Cronaca

Una 'fabbrica della memoria': inaugura 'Classis', ecco cosa troveremo nel nuovo museo

Sono stati svelati per la prima volta, dopo una lunga attesa, i primi dettagli sul futuro Museo di Classe, che inaugurerà il 1 dicembre 2018 su un'area espositiva da 2800 metri quadrati circondata da un enorme parco sempre aperto

Immaginate di trovarvi proiettati all’indietro nel tempo, molti secoli prima della nascita di Cristo. Immaginate di camminare in luoghi di paludi e silenzio, accanto a uomini con elmi e armi in bronzo. Ed ecco che un improvviso fervore anima il paesaggio: sta arrivando la flotta romana, e attorno a voi nasce un porto, che diventa una città che si amplia, diventa bellissima, una Capitale piena di palazzi e basiliche che tolgono il fiato. A poco a poco torna il silenzio. Ma non dura per sempre: la scena si rianima e, in un crescendo di storie, di lotte, di vite e di incontri, ora siete di fronte a una fabbrica. Una grande fabbrica, piena di gente industriosa, che lavora e crea ricchezza, trasformando il territorio attorno a sé. Un alternarsi di presenze e assenze, di rumore e silenzio che è l’essenza della storia di Ravenna e Classe, e che può essere colto nella sua globalità solo con uno sguardo d’insieme. "Classis Ravenna - Museo della città e del territorio" sarà questo sguardo d’insieme.

Sono stati svelati per la prima volta, dopo una lunga attesa, i primi dettagli sul futuro Museo di Classe, che inaugurerà il 1 dicembre 2018. Un’area espositiva di 2.800 metri quadrati, circondata da un parco di un ettaro e mezzo sempre aperto al pubblico, per dare una testimonianza di questa particolare identità, in cui materiali archeologici e moderni supporti tecnologici concorrono allo stesso emozionante racconto. Un colossale progetto da 22 milioni di euro (3 provenienti dal Comune, 8,4 dallo Stato, 3,1 dall'Unione Europea, ben 6,7 dalla Fondazione Cassa di Risparmio e 730mila dalla Regione). Il nuovo Museo di Classe è il Museo della città di Ravenna e del suo territorio. Classe è all’origine dell’importanza storica di Ravenna, e il museo intende raccontare attraverso alcuni snodi storici particolarmente significativi le vicende che caratterizzano la storia di Ravenna e del suo territorio. 

"Con l’apertura del Museo di Classe giunge a compimento un progetto strategico della città - commenta soddisfatto il sindaco Michele De Pascale - Si arricchisce ulteriormente un’area di grande prestigio che concentra elementi di evidente attrattività culturale e turistica, come la Basilica di Classe, ora a gestione diretta del Comune attraverso RavennAntica per i sevizi di biglietteria e bookshop in base all’accordo di valorizzazione, l’Antico porto, gli scavi di San Severo e tutta la zona ambientale a sud della località, dalla pineta all’Ortazzo e l’Ortazzino oggetto di un progetto di riqualificazione, così come la stazione. Classe diventa così una seconda destinazione, oltre la città d’arte, di importantissimo valore culturale, archeologico e ambientale che ci permetterà di allungare la permanenza turistica sul nostro territorio”.

“Esistono vari modi di raccontare una storia: l’archeologo lo fa attraverso oggetti, siano essi cose d’uso quotidiano o preziose testimonianze artistiche - puntualizza Giuseppe Sassatelli, presidente della Fondazione RavennAntica - A Classis Ravenna lo straordinario racconto di una città attraverso i suoi snodi principali, dalla preistoria all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo, sarà sviluppato attraverso materiali archeologici il cui valore intrinseco viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato dai più moderni ausili tecnologici. Un museo aperto, pronto ad arricchire la sua narrazione di nuove acquisizioni, sempre attivo sul fronte della ricerca e flessibile nella struttura espositiva, in rispondenza ai criteri museologici contemporanei. Un museo, infine, concepito per suggerire e sollecitare ulteriori itinerari e approfondimenti, creando una reale e virtuosa collaborazione con altri centri espositivi e monumenti del territorio". Sassatelli, poi, interviene sui costi e su chi ha lanciato delle critiche in merito all'effettivo valore delle opere che verranno esposte nel nuovo Museo e sulla sua effettiva utilità rispetto ai già tanti musei presenti sul territorio - come il gruppo consiliare La Pigna: "L'elenco delle opere non è un listino prezzi: le ossa hanno lo stesso valore archeologico di un mosaico, e ciò che è esposto qui ha un valore storico indipendentemente dal suo valore economico. Non sarà un museo in contrapposizione con gli altri musei, ma in sinergia. Si troveranno costanti rimandi agli altri musei della provincia con l'invito ai visitatori di andare a visitarli: sarà una sorta di “portale”, di volano per gli altri musei. E' una bugia, invece, parlare di "musei spogliati" delle loro opere: oltre ai materiali nuovi, abbiamo raccolto alcune tessere sparse nel territorio e le abbiamo messe insieme valorizzandole, unendo le “tessere” per fare un “mosaico complessivo”. Nel museo saranno presenti circa 800 pezzi: oltre la metà provengono da scavi recenti; alcuni saranno presi da altre realtà, dal Museo nazionale ad esempio vengono 70 pezzi, ma di questi 70 solo 20 erano esposti, mentre gli altri erano in deposito. Un'occasione, quindi, per recuperare reperti che prima non erano visibili al pubblico".

“Con l'apertura di Classis Ravenna giunge a sintesi un percorso molto importante - aggiunge Elsa Signorino, assessore alla cultura - Viene restituito alla città un edificio di archeologia industriale di pregio, fortemente legato alla memoria collettiva della nostra comunità, e nel contempo allestita un'intera area che a metà degli anni '90 versava in una situazione di pesante degrado. Il nuovo museo permetterà la conoscenza e la valorizzazione dell'intero patrimonio storico archeologico del territorio attraverso un percorso espositivo innovativo, affascinante e rigoroso capace di coinvolgere e di emozionare i visitatori. Come tutti i musei contemporanei svilupperà una molteplicità di funzioni: attività espositiva, di studio e ricerca, laboratori didattici, laboratori di inclusione digitale per la sperimentazione di start-up innovative. Il tutto con una forte vocazione al territorio”. Anche l'assessore, fortemente criticato dal gruppo consiliare La Pigna, interviene sui costi: "I musei sono investimenti importanti, e quelli del museo di Classe sono importanti esattamente quanto quelli degli altri musei, con la differenza che in questo caso abbiamo una convergenza di intenti tra risorse pubbliche e private, dello Stato, del Comune, della Regione, dell'Unione Europea e della Fondazione Cassa di risparmio di Ravenna. Devo dirlo io che i musei non fanno utili? Non credo sia necessario, non li fa neanche il Louvre: lo dicono le statistiche. I musei, però, hanno compe primo compito la crescita culturale della collettività. E dove c'è crescita culturale si vive e si produce meglio. Inoltre i musei hanno ricadute importanti sul territorio: RavennAntica ha fatto uno studio di sostenibilità economica proprio per verificare il potenziale di ricadute sul territorio.

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Il Museo

L’allestimento sarà fortemente innovativo nelle sue soluzioni espositive, ma non sarà un museo virtuale. Sarà invece un Museo nel quale, attraverso l’esposizione di monumenti e di alcuni materiali particolarmente significativi, si svilupperà un racconto storico completo e attrattivo che illustrerà la nascita e l’evoluzione della città di Ravenna e della vicina città portuale di Classe, dall’Antichità fino ai giorni nostri. E’ prevista una scansione lineare del tempo e delle diverse epoche che interessarono la città e il suo territorio: la preistoria, l’antichità romana, la fase gota, l’età bizantina, l’alto Medioevo. Accanto a questa Linea del tempo sono previsti alcuni approfondimenti che riguardano la crescita e lo sviluppo della città, la sua stratificazione, la flotta e la navigazione, la sua variegata etnicità, la produzione artistica, le consuetudini funerarie e le modalità della preghiera. "L'intenzione era quella di realizzare un 'museo vivente', in cui il fruitore è il protagonista e viene avvicinato al percorso di narrazione e chiunque vi entri dovrà uscirne con una piccola suggestione che lo possa portare a conoscere il resto del territorio, che lo incuriosisca - spiega l'architetto curatore del progetto Andrea Mandara - Una storia che attraversa la fabbrica attraverso un 'file rouge', letteralmente un filo rosso che conduce lo spettatore nei vari spazi".

Questo racconto, trattandosi di un museo, verrà fatto ricorrendo alla documentazione archeologica con un uso mirato dei reperti intesi come perno della narrazione: alcune volte saranno elementi singoli di particolare valore e importanza ad avere il ruolo di protagonisti; altre volte saranno gruppi ampi di oggetti, come nel caso del porto di Classe, che potrà essere illustrato ampiamente grazie alle centinaia di reperti rinvenuti negli ultimi scavi. Gli oggetti della vita quotidiana (anfore, ceramiche, monete) troveranno uno spazio adeguato, accanto ai materiali più significativi e validi dal punto di vista artistico (statue, mosaici e altro). In questa maniera sarà possibile articolare un racconto che consideri tutte le sfere della comunità e le differenti fasce sociali presenti in città e nel territorio. Una particolare attenzione verrà dedicata agli apparati didattici ed illustrativi, con ampio ricorso a ricostruzioni grafiche e tridimensionali, filmati, plastici ed altro ancora.

Il rilancio di Classe

Fin dagli esordi verrà messa in atto una strategia di comunicazione indirizzata a collegare il Museo con i singoli siti del futuro Parco Archeologico di Classe, come l’area portuale e il complesso di San Severo. Il Museo sarà il vero cuore del Parco: qui confluiranno i reperti provenienti dai vari scavi, e qui il racconto di Ravenna e Classe verrà aggiornato ogni qual volta avrà luogo un nuovo ritrovamento rilevante (grazie ad una struttura espositiva particolarmente flessibile). Una piccola sezione dell’esposizione verrà infine dedicata all’edificio del Museo: un importante monumento dell’archeologia industriale, la cui importanza nel passato è ben viva nella memoria dei ravennati. Anche questo monumento verrà spiegato e raccontato. Perché, in definitiva, l’ex-Zuccherificio è nella nostra concezione (e per sua stessa conformazione) una vera cattedrale. Come lo è la Basilica di Sant’Apollinare; e forse non è un caso che da lontano questi due edifici emergano sull’orizzonte piatto delle architetture più comuni e usuali. Una cattedrale/fabbrica della memoria, attraverso la quale si intende restituire alla comunità locale la sua storia; e nello stesso tempo ci si prefigge di raccontare ai molti visitatori che ogni anno arrivano a Ravenna un segmento affascinate e importante della sua storia.

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