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Appello di Ancisi a prefetto e sindaco: "Far tornare lecita l'attività sociale negli orti per anziani"

“E' necessario consentire il lavoro nei piccoli orti sociali, perché non è vero che lo vieti la legge”: a prendere la posizione, in una lettera a sindaco e prefetto, è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna

“E' necessario consentire il lavoro nei piccoli orti sociali, perché non è vero che lo vieti la legge”: a prendere la posizione, in una lettera a sindaco e prefetto, è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna. Attualmente, ricorda Ancisi, vige il “divieto imposto nel comune di Ravenna alle persone, generalmente anziane o comunque hobbisti, di recarsi nel proprio piccolo orto destinato all’autoconsumo, onde svolgervi le indispensabili attività di coltura e di manutenzione, e talvolta per accudire e provvedere all’alimentazione di propri animali da cortile”.

“Ne ho già accennato al comandante della Polizia locale. Questi orti sono di proprietà privata o ad uso privato. Parlo, ad esempio, delle centinaia di orti comunali assegnati in concessione agli anziani e di almeno 150 situati nei terreni agricoli di Porto Fuori; ma ce ne sono tantissimi in città e nelle frazioni, regolarmente insediati e condotti. Possiamo definirli sociali tutti, non avendo finalità commerciali – sempre Ancisi -. Non c’è alcuna disposizione normativa di contrasto alla diffusione del Covid-19 che giustifichi i controlli serrati e gli avvertimenti di pesanti sanzioni rivolti agli ortisti che si recano a lavorare il loro piccolo orto. Ne riceviamo continue angosciate segnalazioni”.

Sempre Ancisi: “Tutti, se non siamo in quarantena o positivi al virus, possiamo uscire dalla nostra abitazione, restando all’interno del nostro comune (estraggo dal Decreto del Presidente dei Consiglio dei Ministri 10 aprile 2020 e dall’ordinanza del presidente della Regione Emilia-Romagna 11 aprile), purché sia per ragioni di salute, di lavoro o per situazioni di necessità, come l’acquisto degli alimenti e la produzione in proprio di cibo per l’autoconsumo;  evitando ogni forma di assembramento e osserviamo la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;
non svolgiamo attività ludica o ricreativa, quale non è lavorare un orto; osservando la regola di stare in vicinanza della nostra abitazione che ci è imposta solo se facciamo attività motoria o se conduciamo l’animale di compagnia all’aperto per le sue esigenze fisiologiche; non ccendendo a a “parchi, ville, aree gioco e giardini pubblici” (così vieta il decreto) a cui è impossibile, oltreché illogico, assimilare degli orti, oltretutto privati; non svolgendo attività industriali o commerciali sospese dal decreto per questioni di sicurezza: attività comunque estranee ai piccoli orti gestiti per l’autoconsumo, non in regime di impresa”.

Conclude Ancisi: “Sono dunque a chiedere di operare, secondo le rispettive competenze, affinché le forze dell’ordine attive localmente vengano indirizzate a ritenere lecito lo svolgimento di attività lavorative su superfici agricole di limitate dimensioni (alias piccoli orti) adibite a produzioni per autoconsumo, seppure non adiacenti ad alcuna propria abitazione, suggerendo se mai la percorrenza più breve. I controlli dovranno comunque applicarsi all’osservanza delle prescrizioni di legge sommariamente indicate qui sopra”.

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