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Autocostruzione flop a Filetto, i 5 stelle: "Cittadini usati come cavie e abbandonati"

Si tratta di due palazzine che dovevano essere realizzate dai futuri inquilini, 14 famiglie selezionate tramite bando pubblico: e invece gli appartamenti, alla fine, sono stati assegnati ad Acer come case popolari

“La Regione avrebbe dovuto tutelare, vigilando sulla correttezza delle procedure messe in atto, sul progetto di autocostruzione sociale Filetto a Ravenna. Oggi ci troviamo davanti a una situazione paradossale nella quale dei cittadini si sono fidati di Regione e Comune, venendo però beffati”. A dirlo è Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, all’interno di un’interrogazione presentata alla Giunta riguardo al progetto di autocostruzione di Filetto, partito nel lontano 2004 e che solo qualche settimana fa si è concluso con la consegna ad Acer di alcuni appartamenti.

Il cantiere in questione venne aperto nel dicembre 2006 in affidamento all'impresa Alisei Ong e i lavori, secondo appunto i canoni dell'autocostruzione, vennero affidati direttamente nelle mani dei cittadini per la realizzazione di interventi di integrazione sociale in campo abitativo (a questo scopo fondano la cooperativa Mani Unite). "A settembre 2008, improvvisamente, la Alisei smise di rifornire il cantiere di materiali - spiega il consigliere - il quale dunque si fermò. Dopo varie vicissitudini, a metà del 2009, Alisei praticamente abbandonò  definitivamente il cantiere e lasciò i cittadini della Cooperativa Mani Unite a lavorare da soli, e con il poco materiale rimasto, che infatti a luglio dello stesso anno terminò e non consentì più l'avanzamento dei lavori". Dopo varie vicissitudini, nell'estate del 2012 il Comune di Ravenna dichiarò che il cantiere Filetto non avrebbe più avuto speranze di essere terminato e che il terreno sarebbe presto tornato di proprietà comunale. A quel punto i cittadini della coop decisero di occupare il cantiere per 94 giorni senza luce, gas, acqua e infissi.

La Regione viene chiamata in causa dal pentastellato dal momento che nel 2010 il cantiere Filetto venne ammesso a finanziamento proprio per un bando regionale, che però decadde per mancanza di invio della documentazione entro i termini previsti: "Attraverso questo finanziamento, la Regione era parte attiva nella realizzazione dell'intervento, era tenuta al monitoraggio dello stato di attuazione dell'intervento, mantenendo costanti rapporti con l'amministrazione comunale di Ravenna, per quanto era nelle proprie facoltà e competenze. I cittadini coinvolti in tali progetti sperimentali non possono essere utilizzati come cavie da esporre a rischi economici considerevoli, tenuto conto che si tratta di soggetti con risorse economiche limitate che aderiscono a tali progetti in quanto impossibilitati ad agire sul mercato libero per la realizzazione del loro bisogno abitativo".

Ecco perché nella sua interrogazione il consigliere del M5S chiede alla Giunta di avviare un’indagine amministrativa interna affinché venga accertato se ci siano state responsabilità, da parte degli uffici competenti, per la mancata vigilanza su questa iniziativa di progetto sociale. “La priorità – conclude Bertani – è cercare di risolvere, dopo 15 anni, il bisogno abitativo delle persone coinvolte dal fallimento dell’iniziativa di autocostruzione del cantiere di Filetto e di tutelare questi cittadini che incolpevolmente si sono trovai incastrati in questo assurdo meccanismo e che oggi li vede addirittura in causa contro il comune di Ravenna al Tar regionale. La Regione si muova”.

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