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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca Fusignano

Una società ravennate riporta in vita i bunker di Mesola dopo decenni

Dopo trent’anni di solitudine i bunker della Pineta del Fondo si troveranno con nuovi ospiti, turisti curiosi di ascoltare la loro storia affinché non venga più dimenticata

Erano da decenni nascosti all’interno della Pineta del Fondo, ma presto i bunker di Mesola saranno aperti alle visite turistiche. Ideate dai militari tedeschi verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, queste strutture in cemento armato furono costruite dagli abitanti della cittadina. Dopo lo sbarco degli americani, i soldati tedeschi furono costretti a fuggire e lasciare i Bunker di Mesola inutilizzati. Con la crisi del dopoguerra gli sfollati trasformarono i bunker in abitazioni di fortuna, dove rimasero però per più di un decennio.

Nel frattempo anche il paesaggio è cambiato, la spiaggia si è trasformata in una pineta dove queste costruzioni, ricoperte di muschio e deteriorate dal tempo, hanno cominciato ad integrarsi con la natura. Negli anni ’90 i bunker, inutilizzati già da molti anni, sono stati definitivamente serrati con grate, ed abbandonati. Oggi, a 70 anni dalla loro costruzione, i bunker verranno riaperti e riqualificati con la creazione di un percorso guidato da pannelli e targhe attraverso la pineta, e la presenza di installazioni video e luci all’interno dei bunker. Gli eventi della Seconda Guerra prenderanno così forme e voci, e la storia potrà rivivere negli occhi del turista che, sbucando con la testa da quella che era una torretta mitragliatrice, vedrà un tracciato di quello che era l’orizzonte di allora, mostrando dove si trovano i bunker circostanti, oggi nascosti dalla fitta vegetazione.

Non poche sono state le difficoltà tecniche di realizzazione che goNet, azienda di Ravenna, ha dovuto fronteggiare nel ruolo di partner tecnologico. “La parte più complessa è stata portare l’energia dove l’energia non c’è” – ci racconta Gianluca Grilli, Amministratore Delegato di goNet – “in mezzo alla pineta infatti non era possibile installare generatori di corrente o sistemi fotovoltaici. Abbiamo quindi progettato degli appositi kit trasportabili alimentati a batteria, che permettono di raccontare questa storia senza deturpare l’ambiente e l’atmosfera dei Bunker”. La strumentazione realizzata richiama la Seconda Guerra Mondiale, con (finta) ruggine e strutture metalliche, che si inseriscono perfettamente nell’ossatura architettonica in cemento e metallo dei Bunker. Dopo trent’anni di solitudine i bunker della Pineta del Fondo si troveranno con nuovi ospiti, turisti curiosi di ascoltare la loro storia affinché non venga più dimenticata.

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