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Cronaca Sant'Agata sul Santerno

Alluvione un anno dopo - "Non dimenticherò mai il rumore, sembrava di essere in mezzo a un fiume impetuoso"

"Una cosa bella è stata che i vicini, salendo sul tetto dei garage, sono riusciti a venire da noi con una bottiglia di vino che abbiamo bevuto chiacchierando e cercando di sdrammatizzare"

Abito in una villetta di due piani, piano terra zona giorno, primo piano zona notte. In casa eravamo io, mio marito Massimo, mio figlio Manuel e due dei miei tre gatti. La terza non era voluta venire in casa. Alle tre di mattina mio figlio dormiva nella sua stanza, io e mio marito eravamo sul divano a piano terra aspettando l’evolversi della situazione, consultando febbrilmente la pagina internet con il livello del fiume e seguendo i vari messaggi dei gruppi Whatsapp sulla situazione a Sant'Agata e nei paesi vicini. Poiché erano diversi giorni che la situazione era stata prospettata molto brutta avevamo già portato al piano di sopra un po’ di cose, cibo e acqua, tv e pc, caricato i power bank e il portatile e messo in alto tutto ciò che potevamo. Casa nostra è abbastanza in alto pensavamo, c’è un metro di dislivello dal campo dietro casa e quindi è difficile che possa arrivare l’acqua alta in casa, al massimo qualche centimetro, pensavamo… Di certo non potevamo immaginare quello che sarebbe successo di li a poco.

Alle tre e mezza dico a mio marito che vado a stendermi di sopra sul letto. Avevo appena chiuso gli occhi che mio marito da giù mi chiama e mi dice: “Simo, hanno tolto la luce, arriva l’acqua!". Sono uscita dalla stanza e ho guardato dalla finestra del bagno sul retro, che dà sul viale della stazione, e ho visto arrivare l’acqua. Il tempo di scendere le scale e già entrava dalla porta d’ingresso! Sono andata in bagno, ho preso un accappatoio e l’ho buttato davanti alla porta d’ingresso pensando ingenuamente che avrebbe fermato l’acqua! A posteriori era una solenne cretinata, ma sul momento... Ho portato di sopra i gatti, chiudendoli nella stanza di mia figlia che per fortuna era a Modena (dove studia), e poi io e mio marito su e giù per la scala a cercare di portare su il possibile. Dopo 10 minuti, con l’acqua al ginocchio ci siamo arresi e siamo saliti al piano di sopra. Dal pianerottolo illuminato con la torcia del telefono abbiamo continuato tutta notte a monitorare il livello dell’acqua, sperando che non si alzasse di più. La cosa che sicuramente non scorderò mai è il rumore: fuori c’era un rumore pazzesco, sembrava di essere in mezzo ad un fiume impetuoso.

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Poi finalmente ha iniziato ad albeggiare ed abbiamo potuto vedere fuori la devastazione, l’acqua marrone del fiume che scorreva con una forza incredibile tutto attorno a casa nostra. Ho svegliato mio figlio e gli ho detto cosa era successo. Fortunatamente Manuel è un ragazzo tranquillo e posato e non si è fatto prendere dall’agitazione o dal panico. L’acqua in casa ha raggiunto i 40 centrimetri. Il divano (il mio comodissimo divano che mi piaceva tanto) galleggiava nel salotto insieme ad altre suppellettili. E mancava una gatta. Chissà che fine aveva fatto, poverina! Al mattino sono scesa a piano terra, con le gambe a mollo in quell’acqua fangosa e gelida. Mi era venuto in mente che avevo lasciato dentro uno sportello del mobile una valanga di foto! Ho preso una bacinella e le ho tolte da sott’acqua. Adesso le ha mia sorella che con molta pazienza sta cercando di ripulirle e recuperarle.

Al pomeriggio mio figlio, che era sceso a recuperare alcune cose, mi chiama e mi dice che la mia gatta era nel cortile, arrampicata in cima al camino del barbecue di pietra, fradicia e impaurita. Non potevamo aprire la porta per recuperarla perché il livello dell’acqua fuori era 15 centimetri più alto che dentro, probabilmente perché il fango ammassato contro gli infissi li aveva sigillati. Abbiamo provato a chiamarla dalla finestra del primo piano, se fosse saltata sul tetto del garage poteva venire in casa, ma era talmente terrorizzata che non si muoveva. Siamo riusciti a recuperarla solo nel tardo pomeriggio, quando il livello dell’acqua all’esterno si è abbassato pari a quello dentro. Mio marito è uscito, aiutato da mio figlio, ed è andato a prenderla infilandola nel trasportino. Quando l’ha portata su le abbiamo dato da mangiare e l’abbiamo asciugata. Era terrorizzata. E’ rimasta sul mio letto a dormire per una settimana, scendeva solo per mangiare e andare a fare i bisogni nella sua cassetta.

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Una cosa bella è stata che i vicini, salendo sul tetto dei garage, sono riusciti a venire da noi con una bottiglia di vino che abbiamo bevuto chiacchierando e cercando di sdrammatizzare. Ci faceva compagnia, oltre al rumore del fiume, anche quello degli elicotteri che volavano incessantemente per salvare le persone in difficoltà. Così è passata la giornata, senza poter fare granché. Abbiamo fatto qualche gioco di società, letto, dormicchiato. Ho mangiato poco e niente, lo stomaco era serrato. Al mattino successivo l’acqua in casa era andata via, anche se nelle strade scorreva ancora a gran velocità (come pensavamo la casa è in alto, ma non abbastanza se ti rompe il fiume 400 metri dietro casa!).

Siamo scesi e li è cominciata la vera tristezza perché c’era del fango dappertutto, un fango appiccicoso che aveva riempito ogni piccolo interstizio. Abbiamo iniziato a pulire con quello che avevamo, con la scopa e con ai piedi le scarpe più vecchie perché certamente non avevamo stivali e tira acqua a disposizione. La prima cosa che è uscita di casa è stato il mio amato divano, seguito a ruota dalla lavastoviglie e dalla lavatrice. Io che per mia natura sono una persona precisa e metodica, che organizza qualsiasi cosa puntigliosamente dalla a alla z, mi guardavo intorno sconsolata senza sapere da che parte farmi. Mi ci sono voluti alcuni giorni per riprendermi e riuscire a coordinare i lavori di pulizia e sgombero in casa, mentre mio marito si occupava dell’esterno e del garage. Sarò sempre grata e riconoscente a mia sorella e mio cognato, agli amici e ai parenti che sono venuti ad aiutare. Senza di loro non so come avrei fatto.

Simona Morini, Sant'Agata sul Santerno

In vista del primo anniversario della tragedia che ha colpito il nostro territorio, RavennaToday raccoglie e pubblica i ricordi e le testimonianze dei lettori su quanto accadde in quei giorni. I contributi inviati dai lettori devono pervenire in forma scritta, con testi di minimo 1.500 battute, corredati – se possibile – da fotografie o video. L'obiettivo è quello di costruire e mantenere viva una memoria collettiva di quanto successe quel 16 maggio 2023 e nei giorni successivi. Non si accettano contenuti di poche righe o solo foto o video. Per inviare il proprio testo, mandare una e-mail a redazione@romagnaoggi.it

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