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Cronaca

Ancisi (LpRa): "Comune sprecone sui costi generali"

Il quotidiano Sole-24 Ore ha preso in esame i dati della COPAFF sugli 88 Comuni capoluoghi di provincia delle regioni a statuto ordinario, ricavandone una graduatoria da cui risulta che, a fronte dei 47 enti virtuosi, quelli "spreconi" sono 40, tra cui Ravenna

Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, mette nel mirino i costi generali del Comune, in risposta alle proteste del municipio per il blocco degli investimenti dovuto al Patto di Stabilità: “A proposito di tagli dei servizi, praticati o minacciati dal Comune di Ravenna, per colpa - dicono - del Patto di Stabilità, della Spending Review , ecc., abbiamo ora la prova certificata, inattaccabile, che il primo taglio da fare, senza toccare nessuna prestazione rivolta ai cittadini, sarebbe sui costi dell’apparato amministrativo e burocratico, cioè dei “servizi generali”: gestione delle entrate, servizi tecnici, anagrafe, stato civile, statistica, ecc.: costi pari in Italia a 8,8 miliardi l’anno, che rappresentano il 27 per cento della spesa dei Comuni per le proprie “funzioni fondamentali”, cioè obbligatorie ovunque”.

Dice Ancisi: “I prezzi giusti per il funzionamento della burocrazia municipale, riferiti ai bilanci del 2009, sono stati approvati il 20 dicembre scorso dalla COPAFF, la Commissione paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale, istituita con la legge n. 42 del 2009. Tale commissione, supportata dalla SOSE (società del ministero dell'Economia e della Banca d’Italia che elabora gli studi di settore) e dall'IFEL (l’Istituto per la finanza e l'economia locale dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), ha analizzato al microscopio le spese di tutti i Comuni, valutando una montagna di dati riguardanti le caratteristiche di ognuno e del rispettivo territorio in rapporto alla quantità dei servizi effettivamente offerti. L’obiettivo è di stabilire i cosiddetti fabbisogni standard, utili per calcolare, quando le regole del federalismo fiscale saranno applicate, il livello dei finanziamenti da garantire ai singoli Comuni da parte dello Stato, castigando quelli che spendono troppo e premiando quelli che spendono il giusto”.

Il quotidiano Sole-24 Ore ha preso in esame i dati della COPAFF sugli 88 Comuni capoluoghi di provincia delle regioni a statuto ordinario, ricavandone una graduatoria da cui risulta che, a fronte dei 47 enti virtuosi, quelli “spreconi” sono 40. Vercelli sta in mezzo, essendo quello in cui la spesa per i servizi generali corrisponde esattamente al “fabbisogno standard” calcolato dalla COPAFF. Ravenna lo precede immediatamente dalla parte degli “spreconi”, terzo dopo Rimini e Bologna in Emilia-Romagna, mentre gli altri figurano tra i virtuosi (in ordine di maggiore morigeratezza: Modena, Parma, Cesena-Forlì-Piacenza, Ferrara e Reggio Emilia)”.

“È pari esattamente ad un milione e mezzo di euro lo spreco addebitato alla burocrazia del Comune di Ravenna, a dimostrazione che, in conseguenza dell’imperativo di comprimere i livelli dissennati di spesa pubblica del Paese, principali responsabili della grande crisi economica in cui versa l’Italia, il Comune di Ravenna, anziché tagliare i servizi, dovrebbe tagliare i propri sprechi”, conclude Alvaro Ancisi.

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