Campagna d'odio contro l'attrice Silvia Calderoni: offese e insulti per un progetto d'arte

"Il body shaming è una pratica pesante da subire, vi propongo dunque, sulla base di questa esperienza, di non rispondere con la stessa moneta"

E' stata coperta di insulti e offese, scatenando anche l'indignazione di alcuni politici, fra cui Lucia Borgonzoni e Adinolfi. A far insorgere i leoni da tastiera, e non solo, è stata l'attrice Silvia Calderoni, o meglio un manifesto artistico dove compare come testimonial a Bologna, in via dell'Indipendenza.

Silvia, originaria di Lugo, attrice di punta della compagnia Motus, modella e testimonial in passato anche per marchi di moda e mostre, è una delle protagoniste della nuova campagna di Cheap, progetto di arte pubblica fondato. Cheap è stato fondato a Bologna da sei donne, che fin dall'inizio hanno portato avanti l'aspetto sovversivo dell’intervento artistico sugli spazi pubblici. E proprio nei giorni scorsi è stata lanciata la nuova campagna dal titolo "La lotta è Fica", 25 poster nei quali il tema centrale - quello del femminismo - interseca l’antirazzismo, la rivolta contro il potere, i corpi eccentrici e in transizione. In questo poster il viso di Silvia Calderoni sposa un nudo integrale, dove il busto mostra sei capezzoli e la scritta "Così è se mi pare". Nei vari manifesti si possono vedere corpi nudi, corpi trans, ribellioni al razzismo e molte altre battaglie, tra provocazioni e riflessioni. Tanto è bastato a far alzare i toni arrivando a offese e insulti pesanti.

manifesto - bologna - silvia calderoni - odiatori-2-2

E' la stessa Silvia Calderoni - che nel 2017 denunciò di essere stata aggredita nel bagno delle donne perchè scambiata per uomo - a spiegare sulla sua pagina Facebook come la vicenda si sia infiammata dopo un commento rilasciato a un'agenzia di stampa dalla senatrice leghista Borgonzoni. Silvia riporta quello che ritiene il passaggio 'più esilarante' della dichiarazione: "Nella centralissima via Indipendenza non c'è niente di meglio da esporre che i genitali di una donna sul corpo di un uomo con sei capezzoli?". Commento a cui l'attrice risponde con una battuta ironica.

Ma la campagna d'odio ha continuato a montare senza sosta in questi giorni, anche dopo il post di Adinolfi che l'attrice segnala di avere letto su Instagram. Sulla vicenda Silvia scrive: "Il body shaming è una pratica pesante da subire, vi propongo dunque, sulla base di questa esperienza, di non rispondere con la stessa moneta. Vi propongo di non scrivere messaggi con insulti personali per prendere le mie difese. Vi propongo d’essere sempre favolose, con i corpi, con i pensieri, con le tastiere, con le azioni. Vi propongo di immaginare paradossi, nuove lingue e disequilibri continui. Questo non vuol dire che non sto affilando le mie unghie. Ma che intanto che le affilo gli passo anche una mano di smalto glitterato".

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Lo stesso gruppo Cheap esprime il suo sostegno a Silvia: "Il suo contributo rivendica il diritto all'autodeterminazione sul proprio corpo: nel farlo per sé, lo rivendica per tutti. Vogliamo ringraziare tutti quelli che da giorni manifestano sia in pubblico che in privato entusiasmo e vicinanza a Cheap, alle artiste coinvolte e al progetto: il supporto trasversale ai contenuti e ai temi di questo lavoro è la risposta collettiva migliore in cui potevamo sperare".

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