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Cgil: "La violenza di genere continua a essere una piaga sociale"

"Prima della sopraffazione fisica, il dominio si manifesta escludendo la donna dalla gestione economica della casa e nella privazione del reddito", sottolinea la Rete donna del sindacato

Mercoledì ricorre il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. In questa giornata simbolo per tutti, le donne della Cgil, vogliono continuare a parlarne. In Italia e nel mondo la violenza sulle donne, la violenza legata al genere, continua a essere una piaga sociale.

"È la misura che ci dice, continuamente, che il nostro mondo, che dovrebbe essere di tutti, ancora non ci appartiene - afferma la Rete donne della Cgil di Ravenna -. In questa giornata siamo tutte portate a pensare alla violenza come sopraffazione fisica, come la manifestazione dolorosa del dominio maschile, ma non possiamo e non vogliamo tacere la triste realtà che ci insegna che prima della sopraffazione fisica, il dominio si manifesta con azioni striscianti, ad esempio nell’escludere la donna dalla gestione economica della casa, nella privazione del reddito o della possibilità di procurarselo. 

La preoccupazione per la sopravvivenza anche economica è tra le motivazioni principali che portano le donne a tardare nel denunciare la violenza domestica. In questa ottica la battaglia per la parità salariale, intesa come opportunità di realizzazione, è ancora lontana. I fatti ci dicono che nel mondo del lavoro avere un corpo di donna è ancora molto discriminante, che sul corpo femminile sono proiettati ancora oggi tutti gli stereotipi dei secoli passati (si pensi alla bassa incidenza maschile nei lavori di cura di welfare e di istruzione). 

L’autonomia identitaria è strettamente legata alla possibilità delle donne di accedere al mondo del lavoro. Sapere di essere in grado di portare avanti autonomamente un progetto, avere l’approvazione delle colleghe e dei colleghi aiuta le donne che subiscono violenza domestica ad avere un quadro diverso di sé, più reale, più legato alla vera possibilità del fare, che in un ambiente violento al fianco di un uomo prevaricatore non è possibile: lavorare aiuta a rafforzare l’autostima. La violenza non è un fatto privato, è una questione pubblica, tutto ciò che riguarda un solo corpo di una sola donna riguarda tutte noi. 

La cronaca quotidianamente ci dice che la società italiana è ancora profondamente maschilista, nessuna e nessuno può ritenersi neutrale o estraneo all’azione sociale del patriarcato e della virilità, dalla triste pratica di creare dalle differenze continue gerarchie. La violenza è solo una delle possibilità per relazionarsi alle altre persone, ma è sempre una scelta. L’ordine sociale non è un ordine naturale contro il quale le persone sono impotenti, la violenza di genere è una costruzione mentale, è la visione del mondo con la quale l’uomo appaga il suo bisogno di dominio. Noi vogliamo ricordare a tutte ed a tutti che può esistere un equilibrio orizzontale, paritetico, ma che i diritti da sempre si conquistano con la lotta".

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