Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Caso Molducci, scambio di lettere tra la madre della presidente del consiglio e Alvaro Ancisi

Il caso è ancora quello del “ti sparo in bocca” pronunciato dal consigliere di Lista per Ravenna alla presidente del consiglio Molducci.

Alla lettera di Mariangela Baroncelli, madre di Livia Molducci, pubblicata dal Corriere  di Ravenna,  Alvaro Ancisi ha risposto con una lettera aperta. Il caso è ancora quello del “ti sparo in bocca” pronunciato dal consigliere di Lista per Ravenna alla presidente del consiglio Molducci.

LA LETTERA DI MARIA ANGELA BARONCELLI MOLDUCCI - Sono la mamma di Livia Molducci, eletta presidente del consiglio comunale. Sabato scorso 3 dicembre quando sono andata all' edicola per acquistare il giornale, gli edicolanti mi hanno avvertito con rammarico e indignazione delle due frasi offensive e minacciose rivolte a mia figlia durante una seduta della conferenza dei capigruppo in Comune in cui si parlava della celebrazione della Liberazione di Ravenna. "Ti sparo in bocca" e "lei non sa cosa posso farle io" le ho lette e sentite come rivolte a me. Alvaro Ancisi ha dimenticato di essere stato maestro elementare, mio collega alla scuola Edmondo De Amicis, quando insegnava agli scolari a contare fino a 10 prima di parlare quando si è arrabbiati. Siamo arrivati molto in basso nel modo di fare politica...cioè il bene dei cittadini che hanno posto la loro fiducia in persone educate, corrette, rispettose e amanti del bene. Ho conosciuto la mamma di Alvaro quando negli anni Cinquanta venne a Ravenna, vedova, a lavorare come pasticciera per crescere i suoi figli. Preparò il rinfresco per il mio matrimonio con Emilio Molducci, padre di Livia. C' era amicizia, accoglienza e solidarietà e credo che sarebbe rimasta anche lei addolorata se a sua figlia fosse stata rivolta quella frase, "ti sparo in bocca". Quanto poi alla seconda frase, detta dal signor Ancarani, "non sa cosa posso farle io" mi dispiace, ma non porta bene il suo nome Ancarani, perché mia madre si chiamava Ancarani ed era ben altro. Mi auguro che questo increscioso episodio riporti alla normalità le sedute comunali e le persone nominate si ricordino che nel capitolo 1 della Genesi, quando Dio creò l' uomo, lo fece a sua immagine e uguaglianza.

Maria Angela Baroncelli Molducci a nome dei figli, nipoti, parenti e amici.

LA RISPOSTA DI ANCISI - Cara Mariangela, capisco lo sconcerto che la mancata rappresentazione dei fatti può averti prodotto a fronte di parole estratte dal contesto. Me ne dispiace.

Innanzitutto, chiunque decida di impegnarsi in politica, non importa se a pagamento (io, da semplice consigliere comunale, non lo sono mai stato), sa di doverne accettare non solo le regole, ma anche le asprezze e le amarezze del mai facile confronto coi colleghi e coi cittadini. Io ne ho immagazzinato valanghe enormi, da quando ero appunto un giovane maestro tuo collega appena avviato in politica, a tutt’oggi. Le ho sempre affrontate da solo, mai completamente somatizzandole, ma senza deflettere e rendendo conto solamente alla mia coscienza. Lo avevo appreso da mia madre. Me ne hai ricordato un episodio che mi inorgoglisce. Analfabeta, vedova, con due figli di 11 e 9 anni a carico, famiglia iscritta in Comune nell’elenco pubblico dei poveri e assistita dalla San Vincenzo (dunque anche da Emilio, tuo marito), pasticciera fai-da-te lavorando nella casa inabitabile infestata da scarafaggi, topi e bisce dove vivevamo, aveva fatto il rinfresco alle nozze di una bella famiglia borghese, tra le più stimate. In realtà solo le paste. In quelle paste c’era il lavoro anche degli aiutanti, suoi bambini. Altri tempi, che non potrei dimenticare.

Livia è entrata in consiglio comunale nel 2011 direttamente come presidente, così come, affacciandosi in politica all’inizio del secolo, era subito diventata assessore della Provincia e cinque anni dopo presidente nell’Istituzione Biblioteca Classense: sempre facendo parte della maggioranza. Le è mancato il tirocinio della politica militante, quella dei semplici consiglieri a titolo volontario, tanto più improba dai duri banchi dell’opposizione. Forse per questo ha avuto difficoltà a calarsi nel ruolo di garante di tutto il consiglio al di sopra delle parti, e vita ostica nei rapporti con tutte le opposizioni, mandata allo sbaraglio e spesso lasciata sola dalla maggioranza. Non sono mai stato tra quelli che l’hanno investita pesantemente e non ho mai avuto alcun pregiudizio verso di lei. Quando è possibile parlarci vis à vis, troviamo sempre la soluzione. Ne contesto di volta in volta, dal mio punto di vista, gli errori, che sostiene sovente con rigidità.

In questo contesto, in un clima già caldo in partenza, la conferenza dei capigruppo incriminata è cominciata con la miccia accesa della mancata iscrizione nei lavori del consiglio comunale della celebrazione della Liberazione di Ravenna al solo dichiarato scopo di evitare che il consigliere Ancarani vi effettuasse un suo intervento, ritenuto politicamente scorretto. Presumo che il divieto abbia avuto origine dalla maggioranza. "Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo" è però il messaggio di Voltaire, padre storico della tolleranza, della quale si esalta il messaggio universale di Papa Francesco.

Il primo argomento, non preannunciato, ha riguardato la celebrazione del centenario dantesco con la messa in scena di tutti i canti della Divina Commedia ad opera di Ravenna Festival e di Ravenna Teatro. Non mi dilungo. Ho chiesto solamente, in contrasto con Livia, che l’esposizione del progetto in consiglio da parte dell’assessore alla cultura e dei rappresentanti delle due associazioni teatrali avvenisse col rispetto del regolamento, onde non fosse frettolosa e non impedisse ad ogni consigliere di esprimere il proprio contributo. Livia ha insistito lungamente sulla sua posizione, non potendo io rinunciare alla mia (che poi è stata fatta propria dal consiglio all’atto dei fatti) se non con una mediazione. A questo punto Livia mi ha minacciato di rendere pubblico che io ero contro l’iniziativa, contro la cultura, ecc. Scioccato dalla sparata inaspettata, la frase con cui ho reagito voleva dire: “Ti risponderò pubblicamente in modo per te disastroso”.  Non è un’offesa o un insulto. Sarebbe stata una minaccia alla persona se ne avessi avuto l’intenzione, ma tutti capiscono che non poteva essercene l’ombra, e se fosse stata da lei percepita come tale. Siccome ho aggiunto immediatamente l’avverbio “politicamente” la materia si riduce alla diversa sfera della polemica politica, entro cui si legge quotidianamente molto altro. La minaccia non è stata per niente percepita perché si è poi continuato con gli altri argomenti - al di là dell’intermezzo burrascoso tra Livia ed Ancarani - per concludersi pacificamente, anche su un punto da tempo oggetto di difficile condivisione. Livia, per giustificare la frase che aveva innescata la mia reazione, ha anche detto: “Me l’hai cavata di bocca”, pur se tuttora non capisco perché. Ho reagito male? Sì. Ripeterei quella frase? No. Ce ne sono tante che esprimono la stessa intenzione senza veemenza.

Chiuso l’incontro, parlando serenamente con Livia nel corridoio, avevamo anche raggiunto sulla questione divisiva un compromesso, che non ha avuto seguito in consiglio perché un consigliere di maggioranza ha ritenuto di buttarmi su Facebook in pasto ad insulti ed irrisioni di ogni risma, peraltro con la partecipazione corretta di Livia, che ha però alimentato il massacro personale: non soddisfatto del quale, il medesimo consigliere ha voluto coinvolgere tutta la stampa con un comunicato della sua lista elettorale. Non ci passo sopra per rispetto verso me stesso.

Mariangela, ti auguri giustamente “che questo increscioso episodio riporti alla normalità le sedute comunali”. Dipendesse da me e da Livia non ci sarebbero problemi. Dipende da altri 30 consiglieri, dai 9 assessori e in primis dal sindaco, la cui presenza alla conferenza dei capigruppo sarebbe indispensabile per sgrovigliare ogni nodo. Ma non è mai venuto. Alla sua assenza dalla seduta incriminata, seguita da disinformazione da parte dei suoi, si deve il suo intervento fuori posto in consiglio comunale, del quale si è poi scusato, ma che ha gettato benzina sul fuoco vivo sotto la cenere.

Non basterà un piatto di cappelletti. Deve cambiare qualcosa. In queste condizioni non ha nemmeno senso partecipare alle conferenze dei capigruppo, dove niente si può decidere se non conviene al capogruppo del PD, che vale da solo la maggioranza assoluta dei voti, e che oltretutto si svolgono senza alcuna trasparenza, in seduta segreta. Ti prometto però il massimo senso di responsabilità.
Un abbraccio.

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