Cannucce di carta in hotel per salvare il mare e le tartarughe dalla plastica

L'obiettivo è sensibilizzare il mondo del turismo sul problema della plastica in mare dando un contributo concreto alla riduzione dei rifiuti

Cannucce di carta in cambio di quelle di plastica, tra i rifiuti più 'ingombranti' nei mari italiani: è lo scambio che propone 'Blu Booking', progetto promosso dall'agenzia 'Info Alberghi', a sostegno della Fondazione Cetacea Onlus, a oltre mille alberghi della riviera romagnola. L'obiettivo è sensibilizzare il mondo del turismo sul problema della plastica in mare dando un contributo concreto alla riduzione dei rifiuti. Ma non solo: per ogni struttura che accetterà lo scambio sarà adottata una tartaruga marina.

Secondo i dati raccolti da Ministero dell’Ambiente, Ispra e 15 Arpa, attualmente nei mari italiani galleggiano 179.023 particelle di rifiuti in plastica per chilometro quadrato. Analizzati anche i resti di 150 tartarughe spiaggiate, il 68% aveva ingerito plastica. Un problema di dimensione globale che si sta affrontando partendo dall’operato dei singoli paesi e con azioni concrete che arrivano dal basso.

Molte spiagge italiane hanno adottato per l'estate 2019 un'ordinanza balneare che abolisce l'uso della plastica monouso sulle spiagge: via piatti, bicchieri, cannucce e tutto quello che può diventare un rifiuto. In questo contesto nasce l'idea del Blu Booking che coinvolge tutti gli hotel presenti sul sito di Info Alberghi, 1.270 dai lidi ravennati a Gabicce Mare, invitandoli a uno scambio 'etico': una fornitura di cannucce di carta in sostituzione a un analogo quantitativo di cannucce di plastica già presenti in hotel. Per ogni hotel che accetterà, l'agenzia farà una donazione per sostenere cure mediche e cibo per una tartaruga in cura da Cetacea, che gestisce il centro di recupero tartarughe marine e il primo soccorso cetacei per le regioni Emilia-Romagna e Marche e che negli ultimi anni è intervenuta sempre più spesso per il recupero esemplari di tartarughe e di cetacei intrappolati in attrezzi da pesca abbandonati o che avevano ingerito plastica.

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