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Allagamenti di Ferragosto, Ancisi: "Caditoie tombate e idrovore attivate in ritardo"

Le piogge forti cadute nella notte del 14 agosto e nella mattinata di ferragosto hanno prodotto danni e disagi rilevanti soprattutto sui lidi nord e a Marina di Ravenna, non esentandone neppure le Bassette

Le piogge forti cadute nella notte del 14 agosto e nella mattinata di ferragosto hanno prodotto danni e disagi rilevanti soprattutto sui lidi nord e a Marina di Ravenna, non esentandone neppure le Bassette. A Porto Corsini diverse sedi stradali sono state invase dalle acque, così come le sedi della Guardia medica e della Pro Loco. Peggio è andata a Marina Romea, dove l’inondazione di molte strade ne ha reso difficile o impraticabile la circolazione. Sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale, ed è stato anche necessario imporre divieti e limitazioni di transito. Vari scantinati allagati hanno richiesto l’opera dei vigili del fuoco stessi. A Marina di Ravenna gli allagamenti si sono prodotti non solo sulle strade, ma anche in alcuni alberghi e in diversi stabilimenti balneari, dove si è lavorato freneticamente per accogliere i clienti nella seconda metà della giornata.

"Ci è stato documentato il caso di un giardino allagato da cui non si entrava in casa, nel quale l’intervento a ferragosto di un’idrovora ‘privata’ è costato 390,40 euro - spiega il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - I cittadini lamentano la mancata pulizia dei tombini, occlusi da foglie e aghi di pino. Su questo fenomeno generalizzato, incontrollato pur trattandosi di un servizio comunale, abbiamo rivolto un’ interrogazione al sindaco che attende risposta. Ma ci sono cittadini che incolpano il ritardo con cui sarebbero state attivate le idrovore sia di Marina Romea che di Marina di Ravenna affermando che, in barba all’allerta meteo, sono entrate in funzione a mattino già inoltrato. A Marina di Ravenna si chiama in causa la storica (forse troppo) idrovora di viale del Mille, dove in passato stazionava un dipendente anche nelle ore notturne, ma che è stata automatizzata dalla metà degli anni '90. Dovrebbe attivarsi macchinalmente nella normalità e manualmente coi temporali più impetuosi, ma si sostiene che si è intervenuti manualmente con forte ritardo. Pare dunque necessario che il Comune di Ravenna accerti e chiarisca, sul piano tecnico, le cause dei disservizi che hanno reso rovinoso, in importanti zone abitate, non un ciclone, ma una tempesta estiva di poche ore, definendo anche i provvedimenti utili a rimuoverle. Chiedo al sindaco se intende riferirne l’esito eventuale in consiglio comunale rispondendo a questa interrogazione".

L'assetto idrico del territorio

"In un territorio comunale che soffre largamente di subsidenza, solitamente all’asciutto grazie a qualche centinaio di idrovore pubbliche - prosegue il consigliere d'opposizione - è tuttavia doveroso affrontare il problema dei troppo facili allagamenti in modo organico, attraverso interventi sia strutturali che gestionali. Al riguardo, il “Piano di indirizzo per il contenimento del carico inquinante delle acque meteoriche” approvato dalla Provincia di Ravenna nel 2014 e redatto dai tecnici dell’ente stesso insieme a quelli di Hera (gestore del ciclo idrico) e di Atersir (agenzia regionale di governo dei servizi idrici) contiene un capitolo sulle “Misure per la mitigazione dell’impatto delle acque meteoriche”, che dovrebbero servire come linee guida. L’elenco degli interventi indicati comprende, ad esempio, modifiche alle stazioni di sollevamento attraverso l’utilizzo di controllori logico programmabili (Plc) capaci di migliorare il flusso idrico convogliato, sfruttando la capacità di invaso propria della rete fognaria; ma, in primis, anche la realizzazione delle vasche di prima pioggia, nonché parcheggi drenanti, canali filtranti al margine delle strade, trincee di infiltrazione, bacini di ritenzione e infiltrazione, ecc. Il Piano stima anche i costi di realizzazione delle opere principali e statuisce il programma degli investimenti, le priorità di intervento e le disposizioni attuative finali. Il metodo è quello giusto della programmazione, che non va però disgiunto dalla progressiva conoscenza e valutazione del grado di realizzazione, fondamentale per la tutela del delicato assetto idrico del territorio comunale. Appare perciò necessario, a quattro anni di distanza dall’approvazione del Piano, che il sindaco, in veste anche di presidente della Provincia, ne riferisca gli sviluppi sulla base di una relazione tecnica aggiornata, in consiglio comunale e/o nella commissione Ambiente. Gli chiedo dunque, anche in qualità di presidente di tale commissione, se e come intende corrispondere a tale esigenza".

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