Capolarato, blitz dell'Arma: trovata casa "ghetto" con braccianti agricoli sfruttati

Nel prosieguo delle indagini sono stati eseguiti alcuni controlli ispettivi in note aziende agricole della zona, dove lavoravano le persone che alloggiavano e dormivano nell’abitazione

Immagine di repertorio

"Agri Jobs". E' il nome di un'articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia di Forlì e finalizzata al contrasto del caporalato, che si è conclusa con la denuncia di un romeno di 58 anni, abitante nel ravennate e affittuario di un'abitazione a Forlì, per "intermediazione illecita e sfruttamento al lavoro". Lo straniero è accusato di aver reclutato diversi operai per aziende del territorio ravennate e forlivese, spiegano fonti investigative, "in condizioni di sfruttamento (per aver sottoposto gli stessi a condizioni alloggiative degradanti) ed approfittato dello stato di bisogno".

La delicata indagine è iniziata nel luglio del 2017: insieme al personale del Comando Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Forlì, gli uomini dell'Arma della Compagnia di Corso Mazzini sono venuti a conoscenza di un’abitazione alla Cava, dove erano alloggiati una trentina di braccianti romeni. I militari hanno effettuato un servizio di osservazione nei pressi dell'abitazione, notando la presenza di diverse auto con targhe di nazionalità romena, parcheggiate all’interno del cortile antistante e adiacente la casa, nonché la presenza di numerose persone che erano presenti sia all’interno che all’esterno dell'immobile. Dai primi accertamenti condotti è stato possibile stabilire che l’unica persona ufficialmente residente era un cittadino rumeno, che risultava anche essere il proprietario di alcune auto parcheggiate nel cortile dell’abitazione e che l’abitazione in questione fungeva da “dormitorio” di persone, per lo più di nazionalità rumena, stipate in più stanze ghetto, che venivano impiegate nella manodopera agricola.

Nel prosieguo delle indagini sono stati eseguiti alcuni controlli ispettivi in note aziende agricole della zona, dove lavoravano le persone che alloggiavano e dormivano nell’abitazione di viale Bologna. Sono stati individuati tre cittadini stranieri non assunti regolarmente alle dipendenze di una impresa agricola del faentino, motivo per il quale il Nucleo Ispettorato del lavoro ha provveduto alla sospensione dell’attività imprenditoriale e alla contestazione amministrativa di 11mila relativa al personale trovato senza comunicazione di assunzione. Gli uomini dell'Arma hanno eseguito anche una perquisizione domiciliare delegata dalla Procura di Forlì nell'abitazione finita sotto la lente d'ingrandimento, accertando, informano fonti investigative, "le condizioni degradanti in cui vivevano le persone che alloggiavano in quell’immobile". L'’affittuario dell’immobile aveva con se del denaro che aveva ricevuto poco prima da parte delle persone che occupavano l'abitazione, posta sotto sequestro.

Nella circostanza, durante il blitz serale, erano presenti 26 cittadini di nazionalità romena. Le condizioni miserevoli dei lavoratori sono state documentate, con rilievi fotografici e video, accertando le pessime condizioni igienico sanitarie in cui vivevano i vari alloggiati. Per usufruire dell’alloggio pagavano un affitto mensile di 200 euro. In alcuni casi l’indagato veniva pagato dai braccianti per essere accompagnato sul luogo di lavoro, d’accordo con i titolari delle aziende agricole. La Procura ha emesso l’avviso della conclusione delle indagini preliminari nei confronti del 58enne, sul quale gli investigatori hanno proceduto in relazione al reato di "caporalato aggravato dal numero dei lavoratori reclutati superiore a tre".

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