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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca Massa Lombarda

Alluvione un anno dopo - "Segni indelebili sulle scarpe infangate che hanno molto da raccontare"

"Dal silenzio alla convulsione, dalla rabbia alla speranza. Sconforto, fatica, abbracci e bicchieri di vino a fine giornata"

Abbandonare l’incoscienza, piedi nudi a terra e rendersi conto che è successo. Ma non è successo, sta succedendo, continua a succedere e succede ancora. È un dramma che non finisce, forse bagnerà anche i miei piedi. Corro verso il terrazzo, guardo. Apocalisse. All’orizzonte plumbeo Huey grigi sorvolano il cielo, tendono le mani, raccolgono la gente aggrappata sui tetti. E’ come una immagine riflessa da uno specchio. Vedo quello che sta accadendo sotto il vorticare incessante, asincrono e crudo delle pale.

Prendo ferie. Metto le scarpe, c’è attesa e impotenza, incatenato fino a venerdì, prima di poter attraversare il posto di blocco, anzi il campo base, allestito a ridosso del passaggio a livello. “Vai con prudenza, c’è ancora molta acqua al curvone di Furini”. Raccolgo un amico all’imbocco del paese; acqua alle ginocchia e braccia alzate che stringono un fagotto di vestiti. Torniamo a casa e aspetto nuovamente. Attesa e impotenza, scarpe strette alla caviglia. Ermes atterra con la moglie Franca a Massa Lombarda, altri arrivano su carri trainati da trattori. Lui è scalzo, gli infilo i calzettoni, cerco delle brandine, gonfio un letto da campeggio, li lascio alle scuole con un bacio.

Sabato, la quiete dopo la tempesta. “Pene tu spargi a larga mano; il duolo spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto…”. Il silenzio è assordante, il fango è come la neve. La neve si scioglie ma il fango resta, muta, si trasforma. Prima ti avvolge, poi si secca ed infine diventa polvere. Brucia in gola, brucia agli occhi, brucia al cuore. Lascia il segno sulle scarpe. Per una, due, tre, quattro, cinque sere si accumula, strato su strato. Strati di intimità spazzata via, di letti divelti, di stoviglie infrante e carte da gioco come coriandoli sulla strada.

“Veniamo a Sant’Agata! Non fanno più passare!”. Taglio da dietro, porto le colleghe da Armanda, nella sua casa, dentro alla sua vita. Si pulisce. “Ce la faremo!”. Dal silenzio alla convulsione, dalla rabbia alla speranza. Sconforto, fatica, abbracci e bicchieri di vino a fine giornata. Scarpe che potranno raccontare, su cui rimarranno segni indelebili come quelli del tempo sul viso di un anziano o sul viso di una azdora intenta a toglier fango da una vecchia pentola: “La vuoi? È ancora nuova!”. Scarpe che torneranno pulite, scarpe che rimarranno pesanti. Come tutta la Roba trascinata via, avranno molto da raccontare.

Pier Giorgio Missiroli, Massa Lombarda

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