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Cronaca

Centri estivi, i contributi della Regione per la frequenza: oltre 500mila euro per il Ravennate

La consigliera del Pd Manuela Rontini: "È il quinto anno che la Regione conferma questa misura, che va incontro ai genitori che lavorano durante l’estate e scelgono di iscrivere i figli a un centro estivo"

“In vista della fine della scuola, l’Emilia-Romagna conferma anche per il 2022 il contributo alle famiglie per la frequenza ai centri estivi. – a ricordarlo è la consigliera regionale Pd Manuela Rontini, che sottolinea – Per accedervi è necessario avere un Isee al di sotto dei 28mila euro. Si potranno ricevere fino a 336euro per bambine e bambini tra i 3 e i 13 anni, estesi a 17 nel caso di ragazze e ragazzi con disabilità”. Obiettivo del progetto è promuovere e sostenere l’accesso da parte delle famiglie a servizi che favoriscono la conciliazione vita-lavoro nel periodo di sospensione estiva delle attività scolastiche, e allo stesso tempo contribuire a qualificare e ampliare le opportunità di apprendimento e integrazione, mediante esperienze utili per bambini e ragazzi.

“È il quinto anno che la Regione conferma questa misura, che va incontro ai genitori che lavorano durante l’estate e scelgono di iscrivere i figli a un centro estivo. Uno spazio di crescita educativa e comportamentale per i più giovani, oltre a un momento di divertimento, gioco e recupero della socialità e del gruppo, di cui c’è tanto bisogno” commenta la consigliera.

“Venendo ai numeri, in provincia di Ravenna sono 36.200 i potenziali beneficiari del contributo e 503.429 euro i fondi complessivi a disposizione. Nello specifico, per il Distretto di Ravenna sono 17.728 i potenziali beneficiari di 246.541 euro, per quello di Lugo 9.764 per 135.787 euro e per quello di Faenza 8.708 per 121.101 euro – riporta Manuela Rontini che richiama come – Il bonus per i centri estivi è un sostegno concreto che molte famiglie attendono ogni anno. Nel 2022 è stato esteso per chi ha figli con disabilità. Ricordo che possono chiedere il contributo anche le famiglie nelle quali uno o entrambi i genitori siano disoccupati, in cassa integrazione o mobilità purché abbiano sottoscritto un Patto di servizio, quale misura di politica attiva del lavoro. Infine, se anche un solo genitore è impegnato in modo continuativo in compiti di cura, se nel nucleo familiare è presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente”.

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