamente al portale e seguire le istruzioni indicate. La procedura avviene in piena trasparenza, con la garanzia del supporto dei professionisti dell'azienda faentina, la quale ha già trattato vendite di questo tipo collaborando con la Regione Veneto e con la Città Metropolitana di Venezia-Mestre.

Il palazzo risale al XIII secolo ed è ubicato nel centro storico della città all’angolo tra via Manfredi 28 e via Comandini 2. Si erge su tre piani fuori terra ed un interrato, dove sono site le cantine; presentando all'interno una corte di proprietà circondata da un ampio portico. Dopo la sua realizzazione è stato oggetto di ampliamenti ed interventi in epoche successive, in particolar modo da parte della famiglia dei Caldesi. A tale epoca si devono le ristrutturazioni e gli ampliamenti principali, come le ampie sale al piano nobile, caratterizzate da volte e pareti decorate dai pregevoli affreschi di Felice Giani. Nella seconda metà del novecento il complesso fu anche destinato a residenze, botteghe artigianali e negozi, fino agli anni ‘70, anni a partire dai quali il complesso venne abbandonato. Ad oggi l’edificio risulta inagibile e necessita dunque di interventi importanti, anche strutturali. Le categorie di intervento previste sono quelle del restauro scientifico e restauro e risanamento conservativo di tipo A.

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