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Il dramma di artisti e tecnici dello spettacolo: "Ci sono intere famiglie senza stipendio"

I professionisti dell'intrattenimento sono stati i primi a fermarsi a causa del Coronavirus. Ma senza misure di sostegno c'è il rischio che molte aziende e lavoratori finiscano sul lastrico

La devastazione economica portata dall'emergenza Coronavirus si è abbattuta in maniera feroce su vari settori lavorativi, ma probabilmente uno dei primi ad affrontare divieti e chiusure è stato quello degli eventi e degli spettacoli. Concerti, balli, feste e opere teatrali sono state tra le prime manifestazioni a essere bloccate proprio per evitare i grandi assembramenti di persone e, a oggi, tutto sembra indicare che si tratterà dell'ultimo settore a riprendere l'attività. Tutta questa situazione influisce inevitabilmente su artisti, tecnici e produttori: tutti i mondi professionali coinvolti nella creazione degli eventi di intrattenimento sono fermi e in crisi economica. A tutto questo si va ad aggiungere un certo "disinteresse" istituzionale che vede gran parte di questi lavoratori dello spettacolo esclusi dalle misure di sostegno.

A descriverci questo desolante panorama è Stefano Bandoli, musicista, maestro di ballo e produttore musicale che ha avviato un'iniziativa nazionale per favorire la nascita di un'associazione di categoria per il mondo dello spettacolo, una campagna iniziata in aprile su Facebook.  Quello della pagina 'Nuova Associazione di Categoria Musica e Danza' è uno spazio in cui chiunque può esprimere la propria proposta per aiutare il mondo dello spettacolo. "Già nei primi decreti del Governo si parlava di sostegni economici ma i musicisti non erano tra le categorie sostenute - spiega Bandoli - Ora in molti ci stiamo muovendo per ottenere ascolto dalle autorità. Lo scopo è tutelare tutti i lavoratori dello spettacolo, ma non solo adesso, anche per il futuro. Questo non è solo un divertimento, è un lavoro, Paghiamo le tasse come gli altri".

Tutto il settore dello spettacolo "non viene sostenuto, - prosegue Bandoli - musicisti e ballerini, ma anche scuole di musica, service, fonici e tecnici luci. Tutte queste figure non sono tutelate proprio per la mancanza di un'associazione di categoria. Nessuno ci ha mai tutelato, non abbiamo un sindacato, nessuno che porti avanti le nostre proposte".

Le discoteche romagnole costrette a reinventarsi

Il mondo degli artisti

A svelare il drammatico momento del settore degli intrattenimenti anche Mirco Gramellini, musicista forlivese, molto conosciuto su tutto il territorio romagnolo. "La situazione non è bella - ammette l'artista -. Da metà febbraio siamo completamente fermi e non abbiamo tutele, siamo stati dimenticati. A noi non sono arrivati contributi, pare che non ci spettino".

Così come tutti gli altri musicisti e band del territorio, anche Mirco Gramellini insieme alla sua orchestra ha dovuto annullare varie date a causa della chiusura forzata dal Coronavirus. "Noi chiediamo di essere tutelati come le altre categorie - afferma Gramellini -. C'è bisogno di essere ascoltare. Chiediamo un aiuto per sopportare questi mesi di ferma: non chiediamo di farci ripartire subito, perché comprendo che non si possa, però ci sono tante famiglie che non mangiano in questo periodo".

Il mondo dei tecnici

Il mondo dello spettacolo è popolato anche da un insieme di figure che lavorano fuori dalle quinte, dietro il palcoscenico ma comunque indispensabili per la resa finale dello spettacolo. Stiamo parlando di tecnici audio, luci e video, che mettono a disposizione le proprie attrezzature e la propria abilità a servizio di concerti, piece teatrali, feste, balli e molto altro. Romagna Sound, azienda con sede a Russi è attiva da anni in questo settore collaborando con sagre, teatri e discoteche, sta soffrendo ora, proprio come gli artisti, la crisi del settore.

"Siamo quasi completamente fermi, visto che non si possono svolgere eventi - racconta Mirco Dal Re, titolare di Romagna Sound - Siamo bloccati dal 24 febbraio, proprio quel giorno avevamo le semifinali del Pavone d'Oro a Faenza, ma abbiamo dovuto annullare tutto a causa delle prime ordinanze". L'imprenditore ci spiega le difficoltà della sua azienda e dei suoi collaboratori in questi mesi di pausa forzata: "Tutti i nostri dipendenti sono in cassa integrazione, poi abbiamo tanti tecnici freelance che a loro volta sono fermi, durante la stagione estiva arriviamo a lavorare in sedici persone. E' da febbraio che non ricavo uno stipendio per me. Per ora non ci sono grandi spese ma ci sono gli ordini dei fornitori da onorare. In questo momento cerchiamo di limitare le spese e di accontentarci".

La stima delle perdite dà la misura delle difficoltà. "Abbiamo oltre l'80% delle entrate in meno rispetto allo scorso anno. Ma il vero probelma sarà la stagione estiva dove ci sarebbe il boom per il nostro settore. Il calo del fatturato sarà enorme - spiega Mirco Dal Re - Come imprenditore ho diritto ai 600 euro, ma non bastano per pagare l'affitto del magazzino e il costo dei furgoni". "Ci piacerebbe tanto tornare a fare il nostro lavoro. Siamo stati i primi a chiudere e probabilmente saremo gli ultimi a riprendere l'attività". Con l'imprenditore di Russi si parla anche delle prospettive per l'estate. "Spero di lavorare con i piccoli eventi in ristoranti e bar, piccoli noleggi, assistenza a locali che magari si occuperanno di cene con musica. Non si prevedono sicuramente i guadagni dello scorso anno".

La crisi che attende al varco tutto il settore dello spettacolo potrebbe assumere proporzioni enormi. "Siamo in fondo alla lista delle preoccupazioni, seppure ci siano molte persone e famiglie che campano con la musica e gli spettacoli. In questo momento non siamo seguiti in particolar modo da nessuno - ammette il titolare di Romagna Sound - Si rischia che tanta gente debba cambiare mestiere, che molte aziende finiscano sul lastrico. Speriamo non sia così, ma si profilano due scenari: in un caso un'offerta al ribasso di tutti i servizi, oppure la sopravvivenza di sole poche imprese. Si tratta di una batosta grossa per noi tecnici, ma anche per i fornitori di materiali, gli artisti e tutti i professionisti che ruotano attorno a questo settore. Per 7-8 mesi ha senso provare a reinventare il settore con iniziative alternative, ma se la crisi va avanti si farà fatica. Si può tamponare la situazione per un po' con alcuni lavori limitati, manutenzioni e così via, ma sul lungo periodo diventa impossibile per aziende come la mia mantenere i dipendenti e sostenere le spese".

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