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Cattivi odori, il procuratore capo sul caso Bunge: "Si lavora ad una soluzione"

Il procuratore capo di Ravenna, Alessandro Mancini, interviene così in merito al sequestro preventivo urgente della Bunge Italia spa

"Con un piano industriale tecnologico, finalizzato alla riduzione delle emissioni degli odori, la Procura tutelerà il diritto dei lavoratori a riprendere le attività". Il procuratore capo di Ravenna, Alessandro Mancini, interviene così in merito al sequestro preventivo urgente della Bunge Italia spa, colosso industriale specializzato nella trasformazione dei semi e con sede legale a Porto Corsini, nell'area del polo chimico ravennate.

Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri in seguito all'ordinanza firmata dal procuratore Mancini e dal pubblico ministero Cristina D'Aniello. Nausea, senso di vomito e problematiche respiratorie: questi i sintomi lamentati da tempo da diversi cittadini che abitano alle porte di Ravenna e che hanno spinto la Procura a disporre il sequestro preventivo urgente dell'azienda.

I residenti che più hanno lamentato i cattivi odori sono stati quelli della vicina frazione di Marina di Ravenna oltre che della stessa Porto Corsini, tanto da organizzarsi in un comitato. Secondo le prime verifiche effettuate dagli investigatori, la causa dei cattivi odori potrebbe essere inquadrata nella lavorazione di semi oleosi di soia con conseguente emanazione di gas maleodoranti.

"Il sequestro - ha spiegato Mancini, affiancato dal capitano del Nucleo Investigativo di Ravenna, Antonio Pisapia - è stato disposto al fine di evitare che i cattivi, che al momento non riteniamo nocivi, portino ad ulteriori conseguenze". Nell'ordinanza di sospensione dell'attività legato al sequestro dell'azienda , ha aggiunto il procuratore, "è implicito il fatto che se la Bunge presenta un piano industriale-tecnologico per la riduzione delle emissioni degli odori, la stessa Procura tutelerà il diritto dei lavoratori a riprendere le attività". E' previsto un incontro fra i magistrati e gli avvocati dell’azienda proprio su quest'ultimo punto. "Se si procederà così pensiamo si potrà arrivare ad una risoluzione in tempi rapidi".

UNIONE UTENTI PORTO RAVENNA - Sulla questione è intervenuto anche Riccardo Martini, presidente dell'Unione Utenti ed Operatori del Porto di Ravenna: "E' giusto e doveroso sia tutelare la salute pubblica sia evitare, per quanto possibile, che ci siano ripercussioni negative sui lavoratori dello stabilimento e sulle attività dell'indotto, trattandosi nello specifico di una delle principali aziende che operano ed investono sul nostro territorio ed in particolare sul Porto di Ravenna". L'Unione Utenti chiede quindi alle autorità competenti "che venga fatta urgente chiarezza sull'intera vicenda, scongiurando nel frattempo l'interruzione dell'attività produttiva, con la convinzione che eventuali misure necessarie a eliminare le criticità riscontrate dalla magistratura saranno prontamente attuate da Bunge".
 

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