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Foto Massimo Argnani

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Blitz di Legambiente all'incontro 'pro-trivelle': "La priorità è la conversione alle fonti rinnovabili"

I volontari dell’associazione, infatti, si sono presentati per esprimere la loro ferma contrarietà alle ragioni dell’appuntamento, nato per programmare le azioni da intraprendere a sostegno del settore e dei lavoratori

Blitz di Legambiente, martedì mattina, in Municipio a Ravenna per l’incontro organizzato dal sindaco Michele De Pascale sul tema offshore. I volontari dell’associazione, infatti, si sono presentati prima in piazza del Popolo e poi nella sala pre-consiliare - con tanto di striscione "No oil - stop sea drilling" - per esprimere la loro ferma contrarietà alle ragioni dell’appuntamento, nato per condividere, coordinare e programmare le azioni da intraprendere a sostegno del settore e dei lavoratori dopo l’approvazione dell’emendamento inserito nel Ddl semplificazioni cosiddetto "blocca trivelle".

Diverso il punto di vista di Legambiente, secondo cui il summit è "totalmente anacronistico, perchè la priorità su cui si deve concentrare la politica è la decarbonizzazione dell’economia, con il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili e la riconversione del settore energetico. L’associazione ribadisce la necessità che il governo presenti al più presto un piano energetico nazionale per il clima e l’energia, che definisca un percorso ambizioso e concreto, e sottolinea la necessità che anche le Regioni e i Comuni interessati dalle attività estrattive si impegnino nella richiesta di un cambio di rotta. La strada da percorrere per tutelare davvero i lavoratori dell’industria oil&gas e dell’indotto è la riconversione del settore nelle fonti rinnovabili. Riorganizzare il comparto - spiega il presidente di Legambiente Emilia Romagna, Lorenzo Frattini - significa anche andare a vedere quanti soldi vengono regalati alle compagnie che estraggono idrocarburi. Al centro del sistema energetico del nostro Paese vige ancora una dittatura delle fonti fossili da cui è urgentissimo uscire per arrestare i cambiamenti climatici, ma anche per ridurre e combattere l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità di vita dei cittadini. Il governo deve avere il coraggio di imprimere una svolta alla politica energetica nazionale”.

"In Emilia Romagna, nel 2017, per una produzione regionale di idrocarburi pari a 18.352 tonnellate di petrolio e 1.819 milioni di Smc di gas sono stati versati come royalties, tra Regione e Comuni, circa 3,7 milioni di euro - prosegue Frattini - In base alle soglie di esenzione stabilite dalla normativa italiana, quell’anno tutto il petrolio estratto e circa il 62,9% di gas, pari a 1.145 milioni di metri cubi standard sono stati esenti dal pagamento delle royalties da parte delle compagnie petrolifere per un mancato introito stimabile in circa 24.876.493 di euro. Sui 18 Comuni coinvolti dalle attività estrattive, uno soltanto riceve le royalties spettanti. Il 96,7% di quanto estratto tra terra e mare è di Eni, di cui il 61,6% è esente da royalties per un mancato introito per gli enti locali di 16.723.076 di euro. Per ridurre in maniera significativa i gravissimi danni che provoca il cambiamento climatico, non solo nei paesi più poveri e vulnerabili ma anche in Europa, è necessario fermare l’aumento della temperatura del pianeta entro 1.5°C. Secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente, un aumento della temperatura globale di 2°C comporterebbe costi fino a 120 miliardi all’anno e se si raggiungessero 3°C il costo annuo sarebbe addirittura di 200 miliardi".

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