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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

18enne ubriaca filmata mentre fa sesso, per il giudice non è stupro. Linea Rosa: "Solidarietà alle vittime di violenza"

I fatti avvenuti nel Ravennate risalgono al 2017, quando la ragazza ubriaca fu filmata da due giovani mentre faceva sesso. I giudici hanno accolto la tesi della difesa, che ha sempre puntato sul rapporto consensuale

Una 18enne, dopo aver bevuto alcolici in un locale del Ravennate, viene portata da due giovani in un appartamento, dove viene filmata mentre fa sesso. La ragazza poi denuncia i due uomini che erano con lei, dando inizio a un processo per stupro. I fatti risalgono all'ottobre 2017, e a quasi 5 anni di distanza, come si legge in un articolo di Today, arriva la conclusione: per il giudice la ragazza era "in uno stato di non piena lucidità", ma allo stesso tempo era "pienamente in grado di esprimere un valido consenso al rapporto sessuale". Così i due uomini, che hanno anche passato del tempo in carcere, sono stati assolti.

Questi i fatti. E' la sera alla notte tra il 5 e il 6 ottobre del 2017. La ragazza, dopo avere bevuto alcolici in un locale Ravennate, viene portata a spalla fino a un appartamento del centro. Qui, per l'accusa, è stata messa sotto alla doccia e ha poi subito gli abusi. Un ragazzo fa sesso con lei, l'altro riprende col cellulare. La diciottenne li denuncia. Si apre un'indagine e i video vengono sequestrati dalla polizia. I due ragazzi - un  30enne di origine romena e un 31enne di origine senegalese in passato calciatore semi-professionista in forza al Ravenna - finiscono in carcere. La Procura, come riportato dai due quotidiani locali, chiede per entrambi la condanna a nove anni di reclusione. Vengono assolti "perchè il fatto non costituisce reato".

I giudici hanno quindi accolto la tesi della difesa, che ha sempre puntato sul rapporto consensuale. Per il pm la giovane "non era in grado di prestare un consenso libero" e "le sue condizioni sono state strumentalizzate per soddisfare pulsioni sessuali". Non è da escludere che venga presentato ricorso.

Linea Rosa: "Casi come questi non devono scoraggiare le donne a denunciare i maltrattamenti"

E proprio in occasione della recente sentenza di assoluzione dei due ravennati accusati di stupro, Linea Rosa manda un messaggio di solidarietà e sostegno alle donne vittime di violenza. "Casi come questi non devono scoraggiare le donne a denunciare i maltrattamenti. È importante ribadirlo e sottolineare che nessuna “attenuante” può giustificare rapporti sessuali in cui le parti non esprimono apertamente la propria volontà - afferma l'associazione - Deve essere chiara e ferma la condanna verso ogni atto di sopraffazione sessuale, perché di questo si tratta, quando in un rapporto sessuale non è chiaramente espresso il consenso di ambo le parti. La legge dovrebbe garantire una tutela più specifica per situazioni di questo tipo, come ad esempio, succede dallo scorso anno in Spagna, dove è entrata in vigore una legge appellata “Solo Sì è Sì”, che punisce ogni atto agito senza dichiarato consenso, equiparandolo di fatto a violenza sessuale".

"La nostra condanna non è al singolo episodio, la cui sentenza verrà motivata dal Tribunale entro i prossimi 90 giorni - sottolinea Linea Rosa - ma si tratta di una questione culturale che porta a normalizzare e accettare frasi come “Era solo per ridere”. Un tipo di atteggiamento doppiamente pericoloso perché concausa di un problema altrettanto grave quale la vittimizzazione secondaria della vittima".

Proletari comunisti: "Questa sentenza non può passare sotto silenzio"

Massima solidarietà alla ragazza anche da parte dei promotori del circolo Proletari comunisti di Ravenna. "Vittima due volte - affermano dal circolo - ddlla violenza sessuale di due uomini e dei Tribunali di questo sistema marcio, fondato sul dominio patriarcale fatto proprio dal potere borghese/capitalista. E’ una sentenza che attacca le lotte che il movimento delle donne sta portando avanti contro la violenza sessuale e i femminicidi che ne sono la conseguenza. Una sentenza che porta a scoraggiare le donne a denunciare i loro carnefici".

"Questa sentenza non può passare sotto silenzio, delegata agli avvocati - proseguono i Proletari comunisti di Ravenna - ma deve essere contestata dalle donne, dalle lavoratrici, dalle proletarie, dalle giovani ribelli prime fra tutte, perchè è una sentenza che riguarda tutte le donne, ma che un certo femminismo borghese e piccolo borghese non è in grado di contrastare fino in fondo e che deve trovare anche i lavoratori uomini uniti ad esse in una battaglia che riguarda il progresso, l'avvenire di una società di liberi e uguali, a partire dalla lotta delle donne contro le mille manifestazioni dell'oppressione patriarcale, maschilista".

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