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Ancisi (LpR): "La moschea non ha sforato i limiti per il rumore"

"Le cause del "disturbo" provocato dalla moschea delle Bassette in occasione della celebrazione per il termine del Ramadan non sono addebitabili ad alcuna violazione delle norme di legge sulle emissioni sonore"

“Le cause del “disturbo” provocato dalla moschea delle Bassette in occasione della celebrazione per il termine del Ramadan non sono addebitabili ad alcuna violazione delle norme di legge sulle emissioni sonore. Lo si desume facilmente consultando, la disciplina delle attività rumorose sul sito del Comune”: lo rileva Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna.

Ancisi spiega che il regolamento “si applica automaticamente a tutte le zone del territorio comunale, articolate nelle seguenti sei classi: 1) aree particolarmente protette; 2) aree prevalentemente residenziali; 3) aree di tipo misto; 4) aree di intensa attività umana; 5) aree prevalentemente industriali; 6) aree esclusivamente industriali. Per ciascuna sono imposti, da un decreto ministeriale, limiti massimi di immissioni sonore all’esterno del sito di produzione via via crescenti, fino al massimo di 70 decibel in orario giornaliero (dalle 6 alle 22) per le ultime due classi (in orario notturno, 60 per la quinta e ancora 70 per la sesta). Il fatto è che le Bassette sono ovviamente comprese, per loro natura, nella quinta classe. È praticamente impossibile che le preghiere diffuse con l’altoparlante, anche se a porte aperte, possano neppure avvicinarsi al limite dei 70 decibel, lo stesso delle zone esclusivamente industriali. Ho verificato anche che nessuna segnalazione è pervenuta al riguardo presso la Polizia municipale”.

Continua Alcisi: “Il problema della compatibilità della moschea con gli insediamenti produttivi circostanti si riconducono, quindi, alla decisione assunta nel 2007 dalla maggioranza politica che governa il nostro Comune di variare la destinazione urbanistica delle Bassette allo scopo di inserirvi, in un’area di 38.000 metri quadrati, la seconda moschea più grande d’Italia. L’edificio è capace nominalmente di contenere 700 fedeli, ma in realtà attrae, come nel caso in questione, un numero maggiore di musulmani praticanti, residenti non solo a Ravenna, ma in un bacino almeno romagnolo, che devono perciò partecipare ai riti dall’esterno. Siccome tale decisione è stata viziata perché compiuta senza consentire ai cittadini di conoscerla e di poter esprimere in merito le proprie osservazioni, Lista per Ravenna presentò formalmente il 22 gennaio 2010 al Ministro dell’Interno (all’epoca Maroni), attraverso il Prefetto di Ravenna, una richiesta di annullamento della variante urbanistica, motivata sulla base delle varie illegittimità riscontrate. Non abbiamo neanche ricevuto risposta. Lanciammo inoltre una proposta di referendum che consentisse, per lo meno, ai cittadini di Ravenna di esprimere al governo della città la propria opinione. Richiesta bocciata dopo un lungo ed estenuante ostruzionismo”.

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