Cronaca

Niente vaccino per gli assistenti dei medici: "Così corriamo il rischio di infettare i pazienti e di ammalarci"

Tra le prime categorie che sono state vaccinate contro il Covid ci sono stati gli operatori sanitari. Tra questi, però, non sono inclusi gli assistenti che svolgono la propria attività negli studi dei medici di base

Tra le prime categorie che sono state vaccinate contro il Coronavirus con la massima urgenza nelle scorse settimane ci sono stati gli operatori sanitari, che per ovvi motivi corrono più il rischio di infettarsi o di trasmettere il Covid ai pazienti. Tra questi, però, non sono inclusi gli assistenti che svolgono la propria attività negli studi dei medici di base.

A denunciare la situazione è proprio un'assistente che lavora in un ambulatorio pediatrico di San Pietro in Vincoli, Roberta. "Il mio lavoro mi porta a essere in continuo contatto sia con i piccoli pazienti che con i loro genitori - racconta l'assistente - Le mie mansioni sono molte e vanno dagli appuntamenti, all’accoglienza, all’aiuto al medico in visita, spedisco via internet ricette e prescrizioni e negli ultimi mesi rispondo a tutte le chiamate di utenti preoccupati per fornire esiti di tamponi che molto spesso dall’igiene pubblica non arrivano. I 900 pazienti del nostro studio per me non sono un numero: sono conoscenti, sono mamme preoccupate, sono graziosi sorrisi e denti che spuntano, sono giovani ragazzi con cui scambiare una battuta per sdrammatizzare paure e ansie. Sono un po’ tutti i miei figlioli e così vale per i genitori che spesso hanno bisogno di una parola di conforto e di un sorriso amico. Passo molto tempo in ambulatorio a contatto con i pazienti e ovviamente, come ben credevo e come credeva il mio datore di lavoro, pensavo che mi avrebbero inserito nel programma di vaccinazione Covid".

E qui l'amara scoperta: "No, gli assistenti di studio medico non vanno vaccinati - spiega Roberta - Non siamo stati inseriti tra gli operatori socio-sanitari, quindi oltre a correre il rischio di ammalarci corriamo il rischio di infettare i piccoli pazienti, i loro genitori e quella miriade di nonni che vengono da noi a portare i loro nipoti. E' una cosa assurda. E non siamo neanche stati inseriti tra quelli che saranno vaccinati nei prossimi mesi, siamo fuori dal mondo. Parliamo di ambulatori 'Covid-free' e non vacciniamo gli operatori che stanno più a contatto con i pazienti? Dovrei offendermi come molti miei altri colleghi, magari protestare e rifiutarmi di andare in ambulatorio. No, io continuerò a lavorare nella mia postazione con il solito sorriso, il telefono che squilla di continuo e l’amore che ho per i miei cuccioli. Ho tre figli che vanno a scuola e questa situazione ovviamente un po' mi spaventa, ma più che altro non trovo giusto che un paziente che entra nel nostro ambulatorio si trovi a contatto con persone non vaccinate. Nelle case di cura hanno vaccinato anche il personale delle pulizie, negli ospedali i magazzinieri, ed è giusto così: ma allora non ha senso non vaccinare gli assistenti dei medici. Vorrei avere una risposta".

La decisione di chi vaccinare prima o dopo, suddividendo la popolazione in fasce, viene presa a livella nazionale, e non a livello regionale o di singola Ausl. E il piano vaccinale prevede proprio questa categoria a rischio non sia inserita nella prima fascia. Se, infatti, i medici di medicina generale sono convenizonati con il sistema sanitario nazionale, gli assistenti hanno un rapporto di contratto privato - non viene applicato loro il contratto di lavoro della sanità pubblica o privata, bensì quello degli studi professionali. Un'evidente "falla" nel sistema, insomma: in ospedale, per fare un altro esempio, sono stati vaccinati i lavoratori delle mense e delle pulizie, ma non i dipendenti amministrativi, che lavorando fisicamente in ospedale hanno comunque un alto rischio di contagio. Diversi sindacati, tra i quali la Fimp (Federazione italiana medici e pediatri), si sono mobilitati per cercare di risolvere questo problema che riguarda migliaia di persone in tutta Italia.

“Ci uniamo alla denuncia degli assistenti che svolgono la propria attività negli studi dei medici di base: il mancato inserimento di questa preziosa categoria professionale tra quelle prioritarie nella campagna vaccinale è un errore a cui va posto immediato rimedio - commenta Mirko De Carli del Popolo della Famiglia - Se abbiamo l’obiettivo di raggiungere una copertura massiva di ambulatori “Covid-free”, come sarà mai possibile farlo se non vacciniamo rapidamente gli operatori che stanno per primi a contatto con i pazienti? Come Popolo della Famiglia chiediamo un intervento urgente da parte del Ministero della Salute affinché venga sanata questa posizione e si preveda l’inserimento di questa categoria di lavoratori all’interno della prima fascia di vaccinazioni. Si tratta di migliaia di persone che sono al servizio dei nostri malati e che meritano di essere tutelate alla pari di tutti gli altri operatori sanitari".

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