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Cronaca

A Marina dopo quasi 60 anni chiude lo storico bar di famiglia: "Non c'è più spazio per questo tipo di imprese"

Cala il sipario sul "Timone", diventato negli anni una istituzione del territorio, con le sue tradizionali tavolate in bacino

Il 21 aprile è un giorno che sarà ricordato con un velo di tristezza da almeno tre generazioni di ravennati. Una domenica in cui la famiglia Civenni, fondatrice del Bar Timone di Marina di Ravenna, chiude le serrande dell'attività nata nel 1967 e diventata negli anni una istituzione del territorio, con le sue tradizionali tavolate in bacino. La gestione andrà adesso a una nuova impresa che per il momento lo porterà avanti per la stagione estiva, prima di sottoporlo a cambiamenti più strutturali previsti per l'inverno prossimo. 

A raccontare le ultime settimane di gestione, passate con il magone, e a dare notizie su futuro della struttura sono Umberto e Lara Civenni, figli di Leda Marchetti, la fondatrice del Timone. "Purtroppo - spiega Umberto - ci siamo resi conto che non è più possibile portare avanti una impresa familiare di questo tipo. E quando, un mese, fa ci è arrivata un'importante offerta da una società del territorio, abbiamo deciso di vendere".

Una scelta sofferta, hanno sottolineato Umberto e Leda, maturata al termine di un periodo travagliato. "Gli anni della pandemia hanno sicuramente inciso - spiega ancora Umberto - e poi le incertezze della Bolkestein hanno accentuato le nostre difficoltà. Ma anche alcune scelte di gestione del territorio che hanno penalizzato Marina hanno avuto il loro peso".  

Veduta del bar Timone dal bacino

Il Bar Timone intreccia la sua storia con la famiglia Civenni ed è probabilmente una delle ultime attività legate a una gestione familiare così longeva. Bambini che negli anni '60 ci andavano con i loro nonni ci sono poi tornati accompagnando i loro nipoti. Umberto e Lara sono subentrati alla gestione di mamma Leda esattamente trent'anni fa. 

"Quando la mamma ha aperto - riprende Lara Civenni - io non ero ancora nata. Il bar non è stato una seconda casa, ma la nostra casa effettiva. Qui ci sono i ricordi di tutta una vita e la sua chiusura la viviamo come una sorta di lutto. Abbiamo molta confusione in testa. Oltre a dover pensare al nostro futuro lavorativo, perché siamo ancora troppo giovani per pensare alla pensione. Per adesso io e mio fratello abbiamo trovato un lavoro per la stagione estiva".

Il bar della Leda, come lo chiama la stessa figlia, chiude portandosi dietro oltre mezzo secolo di ricordi e di storie. "Sarebbe bello ritrovarsi con chiunque abbia un racconto o un aneddoto da condividere su questo lungo viaggio. Un modo per mantenere vivo insieme a noi il ricordo. Oggi però pensiamo al presente e ringraziamo chi ci viene a salutare e a trovare. Augurandoci il meglio per il nostro futuro", conclude Lara.

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