Caso daini, gli animalisti: "La risposta dell'assessore non è una buona notizia"

"In primis perché l’eradicazione comporterebbe ferimento e uccisione di una parte dei daini, e in secondo luogo perché il sospetto che si decida di spostarli in zone di caccia è molto forte"

Dopo la risposta dell’assessore all'agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna Alessio Mammi all’interrogazione della consigliera del Movimento 5 stelle Silvia Piccinini – interrogazione già precedentemente presentata dalla consigliera Giulia Gibertoni - le associazioni animaliste (e non solo) ravennate si soffermano su alcune riflessioni.

"Quella che viene presentata come una buona notizia, in realtà non lo è affatto: in primis perché l’eradicazione comporterebbe ferimento e uccisione di una parte dei daini, e in secondo luogo perché il sospetto che si decida di spostarli in zone di caccia è molto forte; peraltro l'operazione non garantirebbe neppure la sicurezza degli automobilisti - spiegano da Clama, Animal Liberation, Cruelty free, Lac Emilia Romagna, Lega nazionale difesa del cane, Movimento animalista Modena, Oipa Ravenna e Italia Nostra Ravenna - Nel piano faunistico venatorio 2018-2023 della Regione Emilia Romagna è scritto ben chiaro: “Ravenna: daino potenzialmente cacciabile, di fatto impossibile per tensione sociale”; quindi, lontano dall’attenzione dei cittadini che si sono attivati da tutte le parti d’Italia in difesa di questi animali, quanto sarebbe facile rendere questi animali “effettivamente cacciabili”? La stessa Ispra nel “Programma di conservazione del Cervo della Mesola”, a proposito dei daini, definisce il sistema di “catture e rilasci in altre aree, affiancate da abbattimenti" (non sia mai che non si escluda del tutto il fucile!) come problematico, “visto che il rilascio di specie alloctone sul territorio nazionale va evitato”. Ispra continua poi affermando che "trattandosi di un’operazione limitata nel tempo e con carattere di eccezionalità, gli animali catturati potrebbero essere trasferiti in aree recintate pubbliche o private”. Da cui desumiamo che l’eventuale eradicazione potrebbe essere eseguita “una tantum”, senza risolvere in alcun modo il “problema” dei potenziali danni o il pericolo attraversamento stradale da parte dei daini. E' interessante a questo proposito la nota, sempre del Piano faunistico venatorio, che recita relativamente ai daini di Ravenna: “La maggior parte dei danni avviene in pineta; l’esiguità complessiva dei danni è insufficiente a giustificare l’attivazione di un piano di controllo"".

"Fra censimenti nebulosi (da anni non vengono resi noti i numeri, né la metodologia adottata) e allarme per danni che negli stessi documenti della Regione diventano poi “irrilevanti” – ricordiamo che i danni alla rete ferroviaria addotti fra le motivazione per la delibera “ammazza daini” n. 252 del 2014 risultarono poi ammontare a zero – c’è da perdere la testa - continuano le associazioni - Quanto alla proposta avanzata mesi fa da Lav sul piano di sterilizzazione di cui leggiamo nella risposta dell’assessore, non ci risulta che questa sia stata seguita da alcun riscontro circa modalità e fattibilità, iter burocratico e quant’altro, né da risposte ufficiali da parte della Regione al momento della presentazione della proposta stessa, ormai mesi fa. Se così fosse, l’idea di collaborazione e confronto della Regione Emilia Romagna con le associazioni si conferma alquanto bizzarra. Ultimo, ma non ultimo: è stato dato molto risalto in questi giorni alla sentenza di risarcimento danni da parte di Regione, Provincia e Atc al cittadino la cui auto fu danneggiata nel 2018 da un daino. Il giudice di pace motiva l’imputazione della responsabilità dell’incidente alla Regione per il 50% col fatto che essa non abbia mai provato di avere attuato le attività svolte al controllo di fauna selvatica tramite, “a titolo meramente semplificativo: reti o barriere contenitive efficaci, sterilizzazioni”. Perché è chiaro, non è con una eradicazione che non potrebbe essere mai totale o con gli abbattimenti che si potrà garantire la sicurezza dei cittadini: come lo stesso giudice sottolinea e come le esperienze in alcune zone della nostra Regione dimostrano, l’unico modo per tutelare i guidatori è l’installazione di dissuasori e recinzioni adeguate. Tuttavia, alle nostre richieste circa l’installazione di dissuasori sonori e luminosi e di altri impianti di sicurezza (misure ecologiche che nel sito stesso della Regione vengono definite come molto efficaci nell’azzerare gli incidenti dovuti alla fauna selvatica), mai nessuna risposta è arrivata".

"In seguito infine alla richieste della consigliera Gibertoni di informazioni dettagliate sugli interventi ecologici, la loro localizzazione e data di esecuzione è stata chiesta dalla Regione una proroga al 15 dicembre per fornire i documenti relativi, solo per quanto di competenza della Regione stessa - concludono - Sappiamo bene che non tutte le strade trafficate confinanti con la pineta di Classe sono di diretta competenza della Regione ma, come da noi associazioni già sottolineato, è vero che questa deve svolgere un’importante funzione di coordinamento con gli enti preposti (Comune, Anas, Provincia, ecc.) al fine di attivare le procedure di installazione di dissuasori sonori e luminosi e di ogni altro mezzo ecologico essenziale per la sicurezza degli automobilisti e la tutela degli animali. Ancora una volta chiediamo che, prima di  avviare procedimenti costosi, pericolosi per i daini e certo non risolutivi del “problema sicurezza”, ogni ente coinvolto si adoperi per realizzare tali misure, compresi gli “attraversamenti verdi”. Da mesi chiediamo risposte sui metodi ecologici in prevenzione di incidenti stradali, che mai sono arrivate; rimaniamo quindi vigili, in attesa di misure che davvero tutelino i cittadini e gli animali".

L'interrogazione

Con una nuova interrogazione Giulia Gibertoni (Gruppo Misto) chiede al governo regionale di chiarire le sue reali intenzioni riguardo ai daini di Ravenna. Rispondendo a una precedente interrogazione della stessa consigliera l’assessorato regionale competente ha ipotizzato un possibile trasferimento e la sterilizzazione degli animali. Senza però, rimarca Gibertoni, “dare alcun dettaglio ulteriore”.

Le associazioni animaliste temono che queste operazioni possano comportare, prosegue la consigliera, “il ferimento o l’uccisione di alcuni capi (c’è poi anche il sospetto che si decida di spostare i daini in zone di caccia)”. Gli animalisti propongono invece soluzioni diverse, rimarca, come “l’installazione a Classe di dissuasori sonori e luminosi e di ogni altro mezzo ecologico essenziale per la sicurezza degli automobilisti e la tutela degli stessi animali”. In sintesi, prosegue, “richiedono a ogni ente coinvolto nella vicenda (prima di avviare procedimenti costosi, pericolosi per i daini e di certo non risolutivi del ‘problema sicurezza’) di adoperarsi per realizzare queste misure, compresi gli ‘attraversamenti verdi’”.

Gibertoni chiede quindi all’amministrazione regionale di “prendere posizione rispetto alle richieste degli animalisti”. Sarebbe sbagliato, ripete la consigliera “prendere decisioni affrettate per placare le tensioni dell’opinione pubblica”. Questi daini, conclude, “sono ormai un ‘simbolo’ del territorio ravennate”, l’esecutivo regionale “deve attivarsi per raggiungere l’obiettivo di una convivenza senza tensioni sociali, come suggeriscono le stesse associazioni animaliste”.

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