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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Alluvione un anno dopo - "Tutti i volontari che ho incontrato dicevano: 'Voi romagnoli siete unici'"

"La cosa che mi ha colpita è che loro stessi si sono emozionati tantissimo a salvare le persone da sopra i tetti e caricandole anche in braccio"

16 maggio 2023, una data che non potrò mai dimenticare. Quella mattina insieme ai colleghi della Pubblica Assistenza di Ravenna, di cui faccio parte come volontaria, siamo partiti alla volta di Faenza come Protezione Civile per dare una mano, siccome le previsioni erano pessime ci dovevamo preparare alle emergenze. Arriviamo al Centro di Coordinamento della Protezione Civile a Faenza e già ci rendiamo conto che sarebbe stata una lunga giornata. Pioveva tanto e l’acqua faceva fatica a defluire e non accennava a migliorare.

Cominciamo a riempire sacchi di iuta, intanto che gli altri volontari già portavano via pompe, idrovore e tutti i mezzi messi a disposizione. Io non avendo abilitazioni particolari per l’emergenza resto in ufficio a dare una mano per l’organizzazione dei volontari. La centrale operativa è un via e vai continuo di gente, telefoni e radio che suonano in continuazione. Il monitor è aperto sulla pagina di controllo del livello dei fiumi dell’Emilia Romagna. I livelli sono abbastanza sotto controllo sul giallo. Dopo poche ore si passa all’arancione e già siamo in grande allerta con grande dispiegamento di forze e mezzi per cercare di fare il possibile perché non succeda un disastro, ma le notizie che ci arrivano dai volontari presenti sugli argini sono veramente allarmanti e quindi si comincia a lasciare le zone critiche per sicurezza.

Nel breve tempo i livelli passano quasi tutti in contemporanea sul colore rosso, noi in centrale non riuscivamo a capire cosa stesse succedendo. I telefoni le radio sono bollenti e continuano a suonare con richieste di interventi urgenti, argini che si stanno rompendo, acqua che sale, le strade che si allagano, la gente non sa cosa fare. Poi ad un certo punto arriva la notizia che una zona di Faenza è sotto 9 metri di acqua… Silenzio. Noi che cerchiamo di capire come fosse possibile. 9 metri sono 3 piani di un condominio. Ormai è tardi per noi e dobbiamo lasciare immediatamente la zona per tornare a Ravenna e con il pensiero a ciò che stava succedendo. Silenzio e panico è ciò che si respira.

Sono arrivata a casa alle 21.30 molto stanca per la giornata lunga ed impegnativa, provata psicologicamente e mi sciolgo in un pianto pieno di angoscia, tristezza, rabbia per l’impotenza. Il giorno seguente alle 8 sono ancora al Coordinamento a Faenza, c’è un gran fermento e preoccupazione ed incontro alcuni volontari di Faenza e gli chiedo cosa facessero lì. La risposta è stata: non abbiamo più una casa ma almeno possiamo essere di aiuto. Ho ancora i brividi al pensiero.

I giorni che si susseguono mi hanno messa alla duramente alla prova, non avrei mai immaginato di vivere un disastro di queste dimensioni. Sono contenta di aver dato una mano, ho dato disponibilità dove c’era bisogno. Mi sono trovata a fare di tutto, dall’accoglienza al pala Costa cercando di dare un po' di sollievo alle persone, in mensa a Forlì a dare da mangiare ai 600 volontari arrivati da tutte le parti di Italia, spalare fango, recuperare documenti storici dall’archivio del Comune di Castel Bolognese. Ho fatto ciò che potevo. Il mio ultimo servizio è stato il 28 giugno, anche se c’era ancora tanto da fare. In certe situazioni ho preso la forza dalle persone stesse che avevano bisogno, mi hanno aiutata perché io stessa non sapevo come fare ad affrontare tanto dolore, nel vedere tutta la devastazione che l’acqua aveva portato.

Il Romagnolo non molla mai e l’abbiamo visto tutti, la gente non voleva lasciare nemmeno la casa, aveva sempre un sorriso stampato in faccia, prendendo le cose con filosofia: finché c’è vita c’è speranza. Ho imparato tantissimo da questa esperienza, ho avuto la fortuna di non subire danni e di poter aiutare gli altri. Ho conosciuto persone meravigliose con cui sono ancora in contatto. Ho visto cos’è capace di fare il volontariato e la voglia di aiutare, tutti insieme siamo una potenza. Grazie a chi ci ha organizzato e diretto che non ha dormito per giorni e giorni, non è nemmeno tornato a casa perché forse una casa non ce l’aveva più. Abbiamo lavorato tantissimo non sapevamo nemmeno noi dove avessimo preso la forza, ma sapevamo solo che dovevamo dare il massimo per aiutare la gente. Abbiamo coperto turni di 12-14 ore per giorni e giorni.

Quando la memoria va a quei giorni il mio cuore sobbalza ed inevitabilmente mi emoziono. In mezzo a tutto quel dolore e disperazione abbiamo anche vissuto momenti di socialità e divertenti aneddoti. Ho raccolto varie testimonianze, tra cui quelle del corpo degli incursori delle Marina Militare che hanno alloggiato per una settimana al Pala Costa e che tutti hanno detto di non aver mai visto una cosa del genere, detto da loro che vengono inviati a fare missioni di tutti i tipi. La cosa che mi ha colpita è che loro stessi si sono emozionati tantissimo a salvare le persone da sopra i tetti e caricandole anche in braccio. Tutti i volontari provenienti da tutte le parti d’Italia che ho incontrato nei vari interventi hanno detto la stessa cosa: voi Romagnoli siete unici. Forza Romagna! Le ferite sono ancora profonde, c’è ancora gente fuori casa e chissà se potrà mai tornarci. Tanto è stato fatto ma c’è ancora da fare a distanza di un anno.

Stefania Pirazzini, Ravenna

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