Cronaca

Protesi al seno difettose: le vittime ravennati possono costituirsi parte civile

Gli operatori del Centro Difesa Consumatori rimangono a disposizione per fornire informazioni più dettagliate sulla vicenda, presso le sedi di Ravenna e Faenza ai seguenti recapiti

Ancora aperta la famosa questione delle protesi al seno difettose, trapiantate dalla società francese Poly Implant Prothèse, meglio conosciute come protesi Pip. Infatti, le autorità di vigilanza francesi hanno riscontrato la nocività di tali protesi, composte da silicone non omologato e soggette a rottura (oltre 1.500 i casi di rottura segnalati) e dal primo aprile 2010 le protesi Pip sono state ritirate dal commercio; purtroppo, però, nel frattempo tali protesi sono state impiantate con grave pericolosità per le donne interessate.

Una volta scoperta la nocività delle protesi le donne coinvolte sono state costrette a sottoporsi ad ulteriori interventi chirurgici per l'espianto della protesi pip e l'applicazione di altre protesi, con conseguenti disagi sia fisici che psicologici e potenziali patologie che potrebbero manifestarsi nel tempo. La maggior parte delle donne che si è sottoposta all’impianto delle protesi Pip era affetta da tumore al seno e proveniva da interventi di asportazione della mammella o di entrambe le mammelle. Sono, pertanto, passate da una grave malattia ad un’altra problematica altrettanto grave.

Le Procure della Repubblica di varie province d'Italia, coordinate dalla Procura di Torino, zona maggiormente interessata dai casi, hanno avviato indagini al fine di accertate la rilevanza penale della condotta tenuta dal legale rappresentante della società francese Poly Implant Prothèse nonché di eventuali correi. A Torino è già iniziato il processo nei confronti del legale rappresentante e di un dirigente con l'accusa di frode in commercio e violazione del Codice del Consumo. E' in corso anche un'inchiesta per le lesioni patite dalle donne coinvolte. E' già stato condannato a quattro anni di reclusione dal Tribunale di Marsiglia.

Anche la Procura di Ravenna ha aperto un procedimento sulla scorta delle querele sporte da un gruppo di donne coinvolte nella Provincia e sono ancora in corso le indagini preliminari. Con il rinvio a giudizio le querelanti ed anche altre donne interessate potranno costituirsi parti civili per chiedere il risarcimento dei danni subiti. I legali del Centro Difesa Consumatori della Provincia di Ravenna stanno già assistendo le signore che hanno sporto querela nella speranza di ottenere la condanna dei responsabili ed il riconoscimento dei danni subiti. Gli operatori del Centro Difesa Consumatori rimangono a disposizione per fornire informazioni più dettagliate sulla vicenda, presso le sedi di Ravenna e Faenza ai seguenti recapiti.

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