rotate-mobile
Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Anziani maltrattati, la denuncia: "La struttura non doveva essere in funzione da due anni"

E' quanto afferma nella sua interrogazione il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi in merito alla casa di riposo per anziani di Sant'Alberto posto sotto sequestro

"Quella casa di riposo non sarebbe più dovuta essere in funzione da quasi due anni". E' quanto afferma nella sua interrogazione il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi in merito alla casa di riposo per anziani di Sant'Alberto posto sotto sequestro dopo le accuse mosse dai Nas che avrebbero scoperto che sulle anziane ospiti venivano perpetrate violenze di vario genere. "Sarebbe bastato applicare il regolamento del Comune di Ravenna a impedire ciò, quando il blitz notturno dei Nas vi ha posto fine", spiega Ancisi, che vuole entrare nel merito non tanto delle possibili responsabilità penali a  carico di chi gestiva la struttura (delle quali si sta già occupando la Magistratura), quanto di quelle amministrative-pubblich. "Quando la casa famiglia 'Oscar e Patrizia' è entrata in servizio, vigeva solo la normativa regionale. È bastato dunque al titolare consegnare al sindaco, il 25 settembre 2014, una semplice comunicazione di avvio attività, indicando come “numero e qualifiche del personale”, oltre a se stesso, il “padre volontario” e “una oss” (operatrice socio-sanitaria)".

Il 19 aprile 2016, quando è entrato in vigore lo specifico regolamento comunale, è stata però introdotta una serie di adempimenti e requisiti a cui le case famiglia già attive avrebbero dovuto adeguarsi entro 180 giorni. "Il 1 maggio 2017, dal momento che dopo numerose sollecitazioni la struttura di Sant'Alberto non aveva adempiuto a consegnare i documenti, è stata diffidata dal Comune a provvedervi - continua il consigliere d'opposizione -  Ma il 23 agosto, come spiegato in consiglio comunale, non l’aveva ancora fatto".

La prima ispezione del 13 dicembre 2017

"Il 13 dicembre una pattuglia della Polizia municipale, con la collaborazione di un tecnico dell’igiene pubblica dell’Ausl, fece un’ispezione alla struttura, in relazione a cui si è letto che “tutto era a norma” - spiega Ancisi - L’ispezione aveva però accertato la mancanza del documento di valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, del manuale di autocontrollo per l’igiene degli alimenti, del manuale per la prevenzione e il controllo della legionellosi. Riguardo alla salute e al benessere delle ospiti, era stata inoltre constatata la mancanza sia delle cartelle contenenti la documentazione sanitaria di ogni ospite, sia dei piani di assistenza individuale (Pai), indispensabili per l’assistenza e la cura delle persone. Ciò ha anche impedito agli ispettori di accertare se l’Unità di Valutazione Geriatrica (Uvs) avesse valutato, per ogni ospite, il possesso dei requisiti di salute richiesti. Il regolamento stabilisce che in “assenza di uno o più requisiti…il Comune diffida il legale rappresentante a provvedere al necessario adeguamento entro il termine stabilito nell’atto di diffida”, l’inosservanza del quale “comporta la sospensione delle attività”. Tuttavia, la diffida non è stata fatta".

La seconda ispezione del 23 marzo 2018

"Quelle mancanze, registrate nel verbale del sopralluogo, non sono mai state superate, come ha dimostrato la successiva ispezione compiuta dai Nas con personale sanitario dell’Ausl e del Servizio sociale del Comune il 23 marzo 2018 (tre giorni prima del blitz notturno dei Nas stessi) - aggiunge Ancisi, secondo cui l'ispezione ne avrebbe accertato altre, anche più gravi - Mi soffermo sull’assenza della “Carta dei servizi”, da fornire obbligatoriamente agli utenti e ai loro familiari al momento dell’ingresso, nella quale devono essere definiti i servizi e le prestazioni a cui essi hanno diritto, nonché le qualifiche e funzioni degli operatori e l’articolazione della loro presenza in servizio. Mancava anche la tabella, da esporre obbligatoriamente, con i turni settimanali dei lavoratori. Il regolamento, affermando che le condizioni imposte per il personale sono necessarie a “garantire il benessere degli ospiti”, ne stabilisce la presenza “in numero adeguato a coprire i turni stabiliti dalla struttura nell’arco delle 24 ore, in possesso di idonea qualifica professionale ovvero di curriculum comprensivo di un’esperienza lavorativa presso strutture sociosanitarie/socio-assistenziali o comunque nell’ambito dell’assistenza a persone anziane non autosufficienti”, richiedendo l’“individuazione di un coordinatore responsabile del servizi”. Le condizioni del personale non sono mai state rispettate, né mai controllate d’ufficio. Secondo l’articolo 7.5 del regolamento, “l’accertamento di comprovate gravi carenze che possono pregiudicare la sicurezza degli ospiti comporta la sospensione dell’attività”. Dunque, sarebbe bastato compiere questo controllo perché, dopo l’approvazione del regolamento comunale due anni fa, il Comune di Ravenna disponesse la sospensione della casa famiglia, evitando sofferenze ulteriori a persone anziane deboli o debilitate e alle loro famiglie".

Ancisi insiste sul regolamento comunale: "Quando il regolamento entrò in vigore, il primo pezzo di carta che il Comune avrebbe dovuto prendere in considerazione per tutte le case famiglia esistenti avrebbe dovuto essere la comunicazione di Avvio Attività, grazie a cui verificare se “numero e qualifiche del personale” rispettassero i requisiti introdotti, elemento base per giustificare il proseguimento dell’attività. La comunicazione della struttura di Sant'Alberto costituiva già un campanello d’allarme, già solo per il fatto che una sola oss non poteva bastare a coprire le 24 ore per 365 giorni l'anno. Nondimeno, ci sono voluti 19 mesi perché qualcuno se ne occupasse: e anche in questo caso l’unico “personale” di cui è stata accertata la presenza è stata la dipendente dalla casa famiglia con un contratto di quattro ore giornaliere. Tre mesi dopo sono stati i Nas ad accorgersi invece della totale assenza di personale qualificato a norma di regolamento e di un coordinatore responsabile dei servizi, avendo essi accertato che l’oss non era inserita nell’organizzazione dei turni".

Da qui il consigliere chiede al sindaco Michele De Pascale "come valuta l’operato dei servizi e se intende approfondirne il metodo e la qualità al fine di accertare cause e responsabilità delle carenze dimostrate; se, in ragione di tale esperienza, intende disporre accertamenti su eventuali altre case famiglia di cui non sia stata accertata la rispondenza del “numero e qualifiche del personale”, almeno sostanziale, ai requisiti richiesti dal regolamento; in ogni caso, avendo rilevato come i servizi interessati, per le diverse funzioni, alla corretta gestione delle case famiglia sembrino operare a scompartimenti stagni, se condivide l’esigenza di istituirne un coordinamento operativo, adeguatamente strutturato, per far fronte sinergicamente ad ogni incombenza pubblica nel settore delle strutture di accoglienza con finalità sociali e sanitarie".

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Anziani maltrattati, la denuncia: "La struttura non doveva essere in funzione da due anni"

RavennaToday è in caricamento