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Cronaca Faenza

Biblioteca devastata dall'alluvione, la direttrice: "Nell'enorme dolore abbiamo scoperto un manoscritto inedito"

Daniela Simonini è la direttrice della Biblioteca comunale Manfrediana di Faenza. La storia della ripartenza della biblioteca è tra quelle raccontate nel libro 'Quel che conta – Dieci ritratti a un anno dall’alluvione in Emilia-Romagna'

Daniela Simonini è la direttrice della Biblioteca comunale Manfrediana di Faenza, devastata dall'alluvione di maggio 2023. La storia della ripartenza della biblioteca è tra quelle raccontate nel libro 'Quel che conta – Dieci ritratti a un anno dall’alluvione in Emilia-Romagna', a cura dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Regione e che raccoglie gli scatti del fotografo cesenate Marco Onofri.

Alluvione un anno dopo - tutte le storie

Il racconto di Daniela e la ripartenza della biblioteca Manfrediana

Sette, dieci, duemila. Le storie stanno nei numeri, in quella conta, talvolta asettica e scarna, che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. La storia della rinascita della Biblioteca comunale Manfrediana di Faenza dopo l’alluvione del maggio 2023 sta, ad esempio, nel sette. Il numero delle settimane occorse per riaprire. E nel dieci, come il giorno di luglio in cui ha riaperto, o nel duemila, come i libri nuovi a disposizione al momento della ripartenza. “La nostra urgenza è stata ripulire, riprendere le nostre attività, soprattutto quelle per i bambini”, spiega Daniela, dal 2013 direttrice della biblioteca, a quasi un anno dalla pioggia e dal fango che hanno distrutto mobili e volumi.

Fino allo scorso maggio la Manfrediana vantava un patrimonio di cinquecentosessantamila tra libri, documenti e oggetti: l’alluvione ne ha distrutti circa venticinque-trentamila, due terzi dei quali della Sala Ragazzi e un terzo della letteratura a scaffale aperto. Giorno dopo giorno quel patrimonio è stato in parte recuperato e oggi è di nuovo al suo posto, anche grazie alle donazioni. “Ne abbiamo ricollocati circa ventimila, però ce ne sono ancora da sistemare”, continua indicando gli scatoloni che ingombrano il lungo tavolo in legno, nel corridoio che porta al suo ufficio. Lì dentro ci sono i libri frutto delle iniziative di solidarietà organizzate da Comuni e altre biblioteche, come la Rete delle biblioteche vicentine. “Tantissimi autori, editori, traduttori hanno regalato i loro libri. Paolo Nori è stato tra i primi perché avevamo perso tutti i suoi volumi. Così Cristiano Cavina, subito arrivato a dare una mano, e tanti altri. E poi tantissime librerie e singole persone hanno aderito alla nostra iniziativa ‘Libro sospeso’”.

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L’opera di recupero è stata “lunga e faticosa, però urgente. Dovevamo pulire, pulire, pulire. Eravamo tutti al lavoro, a rimboccarci le maniche e cercare di mettere in salvo i libri che non si erano bagnati e poi spostare tutti quelli bagnati e infangati, pulire i locali, pulire tutto. Abbiamo lavorato per tre settimane ininterrotte, senza conoscere sabato e domenica, con tanti volontari, persone arrivate immediatamente senza che nessuno le chiamasse”. Attorno alla Manfrediana, infatti, è nata una rete spontanea di solidarietà grazie all’impegno di “ex colleghi, utenti, ragazzi delle scuole, docenti, personale di altre biblioteche”. Una solidarietà che ha varcato i confini della Romagna. “Il sabato mattina è arrivato un corriere con uno scatolone. Erano dei taralli, giunti direttamente dalla Puglia. Erano buonissimi”. A inviarli un’azienda che aveva sentito parlare in tv della biblioteca e che ha pensato di dare una mano alleggerendo la fatica di quei giorni.

Sette settimane dopo l’alluvione, il 10 luglio, il portone di via Manfredi riapre per accogliere di nuovo la sua comunità di lettori e studenti. “Quel giorno erano stati messi a disposizione duemila libri nuovissimi, profumati. È stata una bella emozione, abbiamo aperto in sordina, niente inaugurazioni, come se fosse un giorno qualunque. Ma non era un giorno qualunque”. Huc potius te ad sapientiam derige. “Dirigiti qui verso la saggezza” è l’invito che si legge alzando lo sguardo nella Sala Sabbatani, uno degli spazi al primo piano della biblioteca. Alla saggezza contenuta nei volumi, nei libri, nei documenti storici, sono tornati quanti frequentano queste sale. I numeri, dicevamo. Come quelli dei prestiti: “Nel 2022 avevamo fatto circa settantamila prestiti, nel 2023 quarantacinquemila, che non sono pochi considerata l’alluvione. Abbiamo dovuto riorganizzare i servizi, i cittadini hanno risposto immediatamente, sono tornati a prendere libri in prestito, sono tornati i bambini e gli studenti”. O come quelli degli eventi, ventisette tra luglio e dicembre 2023, e dei laboratori per i più piccoli, sessantatré tra ottobre e fine anno.

Difficile dimenticare quelle ore, i giorni della paura. “Quando sono arrivata in biblioteca il venerdì mattina, con le strade finalmente libere, ho avuto l’impressione di una città bombardata”, racconta la direttrice. “Tutto è successo mercoledì sera. Qui l’acqua è arrivata verso le 18. Dal ponte delle Grazie è scesa verso corso Saffi e poi è arrivata in piazza con una violenza inaudita e una forza difficile da immaginare. Nelle sale al piano terra, nonostante le porte chiuse, sono entrati acqua e fango, han tirato giù i libri, rovesciato i mobili, arrivando a un metro e trenta”. La prima impressione entrando in biblioteca? “Un dolore enorme. Mi vengono ancora le lacrime, faccio fatica a ricordare quei momenti. Perché quando ho visto la città in quelle condizioni, quando ho visto la biblioteca… non mi sarei mai aspettata di vedere una catastrofe. Quando la sera prima mi hanno detto ‘Sta entrando l’acqua’, pensavo che poi defluisse. Però quando vedi quel disastro, devi ricominciare, non fermarti”.

I numeri, ancora. Come il settecento, assegnato al manoscritto recuperato nelle settimane successive all’alluvione. “L’emergenza non ha fermato il lavoro quotidiano di ricognizione di tutti i fondi per inventariare e catalogare. In una di queste fasi abbiamo aperto un armadio che non veniva aperto da decenni e abbiamo scoperto un inedito”. Si tratta del manoscritto Désiré: a portrait and a happening di Edward Prime Stevenson, “scrittore americano, il primo ad aver pubblicato un libro che ha per protagonista una coppia omosessuale. Questo era un testo inedito rimasto nel Grand Hotel Minerva a Firenze, di proprietà di un faentino, Pietro Montuschi, che ha lasciato alla biblioteca i suoi libri e il suo archivio”. Quarantacinquemila, ventisette, sessantatré, settecento. La nuova storia della Manfrediana ricomincia da qui.

La versione integrale del libro è consultabile e scaricabile anche a questo link.

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