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Cronaca Faenza

Alluvione, un anno dopo. L'associazione: "Diamo sostegno diretto ancora a 60 sfollati"

Quasi 19 mila i pasti preparati nei primi sei mesi dalla piena. Aiuti e donazioni arrivati anche dal Modenese e da una pizzeria di Torino 

Oltre 19mila pasti in sei mesi preparati per sfollati e donne e uomini dell'esercito che hanno lavorato nelle fasi acute dell'emergenza. E un'attività che è proseguita nei mesi successivi e va avanti ancora oggi, con oltre 60 persone che ancora usufruiscono di pasti e spesa, più volte alla settimana,  a un anno dall'alluvione. Sono alcuni dei numeri dell'attività che svolge a Faenza l'associazione La Piccola Betlemme, grazie alla sua mensa per i bisognosi e all'emporio solidale, alimentati solo con le donazioni. Una realtà nata nel 2017 con l'obiettivo di aiutare il prossimo e che ha aumentato molto la sua attività, prima con il Covid, ora con l'alluvione.

Fondatori di questa associazione sono la presidente Giulia Marangon, educatrice di origine piacentina, con il marito Luca Venturi, medico di Bologna e vicepresidente del sodalizio. Con loro, oltre a più di 50 volontari, nel direttivo ci sono Rodolfo Rava (anche lui colpito dall'alluvione), Franca Medri ("una energica ottantenne che passa ancora 13-14 ore al giorno in cucina", racconta Venturi) e Alessandro Callegati. Esclusa l'attività emergenziale, la Piccola Betlemme sostiene normalmente 3.500 persone al mese, su un territorio vasto, con persone che arrivano anche dalle Marche. 

Consegna pasti all'esercito

Giulia e Luca si sono trasferiti a Faenza quindici anni fa: un amore per la città e la Romagna nato dall'incontro con una suora, in una missione in Africa. "Quando eravamo con lei - racconta Luca - ci chiedeva di salutarci i suoi familiari, al rientro in Italia, che erano originari di queste zone. A furia di venirci, ci siamo affezionati al punto di restare qui". Con l'alluvione la loro attività si è spostata su tante persone che, di colpo, si sono scoperte fragili. "Famiglie normalissime, come una coppia di professori con casa allagata, un mutuo sulle spalle e figli piccoli da crescere - sottolinea Venturi - e altre persone che dall'oggi al domani si sono trovati senza un tetto e ancora non possono rientrare nelle loro abitazioni. Abbiamo creato percorsi specifici, con possibilità di accedere all'emporio in via diretta e pasti destinati solo agli sfollati. Ne prepariamo ancora almeno una trentina, per ogni giornata di lavoro".

Durante l'emergenza alluvione la Piccola Betlemme, con sede in una struttura comunale, ha preparato e consegnato pasti anche ad alberghi che ospitavano gli sfollati. "Il nostro furgone è sempre in giro - prosegue Venturi - e ancora oggi chi riceve il nostro aiuto ci ringrazia perché riesce a mettere da parte qualche centinaia di euro al mese che in questa fase, in cui c'è ancora molta incertezza sugli aiuti, fanno molto comodo all'economia familiare". 

Di quei giorni terribili che hanno lasciato ferite profonde, a Venturi resta il ricordo di tanta umanità. "La più grande catena solidale è stata quella costruita dalle persone. Qui per mesi sono arrivate tante migliaia di donazioni, noi stessi abbiamo costituito un registro per catalogare e consegnare dei mobili a chi ne aveva necessità. Abbiamo avuto l'azienda di pentole che ha regalato carichi di materiale al Comune e che anche noi abbiamo diviso per chi aveva necessità. Un'azienda ci ha fornito carichi di carne di14mila euro, un caseificio del modenese ci ha regalato formaggi, ci hanno donato una cella frigo e c'è stata una pizzeria di Torino che ha raccolto contributi tra i suoi clienti per permetterci di compare elettrodomestici. Tanta positività che però - conclude Venturi - fa anche un po' da contraltare allo scoraggiamento che oggi percepiamo in chi, da un anno, attende sostegni che tardano ad arrivare". 

Una donazone alla Piccola Betlemme da un caseificio modenese

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