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Carcere di Ravenna affollato, l'allarme del procuratore: "Conflitti quotidiani"

"Le condizioni di vita all'interno degli istituti sono purtroppo stabilmente negative e ciò rende sempre più problematico l'efficace svolgimento delle attività trattamentali"

Il sovraffollamento carcerario in Emilia-Romagna si attenua, sia per le conseguenze dell'emergenza sanitaria, sia per le rivolte scoppiate a inizio 2020 nei penitenziari di Modena e Bologna, dai quali sono stati trasferiti molti detenuti, anche se restano affollate le carceri di Ravenna, Ferrara e della stessa Bologna. Lo si certifica nelle relazioni di Roberto Aponte e Ignazio De Francisci, presidente vicario della Corte d'Appello di Bologna e procuratore generale di Bologna, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Considerando i dati al 30 giugno 2020, i detenuti presenti in Emilia-Romagna erano 3.033, a fronte di una capienza teorica di 2.995. La percentuale di detenuti stranieri è del 48,99%, in leggero calo rispetto al 51,37% dell'anno precedente (il record spetta sempre a Piacenza, con il 62,67% di stranieri). Se il numero delle misure alternative è ulteriormente aumentato, osserva De Francisci in particolare: "Le condizioni di vita all'interno degli istituti sono purtroppo stabilmente negative e ciò rende sempre più problematico l'efficace svolgimento delle attività trattamentali, determinando in sostanza un'inaccettabile accentuazione del carattere afflittivo della pena e della sofferenza ad essa connessa, e ciò aumenta le condizioni di disagio".

Sorgono così situazioni di conflittualità "pressochè quotidiane". Per questo, raccomanda il procuratore generale, "occorre investire nei progetti riabilitativi che perseguano un effettivo reinserimento dei condannati attraverso il lavoro, la scuola, la sistemazione abitativa" e "bisognerebbe poi distinguere tra strutture penitenziarie per detenuti pericolosi, i quali purtroppo non mancano, da quelle per detenuti a custodia attenuata, fondate su attività trattamentali anche praticabili all'esterno".

In ogni caso, resta "notevole" sia l'aiuto del volontariato penitenziario sia il rapporto collaborativo con l'ufficio del Garante regionale per i diritti dei detenuti, riconosce De Francisci. In questo quadro, Aponte avvisa che il carico di lavoro della magistratura di sorveglianza "continua ad aumentare in maniera consistente": nel periodo 1 luglio 2019-30 giugno 2020, pendono infatti 68.602 pratiche tra Tribunale e uffici di sorveglianza di tutto il distretto, mentre l'anno scorso erano 66.226, di cui 36.394 definite. (fonte Dire)

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