Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Asili nido, Ravenna ha le rette più basse per le fasce di reddito in maggiore difficoltà

“Con questo provvedimento rispondiamo a uno degli impegni più importanti che avevamo preso in questa consiliatura" ha detto il sindaco

Abbassare significativamente le rette di frequenza degli asili nido; accorciare le liste di attesa; rafforzare il sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai 6 anni, attraverso azioni di raccordo e continuità tra i servizi educativi e le scuole per l’infanzia. Sono i risultati che l’amministrazione comunale raggiungerà impiegando i 741.088,82 euro messi a disposizione dalla Regione attraverso il Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e istruzione istituito dal ministero dell’Istruzione nel 2017. La giunta ha approvato le linee di indirizzo per l’utilizzo del fondo, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, e si appresta a sottoporle all’attenzione del consiglio comunale.

“Con questo provvedimento rispondiamo a uno degli impegni più importanti che avevamo preso in questa consiliatura nella consapevolezza che gli asili nido rappresentano uno dei servizi pubblici ed educativi più rilevanti di tutta la nostra città – commentano il sindaco Michele de Pascale e l’assessora all’Istruzione e infanzia Ouidad Bakkali - Ravenna diventa il comune capoluogo della regione con le rette più basse per le fasce di reddito in maggiore difficoltà e siamo convinti anche a livello nazionale.

Nel nostro territorio i servizi zero-tre anni e tre-sei anni sono di altissima qualità in un patto educativo tra enti pubblici e soggetti privati per garantire ai più piccoli un percorso che offra loro opportunità di formazione e crescita di grande valore, importantissime per la costruzione della personalità dei bambini e delle bambine. In particolare – continuano sindaco e assessora - l’investimento sulla fascia zero-tre anni è centrale, poiché il costo dei servizi educativi determina tre fenomeni molto preoccupanti.  Il primo incide sulla denatalità in quanto nella prima fase di vita di un bambino, il costo del nido si somma a tante altre spese che, soprattutto nel caso di giovani coppie, le quali spesso vivono la precarietà nel lavoro e guadagnano stipendi non elevati, diventa un fattore sociale che limita la libertà non permettendo di perseguire i propri desideri.

Il secondo fattore è che troppo spesso il costo del nido si ripercuote sulle scelte lavorative soprattutto delle madri – vista ancora la perdurate disparità di genere che vive la nostra società – le quali scelgono di rimanere inoccupate per i primi anni di vita dei figli poiché le spese della retta del nido molte volte non sono distanti dagli stipendi netti che ricevono, con la conseguenza che ciò ne condiziona prospettive lavorative e crescita professionale. Il terzo elemento è che anche laddove i genitori lavorino entrambi, decidere di appoggiarsi alla propria rete familiare, per quanto sia una scelta legittima, dal momento in cui non è più libera, ma obbligata, crea una disparità fra i bimbi e le bimbe che invece hanno l’opportunità di andare al nido e hanno l’occasione di confrontarsi da subito con personale qualificato come pedagogisti, insegnanti, educatori”. 

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