Cartelloni "hot", Ancarani (FI): "Censura atto fascista". Arcigay: "Pubblicità offensiva"

Non si placa la polemica sollevata da Linea Rosa e Casa delle Donne sui manifesti pubblicitari "provocanti" di un bar di via della Lirica

Non si placa la polemica sollevata da Linea Rosa e Casa delle Donne sui manifesti pubblicitari "provocanti" di un bar di via della Lirica. Sull'argomento è intervenuto, durante il consiglio comunale di martedì, il capogruppo di Forza Italia Alberto Ancarani che, nell'esprimere il proprio voto contrario a un ordine del giorno della maggioranza sulla violenza di genere, ha citato proprio la questione dei cartelloni pubblicitari.

"Proprio nel giorno in cui un’associazione ampiamente sovvenzionata dal Comune di Ravenna come Linea Rosa si permette di chiedere la censura, un vero e proprio atto fascista, contro un imprenditore che, utilizzando metodologie pubblicitarie da lui pagate – e non certo dalla collettività – promuove la propria attività privata non facendo altro che esprimere la propria libertà di espressione, accade che la maggioranza a guida Pd ponga ai voti un ordine del giorno che sulla carta vorrebbe essere “contro la violenza sulle donne” - commenta Ancarani - Come sempre le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. E l’inferno è quello contenuto nel dispositivo dello stesso, laddove si chiede di proseguire e incrementare “azioni educative di prevenzione”. Chi segue il dibattito pubblico e chi conosce l’ambiente in cui nascono questi “ordini del giorno-trappola” sa bene che le azioni di “educazione” altro non sono nella volontà di chi le propone che quelle che vanno nel senso dell’omologazione, del politically correct come unica stella cometa nell’opinione pubblica, del ridicolo uso di desinenze forzate nei sostantivi, di una maggioranza che solo tre anni fa ha consentito ai consiglieri maschi di fare parte della commissione pari opportunità perché chi è dotato di organo sessuale maschile deve essere colpevolizzato in quanto tale, di un vero e proprio tentativo di istituire nuovi reati di opinione su determinate tematiche, della quasi istituzione di un MinCulPop per chi non la pensa come il mainstream del politicamente corretto richiede. Per questo a nome del gruppo Forza Italia ho convintamente votato contro l’ordine del giorno proposto dalla maggioranza".

Immediata la reazione del presidente di Arcigay Ravenna, Ciro di Maio: "Ancora una volta si vuole far passare per libertà la mercificazione del corpo femminile. Ancora una volta. E non ha nulla di sinistrorso, perchè frasi pornografiche nella pubblicità di una pasticceria nulla hanno a che vedere con il colore politico. Piuttosto mi chiedo come mai si arrivi all'attacco politico di un'associazione che esiste proprio per combattere la violenza sulle donne e che ha dato un contributo proprio all'amministrazione comunale per la realizzazione di un vademecum per evitare pubblicità sessiste. Dobbiamo forse chiederci se in consiglio comunale c'è la volontà di proporre un aggiornamento che riporti a un'epoca in cui la mercificazione dell'immagine femminile era non solo tollerata, ma addirittura giustificata? E, vista la "buona fede" a cui pare si faccia riferimento, sorge spontaneo chiedersi come mai le varie allusioni siano solo supportate da immagini femminili... I modelli maschili erano forse in vacanza? O la mente di chi ha partorito un tale scempio è, in maniera naturale, orientata a disegnare la donna in un ruolo di mero oggetto sessuale? Come Arcigay Ravenna "troviamo questa scelta pubblicitaria decisamente offensiva, in quanto si limita all'allusione sessuale con una raffigurazione femminile senza dire nulla di inerente alla pasticceria".

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"È con grande dispiacere che il gruppo donne dell’associazione Lgbti+ di Arcigay Ravenna apprende la notizia dell’ennesimo atto di sessismo nella cittadina romagnola. Siamo allibite dalla pubblicità scandalosamente sessista fatta dalla pasticceria in questione - commenta Barbara, attivista del circolo Arcigay - Qua si va oltre l’oggettificazione del corpo femminile per fini pubblicitari. Si va oltre la mera e,fine a se stessa, volgarità. Soprattutto se si cerca di giustificare istituzionalmente come libertà d’espressione. Secondo noi questa pubblicità non è libertà d’espressione, bensì misoginia pubblicizzata. E, oltre a esprimere solidarietà a Linea Rosa per l'attacco ricevuto solo per aver espresso il proprio dissenso, ci teniamo ad aggiungere che in questa pasticceria ci lavorano delle persone di genere femminile/donne a cui piacerebbe sapere se sia stato chiesto cosa pensano delle scelte comunicative di stampo maschilista dell'azienda per cui lavorano, che ogni giorno rappresentano proprio con il loro volto dietro un bancone. Lo stato d'animo di chi poi, in carne ed ossa, in quell'azienda è al servizio del cliente che magari pochi minuti prima ha visto il cartellone pubblicitario... Rifiutiamo una cultura dove le donne rappresentate sono sempre disponibili, rifiutiamo una cultura in cui le donne servono come strumento del desiderio dell'uomo ai fini del marketing e del guadagno, rifiutiamo l'idea di una donna pornografizzata ed erotizzata a fini commerciali. Si tratta di una cultura superata che non serve più nemmeno a vendere, ma solo a rendersi penosi".

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