Da 13 anni salvano animali, ora lanciano l'allarme: "Se il Comune non ci ascolta dovremo chiudere"

A lanciare l'allarme è Massimo Marendon, presidente dell'associazione zoofila no-profit 'Amici degli animali', che dal 2007 si occupa di primo soccorso, recupero, trasporto e custodia di animali

"Se il Comune non ci ascolta, a novembre saremo costretti a chiudere": a lanciare l'allarme è Massimo Marendon, presidente dell'associazione zoofila no-profit ravennate 'Amici degli animali', che dal 2007 si occupa di primo soccorso, recupero, trasporto e custodia di animali domestici, zootecnici e selvatici vaganti, feriti o bisognosi. L'associazione, fondata da ex Vigili del fuoco in pensione e che conta attualmente circa 12 volontari operativi - più i tanti che danno supporto in altre forme - è attiva non solo nella provincia di Ravenna, ma anche in quelle di Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, oltre ad aver sviluppato un rapporto di collaborazione con la gestione dei canili municipali di quasi tutto il ravennate.

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I volontari svolgono un'attività davvero importante: attivi 24 ore su 24, effettuano circa 2500-3000 interventi l'anno, per un totale di oltre 25mila ore di volontariato. Intervengono su richiesta dei cittadini o delle forze dell'ordine, assicurando gli animali alle cure dei veterinari, degli enti preposti o riconsegnandoli nel caso ai proprietari. Per svolgere questo servizio sono dotati di alcuni speciali furgoni attrezzati allo scopo e di due ambulanze veterinarie, oltre a barelle, museruole, gabbie, una gru e uno staff di veterinari. Eppure, nonostante l'importanza di questo servizio, ora l'associazione rischia di non poter più continuare a operare.

"Ci serve un nuovo spazio, e se il Comune continua a non ascoltarci a novembre chiudiamo baracca e burattini", spiega amareggiato il presidente Marendon. Il problema è quello di trovare una nuova struttura per le attività dell'associazione: "A novembre scadrà la convenzione per il luogo di proprietà comunale dove ci troviamo da cinque anni, a Ca' Ponticelle, e non sono previste proroghe. A febbraio abbiamo inviato una mail a sindaco, assessore regionale e a tutti gli enti preposti per cercare di trovare una soluzione e un nuovo spazio, ma non hanno trovato alternative. Così ci siamo mossi autonomamente e abbiamo partecipato a un bando, aggiudicandocelo, per un terreno da 25 ettari a Ca' Giansanti, a Fosso Ghiaia (tra l'altro proprio dove ci sono i daini, così potremmo risolvere anche quel problema). Lì per 50 anni è stata allevata fauna selvatica come fagiani e lepri, per cui ci sono già delle attrezzature - certo, un po' vetuste, ma è pur sempre qualcosa. Ma al Comune questa scelta non piace: dicono che non è una zona vocata, che ci sono dei vincoli. Ma nel bando c'è scritto che in quella zona devono starci animali selvatici, anche se allevati; e allora perchè non possiamo fare lì un centro per recupero e soccorso degli animali selvatici?".

La sede attuale
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Ciò che chiede l'associazione al Comune è che, almeno, venga data loro un'alternativa. "Il nostro nucleo fondativo è formato da ex pompieri in pensione, sappiamo bene cosa significa fare un servizio per la collettività - conclude Marendon - Del resto noi siamo tutti pensionati: se non ci aiutano, chiudiamo e buonanotte. Abbiamo fatto vari incontri con gli assessori, siamo disponibili a contrattare: ma ormai novembre è vicino e noi ancora non abbiamo ricevuto una risposta. Chiediamo solo un posto dove stare: siamo una sorta di 118 degli animali, siamo riusciti a mettere in moto un sistema virtuoso e siamo anche un presidio sanitario, dal momento che raccogliamo le carcasse degli animali morti e le portiamo all'Istituto zooprofilattico per farli analizzare. Non credo che la nostra sia un'esperienza da buttare".

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