Bar galleggianti, vetrine artistiche e una scuola di turismo: la 'ricetta' per rilanciare Marina di Ravenna

A parlare è la capogruppo della Pigna Veronica Verlicchi, che ha presentato un progetto di rilancio urbanistico e turistico per la località balneare

"Marina di Ravenna è diventata a partire dagli anni '90 un “non luogo”, nel senso che ha assunto e poi perso via via svariate identità e collocazioni nel panorama, prima nazionale e poi regionale, delle località turistico-balneari; Ciò senza però riuscire a mantenerne e consolidarne nessuna in particolare, diventando sempre di più un contenitore di tante occasioni perdute". A parlare è la capogruppo della Pigna Veronica Verlicchi, che ha presentato un progetto di rilancio urbanistico e turistico per la località balneare.

"Il patrimonio di Marina potrebbe e dovrebbe essere riqualificato dandole una propria rinnovata identità, come anche agli altri lidi limitrofi, anzitutto creando operativamente il "Comune del Mare", ovvero dando ai vari lidi una propria autonomia amministrativa pur se, eventualmente, limitata nei poteri di programmazione e pianificazione o, in alternativa, creare la figura di un “commissario cpeciale per il litorale” che gestisca in autonomia e conoscenza profonda delle caratteristiche di questi luoghi tutti gli aspetti peculiari specifici amministrativi ed economici del territorio - spiega la consigliera d'opposizione - Occorre tenere presente che Marina di Ravenna vive in una “dicotomia” logistica, economica, culturale e ambientale che va sostenuta e integrata; è costituita da un parte da una spiaggia “isolata” che vive di vita propria tre mesi all’anno e poi si spegne e, dall’altra, da un paese popolato tutto l’anno, con una vita, attività ed economia fatta di tante cose (cantieri navali, cantieri Piattaforme, Settore ENI piattaforme, pesca, ecc.). Quindi un progetto di riassetto di Marina di Ravenna deve avere due facce che devono non solo convivere, ma collaborare e creare sinergie".

Ristorazione

Tra le problematiche rilevate dalla consigliera, si parla anche di concorrenza deleteria tra attività similari: "Gli stabilimenti balneari (una buona parte almeno) si sono trasformati anche in ristoranti a tutti gli effetti, e sia di giorno che alla sera forniscono un servizio di ristorazione a tutti gli effetti; ma, mentre questo è sicuramente di buon effetto su buona parte dei turisti e dei frequentatori, rispetto ai ristoranti della terraferma si realizza una sperequazione grossolana nel trattamento in termini di obblighi e controlli igenico-sanitari, ovvero mentre per i ristoranti veri e propri “classici” tali controlli sono portati a dei livelli definibili “asfissianti” e con pesanti conseguenze, per gli stabilimenti balneari questi obblighi e controlli sembrano essere differenti, lasciando molta maggiore libertà ai gestori di poter adottare comportamenti e protocolli maggiormente “flessibili”. In teoria i bagni potrebbero offrire solamente la cosiddetta “piccola ristorazione” ma, in realtà, si trova una offerta di ben diverso livello, con relativi prezzi. Per tutti sarebbe molto probabilmente un guadagno effettuare una “marcia indietro”, ovvero una riduzione di questi servizi e quindi un livellamento nella direzione di poter offrire solamente la piccola ristorazione senza dover mantenere tutto un dispendioso apparato di attrezzatura e organizzazione e lasciando le attività di ristorazione vera e propria ai locali destinati e attrezzati a fare esclusivamente questo. Sarebbe un beneficio per tutti, bagnini e ristoratori".

Pineta, spiaggia e piallasse

La pineta è il luogo che strania la zona della spiaggia dal resto del mondo: "Peccato che la pineta celebrata da Dante e da tanti altri sia abbandonata all’incuria e al vandalismo dell’uomo e del mare - puntualizza Verlicchi - Al netto dell’annunciato ma ancora non disvelato “Progetto del Litorale” e della sistemazione retrodunale dove non è chiaro se questo si occupi anche della fascia pinetale; per il momento lo stato della zona e della vegetazione risulta essere molto degradata e abbandonata a sé stessa e ai vandali (oltre ad essere in questo stato di cose facile esca per incendi). Un groviglio di fronde e rovi che tutto pervadono lasciando negli occhi un senso di sporco e di abbandono. Occorre tenere presente oltretutto il progressivo inarrestabile processo di abbassamento del suolo (subsidenza) che sta progressivamente alzando il livello di falda dell’acqua salata, che così viene a contatto con le radici delle piante progressivamente uccidendo tutte le fasce di pineta più prossime alla spiaggia e riducendo sempre più la zona alberata. Cosa si vuole fare? Si procede a un rimboschimento a monte? Ci si rassegna e si dice che è un processo conosciuto?". Per quanto riguarda la spiaggia, quella di Marina è una delle più vaste e larghe d’Italia. "Ma questo fatto è scarsamente sfruttato - aggiunge la consigliera - Si è sviluppata recentemente una intensa attività collaterale che è lo sport del beach volley e del tennis da spiaggia (racchettoni), ma a parte una veloce affermazione di intenti da parte del Comune poi non si è fatto nulla o poco; un bel fugace segnale è stato la costruzione di un piccolo stadio per organizzare dei campionati, ma poi questo stadio, invece di diventare una struttura stabile, è stato rapidamente smontato e dopodichè non se ne è più nemmeno parlato; invece ciò sarebbe sicuramente una grossa attrattiva per nuovi e alternativi flussi di turisti, appassionati.e sportivi". Grande occasione sarebbe poi, spiega Verlicchi, "poter sfruttare le piallasse per gite guidate con barconi che portano un pullman di turisti alla volta a visitare questo luogo particolare. Adesso la Pialassa Piomboni è diventata sostanzialmente una discarica semi-abusiva di fanghi di escavazione e navi in attesa di essere rottamate, ma anche pronte a trasformarsi in bombe ecologiche perché nessuno si è preoccupato di farle bonificare prima".

Eventi e iniziative permanenti

"Marina di Ravenna ha bisogno di portare gente a sé con continuità, ma, dato che in questo luogo praticamente non vi sono alberghi e abitazioni private, gli unici frequentatori sono i “viandanti” ovvero si tratta di coloro i quali trascorrono lì la giornata e poi se ne tornano a casa - continua Verlicchi - Allora occorre dare dei motivi per venire e trovare qualcosa di interessante da vedere e da fare. Però queste occasioni devono essere ben distribuite lungo l’intero anno in modo da tenere sempre viva l’attività del luogo e del paese e devono essere ben organizzate. Il viale principale di Marina, poi, è il manifesto di una distratta gestione e pianificazione di un luogo turistico; male illuminato, male allestito e male vestito, senz’anima e carattere. Inoltre, dato che le attività commerciali iniziano a disperdersi e si trovano diverse vetrine di negozi lasciate vuote (come pure nel piazzale di Marinara), il Comune stesso dovrebbe acquisirle in comodato d’uso o in affitto proforma (pagando ai proprietari i costi di gestione) per la stagione estiva e renderli disponibili per il periodo estivo a mostre d’arte di mosaico, di ceramica Faentina, di artigianato e anche di archeologia, in modo da evitare di avere lo squallore di tante vetrine vuote e far diventare così Marina un posto speciale, unico, dove gli artisti trovano gratuitamente ospitalità e visibilità e dove si crea una forte attrattiva".

"Tra le varie attività sicuramente peculiari della nostra zona, con flussi economici sicuramente significativi oltre a essere impulso per il turismo, una molto importante sarebbe quella di aprire una Alta Scuola di Specializzazione nel Turismo - aggiunge la consigliera - Incredibilmente in Italia ne esistono solo due e in una nazione che fa del turismo una delle sue leve economiche più importanti questo sembra a dir poco paradossale. Un'alta scuola di turismo a livello universitario dove si preparano i futuri manager pubblici e privati che sapranno promuovere e dare nuove idee per promuovere il turismo in Italia, non dei "semplici" camerieri o chef, come anche sulla Riviera Romagnola e anche a Marina, dove Ravenna e Marina di Ravenna diventerebbero la palestra per nuove idee e nuove iniziative. La location di questo importante istituto potrebbe essere dentro il Park Hotel, come anche in un edificio completamente nuovo da costruire, per esempio nel buco vuoto lasciato dallo Xenos e comunque da qualsiasi altra parte all’interno di Marina".

Marinara

La consigliera della Pigna si sofferma poi sulla questione Marinara, che ha spesso criticato in passato: "La creazione di Marinara ha sicuramente segnato l’inizio della fine di Marina di Ravenna per come era stata fino ad allora, e ciò perché essa ha rappresentato una concreta speculazione edilizia a favore di pochi noti e l’inserimento di un corpo estraneo nel tessuto urbano e portuale di Marina. Per creare un “luogo” che dia un senso a una passeggiata e una visita occorre eliminare da Marinara questa sua parte di “cesura” e permettere alla gente di accedere al mare e ai pontili (con le necessarie limitazioni) come succede in quasi tutti i porti, ovvero aprire quel confine fatto di rete metallica che chiude ogni prospettiva creando un pontile apposito che permetta di proseguire sul mare e dare finalmente aria e sfogo sia alla piazzetta di Marinara e sia alla retrostante piazza Dora Markus.

Alberghi e moli

Per incrementare la capacità ricettiva di Marina, secondo Verlicchi, non c'è bisogno di nuove costruzioni: "C’è del mare a volontà e ampiamente disponibile proprio dove lo specchio d’acqua di Marinara offre alloggio e riparo adeguato; allora si può creare un villaggio di House Boat in un'area di Marinara sottoutilizzata; con dei costi limitati (rispetto alla costruzione a terra) si possono avere diversi nuovi alloggi dove poter ospitare in un ambito completamente originale e interessante un vasto numero di nuovi turisti residenti (non domenicali). Questo sarebbe un ulteriore volano per l’economia in quanto il turn over garantisce (contrariamente ai residenti stanziali) un continuo e rinnovato afflusso di denaro e di richiesta di servizi e merci. Peraltro già molte delle barche ormeggiate a Marinara in pratica svolgono questo ruolo in buona sostanza". E anche i moli a mare, secondo il progetto della Pigna, potrebbero essere sfruttati molto meglio: "Si tratta dell’unica struttura in Italia che permette praticamente di entrare a piedi nel mare per oltre 2 chilometri. Si potrebbe trasformare il molo in un “luogo” con l’inserimento di un locale galleggiante (un bar-terrazza) sotto forma di imbarcazione ormeggiata durante il giorno a metà percorso, che diventerebbe meta di arrivo o di passaggio e di sosta per tantissimi che adesso non trovano poi invogliante per affrontare la passeggiata.

Viabilità e parcheggi

"E' aberrante che, quando si approssima la stagione estiva, nessuno si preoccupi di verificare se la quantità di buche e avvallamenti delle vie di accesso sia stata perlomeno rattoppata - attacca Verlicchi - Per restare sulla promozione turistica di Ravenna e per rendersi conto della situazione, basta fare caso ai cartelli stradali lungo l’autostrada dove non se ne vede quasi nessuno (ce n’è solo uno, vecchio) che attiri l’attenzione su Ravenna, città d’arte che possiede ben 8 monumenti patrimonio dell’umanità e Marina di Ravenna porto turistico e spiaggia infinita. Parlando di parcheggi, occorre ovviamente modificare e snellire la modalità degli accessi e delle uscite da Marina con la creazione di un nuovo parcheggio più vicino al paese (ad esempio nella zona retrostante su via del Marchesato davanti ai cantieri Della Pasqua, Cantieri Orioli, Rosetti e la base Eni, con annesso noleggio di bici elettriche et simìli)".

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