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"Nessuno vuole fare l'insulina a mia figlia, costretti a cambiare asilo". La scuola: "Poca formazione per le insegnanti"

E' sconfortata Jessica, mamma di una bambina di 4 anni alla quale tre settimane fa è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo uno e che si è ritrovata costretta a cambiare asilo

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"Chiedo solo che mia figlia possa avere la vita normale che merita". E' sconfortata Jessica, mamma di Gioia (nome di fantasia), una bambina di 4 anni alla quale tre settimane fa è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo uno. La piccola frequenta la scuola materna di Tagliata di Cervia, ma da quando ha scoperto di avere il diabete a scuola hanno iniziato a insorgere alcuni problemi.

"E' stata indetta una riunione tra me e Gioia, la dottoressa dell'Ausl che segue i bambini con patologie come questa e le insegnanti e collaboratrici della scuola materna (una decina, ndr) - spiega Jessica - La dottoressa ha spiegato tutto l'iter della malattia e le procedure necessarie per la somministrazione dell'insulina; inizialmente le insegnati si sono mostrate abbastanza disponibili, poi quando hanno capito che Gioia avrebbe dovuto ricevere un'iniezione prima di ogni pasto (merende comprese, quindi 3 o 4 al giorno) hanno iniziato a "deviare". Io avrei dato un cellulare in dotazione a mia figlia e prima di ogni pasto ci sarebbe stato uno scambio di messaggi tra me e l'insegnante preposta, perchè le dosi di insulina che deve ricevere Gioia non sono fisse, ma variano in base a quello che mangia, al peso e al livello di glicemia: avrei fatto il conteggio della dose che andava iniettata e lo avrei scritto all'insegnante, in modo che non avesse responsabilità di dosaggi errati. Ma non c'è stato modo di convincerle: mi hanno risposto che non se la sentivano, che non avevano tempo e che addirittura poteva disturbare gli altri bimbi vedere che una loro compagna prima di ogni pasto deve ricevere una puntura. Io credo che i bambini debbano essere educati a interagire anche con situazioni di diversità, e la loro risposta ci ha lasciato molto delusi".

Jessica, insieme all'istituto, si è quindi rivolta alla vicina scuola materna di Pinarella, dove avrebbe ricevuto una risposta diversa: "Ci hanno detto che le insegnanti, previa formazione, si occuperanno delle iniezioni di insulina per Gioia. Ma essere costretti a trasferire nostra figlia, che nell'asilo di Tagliata ha tanti amici, non ci sembra giusto: ora è in "stallo" a casa e continua a chiedermi perchè non può andare a scuola e vedere i suoi amici, e come mamma mi si spezza il cuore".

La replica della scuola

"Le cose non sono così semplici - spiega Mariapia Metallo, dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo Cervia 2 di cui fanno parte entrambe le scuole materne di Tagliata e Pinarella - Durante l'incontro con la dottoressa è stata spiegata la procedura per effettuare le iniezioni, che è tutt'altro che semplice. Le insegnanti di Tagliata sono entrate nel panico e non se la sono sentita di prendersi questa responsabilità, ma hanno chiesto che almeno per i primi tempi potessero essere affiancate dalla mamma o da un infermiere, cosa che non è risultata possibile. Le insegnanti hanno palesato le loro difficoltà e io credo sia meglio così, piuttosto che assumersi una responsabilità e poi non essere in grado di mantenere il proprio dovere. Io per legge non posso imporre qualcosa che esula dalla professionalità del docente, per cui ci siamo rivolti alla scuola materna di Pinarella, dove invece è presente un'insegnante che ha già avuto esperienze con le iniezioni di insulina e, previa incontro con la dottoressa, dovrebbe accettare il compito. Ma non credo sia giusto fare discriminazioni tra una docente e l'altra: c'è chi se la sente e chi no".

"Pensare che io, lavoratrice, possa recarmi all'asilo per assistere le insegnanti quattro volte al giorno è impossibile - conclude Jessica - e da protocollo non è prevista la presenza di un infermiere, che comunque dovrebbe recarsi lì quattro volte al giorno solo al momento dei pasti, con il rischio di arrivare in ritardo e creare disagi a tutti. Mia figlia è un essere umano, non un numero, e la scuola è un diritto per ogni bambino, nonchè un'opportunità di educazione collaborativa con la famiglia. Loro legalmente possono rifiutarsi di fare l'iniezione perchè l'insulina non è un farmaco salvavita, ma com'è possibile che la somministrazione di un farmaco spaventi così tanto?".

La replica dell'Ausl

"Nell’Ausl della Romagna sono 279 i pazienti in età pediatrica con diabete di tipo 1, forma di diabete che obbliga i piccoli pazienti alla misura della glicemia e all’auto somministrazione di insulina più volte al giorno - spiegano dall'Ausl - I servizi di diabetologia pediatrica della Ausl accolgono e prendono in carico i piccoli e le loro famiglie con servizi all’avanguardia. Tale presa in carico, grazie al coinvolgimento della pediatria territoriale, contempla ovviamente anche l’inserimento scolastico protetto, attraverso un protocollo che prevede una formazione e affiancamento specifici ad hoc per il personale docente e non docente, al fine di assistere il bambino al momento della somministrazione del farmaco e alla misura della glicemia. Ogni operazione viene condivisa con i genitori a cui spetta la decisione sulle dosi di insulina da somministrare, e va inoltre precisato come il personale scolastico abbia a disposizione il numero di cellulare del personale sanitario responsabile, consultabile in caso di insorgenza di qualsiasi dubbio. Questa formazione, analoga a quella di tutte le altre scuole, è stata effettuata anche presso la scuola che ospitava la bambina, ma successivamente il personale ha deciso di non aderire al protocollo, tanto che il servizio aveva, infine, optato per lo spostamento dell’alunna in una scuola ove la piccola potesse essere accolta e i bisogni di supporto per la cura del diabete potessero essere gestiti al meglio, come peraltro avviene in tutte le scuole. Ciononostante il
servizio non esclude alcuna ipotesi per risolvere la situazione. Preme comunque sottolineare come il diabete e il bisogno di insulina non siano condizioni che interferiscono con le possibilità dei bambini di frequentare la scuola, praticare sport, giocare, insomma vivere un vita normale".

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