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Giovedì, 11 Agosto 2022
Cronaca

Chiuso l’anno della Misericordia, il vescovo: "Sostenere Santa Teresa e partire per la missione a Carabyllo"

Partecipatissime le due celebrazioni diocesane di chiusura delle Porte Sante, segno che “c’è un bisogno grande, di riscoprire un percorso spirituale"

Sostenere l’Opera di Santa Teresa e dedicare un periodo di volontariato alla missione diocesana a Carabayllo: sono due opere di misericordia che l’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni ha chiesto a tutta la diocesi come segni del Giubileo della Misericordia che si è chiuso questo week-end con due celebrazioni (aSanta Maria in Porto, sabato, e in cattedrale, domenica sera). Un Giubileo che si chiude, quindi, nella celebrazione, ma che deve continuare nel rinnovamento spirituale e nelle opere. Partecipatissime le due celebrazioni diocesane di chiusura delle Porte Sante, segno che “c’è un bisogno grande, di riscoprire un percorso spirituale, di riagganciare la propria vita al Signore -ha spiegato monsignor Ghizzoni -. Il tema della Misericordia ha aperto molte porte e molti cuore. Speriamo che questo porti frutti non solo nei grandi eventi ma nella vita di tutti i giorni”.

“Siamo chiamati a testimoniare che ‘la misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona’”, ha spiegato domenica sera monsignor Ghizzoni. Entrare dalla Porta della Misericordia, ci permette di essere una Chiesa “aperta che vuole accogliere chiunque cerchi perdono e speranza, sostegno e consolazione o anche del cibo, un vestito, un letto, una casa”. Di qui i due appelli che l’arcivescovo ha voluto rivolgere all’assemblea, per un rinnovamento spirituale profondo nella nostra chiesa locale, e per la comunione.

“Rinnovamento spirituale, perché nessuno è in regola con l’essere misericordioso, neanche dentro le nostre comunità parrocchiali e le nostre associazioni e movimenti - ha evidenziato -. E anche fuori, nella nostra società civile, tanti episodi di poca compassione, di poca accoglienza, di poca ospitalità, di poco rispetto dei diritti, anche di violazione della vita sia nascente, che morente, il permanere della tratta delle donne sulle nostre strade, le condizioni di povertà o di precarietà delle famiglie che hanno perso il lavoro e sono senza assistenza, tanti anziani e soprattutto donne anziane lasciati spesso soli  ci dicono che siamo in un mondo poco misericordioso e abbiamo tanto cammino da fare per fermentare col Vangelo una società come la nostra. A cominciare però da noi stessi e da chi ci è più prossimo”.

E anche sulla comunione dei cuori e degli spiriti “dentro le nostre comunità ecclesiali dobbiamo ancora fare passi in avanti, visto come ci dividiamo sull’ecumenismo, sul dialogo interreligioso, sulle appartenenze politiche, sulla emigrazione, sulla liturgia, sul rapporto clero - laici, sulla figura del Papa che qualcuno si ostina a voler interpretare solo con categorie politiche. Dialogare tra noi, accogliere il bene che c’è nell’altro, cercare il perdono e la riconciliazione dopo le ferite, affidare a Dio quelli che non riusciamo a perdonare, rinunciare a cercare solo se stessi, ricordare che la verità c’è solo nella carità: abbiamo ancora strada da fare in vista di una comunione vera e piena di misericordia”.

A conclusione quindi del Giubileo della Misericordia, monsignor Ghizzoni ha chiesto di affidarsi e affidare tutta l’umanità e il cosmo a “Gesù Cristo, il Risorto, perché diventi veramente e sempre più il Signore della vita, dei singoli e della comunità umana. Chiediamo e vogliamo che il Regno di Dio venga e tutti riconoscano e dicano a Gesù, come Tommaso, ‘mio Signore e mio Dio’. Nella preghiera e nelle opere di tutti i giorni ci impegniamo a diventare più misericordiosi, perché a tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia del Padre come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi”. E su questo sono due le opere concrete di misericordia che l’arcivescovo ha chiesto all’intera diocesi: il sostegno all’Opera di Santa Teresa, appunto, e l’impegno concreto, in prima persona, a visitare e dare una mano nella missione di Carabayllo.

“L’Opera è la principale opera caritativa della nostra Chiesa, con le sue diramazioni sul territorio - ha proseguito -. Abbiamo fatto una forte ristrutturazione e avviato un nuovo cammino per risanare e regolarizzare tutta la sua vita interna, ma abbiamo bisogno di un forte impegno anche economico perché possa ora continuare a vivere, seppure con forme nuove Chiedo perciò a tutti di fare dei gesti concreti di donazione gratuita, potendo ricevere in cambio solo la preghiera degli ospiti, dei malati, delle suore, dei responsabili, e mia personale. Già altre volte nella storia di S. Teresa l’Opera ha potuto fare passi in avanti e superare scogli pericolosi grazie alle donazioni rilevanti che le sono giunte da persone che hanno creduto alla carità. Anche oggi il bisogno è grande ed è urgente. Il Papa ci ricordava le parole di San Giovanni della Croce: "Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore’. Sarebbe una vera e degna conclusione di questo anno, con una opera di misericordia storica”".

C’è poi un’opera di misericordia centrale che riassume tutte le altre, ha spiegato l’arcivescovo: evangelizzare i poveri: “Oggi propongo alle nostre comunità parrocchiali, alle associazioni, ai movimenti, di essere fedeli alla nostra missione diocesana a Carabayllo in Perù non tanto con raccolte di offerte, ma con il mettersi a disposizione per partire per un periodo di lavoro pastorale in quella Chiesa sorella della nostra. Non per fare assistenza sociale ai poveri, ma per offrire la forza del Vangelo di Dio, che converte i cuori, risana le ferite, e di conseguenza trasforma i rapporti umani e sociali secondo la logica dell'amore. C’è bisogno di operai per quella messe”.

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