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Il direttore sanitario Ausl: "Allargheremo il pronto soccorso di 4000 metri quadri, ci prepareremo all'imprevedibile"

"Le parole chiave sono ampi spazi e flessibilità: dobbiamo poter separare gli ambiti per essere pronti anche a eventi critici che non possiamo prevedere"

Ottavo appuntamento con le dirette Facebook del sindaco Michele de Pascale per confrontarsi sui temi della sanità e dell'emergenza Covid, dopo l'intervento del direttore generale dell'Ausl Romagna Tiziano Carradori in consiglio comunale, che ha annunciato tante importanti novità per la sanità ravennate. Mercoledì ospite dell'intervista è stato Mattia Altini, direttore sanitario dell'Ausl Romagna.

L'impatto della pandemia sugli ospedali

"La Romagna si è classificata 'meno peggio' rispetto all'Emilia e alla nazione - spiega Altini - La pandemia ha esercitato una pressione importante sugli ospedali, ma non ci ha mai messo nelle condizioni di un'emergenza talmente rilevante da ridurre la missione della sanità pubblica, che è quella di rispondere ai bisogni dei cittadini a 360 gradi; bisogni che non possono essere tralasciati per concentrarsi solo sull'attività Covid, anche perchè paradossalmente questo porterebbe ad avere un impatto sulla salute molto più rilevante di quello che viene percepito oggi con la pandemia. Gli ospedali romagnoli sono grandi e solidi perchè hanno storie importanti: quelle di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini sono 4 strutture polispecialistiche, che hanno avuto un impatto sul ricovero intorno ai 170-200 ricoveri per territorio. Per il ravennate, però, c'è stato un leggero aumento fino ai 230 ricoveri complessivamente tra Ravenna, Lugo e Faenza. 580 ricoveri per l'intera Romagna su 4200 posti letto è sicuramente un impegno importantissimo, ma è stato governato grazie a un lavoro fatto sul territorio. Oggi è diventata un'emergenza la capacità di tenere fuori dall'ospedale i nostri cittadini: una gran parte della nostra cronicità deve trovare degli ambiti intermedi, con un grande impegno su Case della Salute e medici di base. La Romagna sta reagendo bene e abbiamo davanti una traiettoria importante per il futuro".

Vaccini anticovid: a che punto siamo?

Il sindaco ha introdotto il tema vaccini ricordando quanto successo a Forlì, dove 800 dosi di vaccino sono andate perse per un guasto al congelatore ospedaliero. "E' stato spiacevolissimo - spiega il direttore sanitario - si è trattato di un errore umano, che sarà indagato, ma un errore rimane un errore. Questa cosa, però, ha un po' oscurato un lavoro straordinario fatto dalla Romagna, se pensate che a oggi abbiamo somministrato 28mila vaccini (9200 nel ravennate), di cui 4400 a ospiti delle Cra e 1600 ai loro operatori. La macchina sta andando avanti molto bene, anche se abbiamo qualche incertezza rispetto al panorama nazionale sull'approvvigionamento dei vaccini. Abbiamo avuto un'adesione molto alta degli operatori sanitari, attorno all'80%. L'effetto sarà quello di avere una minor penetrazione del virus nei nostri territori".

De Pascale tocca poi il tema dell'importante dei vaccini agli anziani: "Il 92% dei decessi Covid nella nostra provincia ha più di 70 anni. Il 74% più di 80 anni. E' chiaro che ogni morto è un fatto gravissimo, però noi dobbiamo prendere una decisione - puntualizza il sindaco - Il Coronavirus per queste persone è un pericolo immenso: si parla di dare priorità ai vaccini per gli operatori delle scuole, per le forze dell'ordine... Tutto giusto, però penso che dobbiamo dare priorità assoluta agli over 80, poi agli over 70, dobbiamo darci un ordine di priorità guardando ai dati scientifici. Invito anche a tenere in considerazione i vaccini per tutte le prestazioni sanitarie in generale".

Oncologia: quali sono le prospettive?

L'emergenza Covid ha frenato le visite specialistiche, gli screening e gli interventi chirurgici, con il rischio di causare un aumento delle patologie tumorali già in fase avanzata. "All'Irst nella prima ondata abbiamo fatto di tutto per non dilazionare gli interventi sui nostri malati - spiega Altini - L'intera Romagna anche nella prima ondata ha preso in carico i malati tumorali senza 'curarsi troppo' di quello che accadeva intorno. Questi pazienti rischiano molto di più di essere contagiati, per cui è stata molto importante la sicurezza dei luoghi facendo uno screening preventivo per evitare contagi. Siamo la sesta azienda sanitaria più grande d'Italia, con una componente professionale qualificatissima: siamo talmente grandi che da novembre a oggi abbiamo avuto al massimo 44 posti letto in terapia intensiva occupati su 100, e questo perchè abbiamo lavorato in rete. Se avevamo un problema a Faenza potevamo contare su Ravenna, se avevamo un problema su Ravenna potevamo contare su Forlì, etc. Questa rete di competenze ci ha reso più forti: non abbiamo perso niente delle 4 aziende, ma abbiamo guadagnato una dimensione che nessun altro ha. E per l'oncologia questa è la chiave del successo di un Irccs che, altrimenti, rischierebbe di essere molto meno competitivo sulla ricerca, e quindi anche di avere chance terapeutiche innovative inferiori".

Una bella notizia annunciata dal sindaco è che, una volta finita l'emergenza, "qualsiasi cittadino potrà rivolgersi all'oncologia di Ravenna, Faenza o Lugo sapendo che c'è una rete di professionisti in cui il più esperto per curare la sua specificità che c'è in Romagna sarà della partita. Non si dovrà più girare, ma sarà la grande rete che si farà carico delle persone - spiega de Pascale - L'unica strategia per raggiungere questi obiettivi è stare insieme: la Romagna potrebbe essere davvero un laboratorio di sanità pubblica tra i più interessanti del Paese".

Pronto soccorso: previsto un allargamento di 4000 metri quadri

Passando poi al tema caldo del pronto soccorso, molto criticato nell'ultimo periodo a causa degli affollamenti che vi si sono verificati, il direttore sanitario precisa: "Io ho trovato un grande ospedale di Ravenna, una qualificata componente professionale. Ma l'ospedale è come una grande orchestra: non possiamo immaginare che questi grandi professionisti non si sentano corresponsabili dell'autocoscienza di quell'oggetto così complesso. Il fatto che il pronto soccorso sia in difficoltà per ragioni pandemiche e strutturali significa che tutta la componente dell'ospedale deve sentire questa corresponsabilità e tutta deve sentirsi chiamata in campo per risolvere il problema. Noi abbiamo attuato quella che era la cosa più fattibile in tempi brevi: sono stati resi disponibili spazi e letti aggiuntivi all'area di pronto soccorso, con due nuove aree (l'ex rianimazione e il day hospital polifunzionale) nelle quali abbiamo ricavato 24 posti letto aggiuntivi. A ciò abbiamo aggiunto un modello organizzativo, ovvero usare quegli spazi come un polmone, un luogo d'attesa. Oltre a questo c'è stata la presa di coscienza di tutto l'ospedale, che oggi sta garantendo il turno nell'osservazione breve-intensiva. Il progetto è quello di aumentare gli spazi del pronto soccorso di 4000 metri quadri, ma questa pianificazione già finanziata e già cantierabile necessita di tre anni per essere realizzata. Le parole chiave sono ampi spazi e flessibilità: dobbiamo poter separare gli ambiti per essere pronti anche a eventi critici che non possiamo prevedere (come una pandemia appunto, ndr). Dobbiamo anche trovare dei setting intermedi che permettano di alleggerire il carico di lavoro dell'ospedale".

"Contemporaneamente - prosegue Altini - è stata divisa la Medicina interna da 170 posti letto, in passato la più grande dell'Emilia-Romagna. Abbiamo diviso le due Medicine dando loro due vocazioni diverse: una è dedicata al supporto del pronto soccorso, con l'idea di specializzarla nell'assorbire i bisogni dello stesso; l'altra è stata proiettata verso l'esterno dell'ospedale, con i temi della fragilità e dell'invecchiamento. Abbiamo una curva di denatalità importante e un numero di anziani molto rilevante, che hanno una grande aspettativa di vita ma un peggioramento della qualità di vita negli ultimi anni. Vuol dire che viviamo tanto, ma gli ultimi anni di vita sono in peggiori condizioni, e noi vogliamo rispondere a questo problema. Su questo c'è una grande idea che vorremmo presentare nel futuro sulla specializzazione nell'ambito geriatrico... Si stanno unendo le forze di alcuni professionisti che potrebbero costruire una bellissima risposta olistica, fino a pensare anche alla parte chirurgica e oncologica, con indirizzo geriatrico, perchè teniamo tanto alla vita dei nostri anziani".

Ritardo dei vaccini Pfizer: quali conseguenze?

Sul ritardo nell'arrivo delle dosi vaccinali, Altini rassicura: "In realtà non c'è un ritardo rispetto alla dinamica programmata all'inizio, ma a un certo punto c'era una tale disponibilità di vaccini che abbiamo accelerato tantissimo, con 2200 somministrazioni al giorno, rischiando anche che qualcosa andasse storto. Ora, sempre che la fornitura si sia abbassata a un livello estremamente inferiore, abbiamo semplicemente 'stressato meno la macchina', tanto che a breve concluderemo la seconda dose agli operatori e agli ospiti delle cra, poi ci proietteremo agli ultraottantenni".

LE ALTRE DIRETTE

PUNTATA 1 - Pochi medici e ospedali in tilt, il direttore Ausl: "Dobbiamo assumere i 'camici grigi'"

PUNTATA 2 - La direttrice della Sanità pubblica: "Solo se si vaccineranno in tanti si interromperà la pandemia"

PUNTATA 3 - Mazzoni: "Impensabili i cenoni di Natale. Anche col vaccino dovremo rispettare delle regole"

PUNTATA 4 - Coronavirus e terapia intensiva: "Gli effetti rimangono molto a lungo". Vaccino? "Bisogna fidarsi"

PUNTATA 5 - Fusari: "In terapia intensiva anche pazienti giovani. Il vaccino? Non sappiamo la durata"

PUNTATA 6 - Il primario di pediatria: "I bambini per ora non saranno vaccinati"

PUNTATA 7 - Angelini: "Il vaccino è la luce in fondo al tunnel, ma il tunnel è ancora molto lungo"

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