La magica giornata di Claudio nella spiaggia accessibile: "Mi hanno fatto dimenticare la mia disabilità"

Il 54enne ravennate ha perso l'uso delle gambe, delle braccia e della parola nel 1983, quando di anni ne aveva appena 17, mentre sciava durante una settimana bianca in famiglia

Ha aperto anche quest'anno - nel rispetto delle misure anti-Covid - la spiaggia accessibile dedicata alle persone con patologie gravemente invalidanti 'Tutti al mare nessuno escluso' realizzata a Punta Marina dall'associazione “Insieme e a te” e nata dal sogno di Dario, deceduto a causa della Sla. Uno dei frequentatori della spiaggia, Claudio, ha deciso di condividere la sua esperienza. Un racconto molto emozionante e che fa riflettere sulle piccole ma grandi cose, come la possibilità di fare un semplice bagno in mare.

"Sono tornato alla spiaggia accessibile che tanto mi aveva entusiasmato l’anno passato - racconta il 54enne ravennate, che ha perso l'uso delle gambe, delle braccia e della parola nel 1983, quando di anni ne aveva appena 17, mentre sciava durante una settimana bianca in famiglia - Ero un poco timoroso di come l'avrei trovata, costretta al rispetto delle norme atte al contenimento della diffusione del contagio da Covid-19. Al contrario, malgrado le inevitabili e necessarie limitazioni imposte dal protocollo sanitario, ho ritrovato pressoché la medesima atmosfera, quella voglia non già di collaborare con la persona disabile, ma molto di più: farla sentire perfettamente normodotata a prescindere dalla propria disabilità. La spiaggia a livello macroscopico presenta un numero dimezzato di postazioni, dovuto alla necessità di distanziare utenti e operatori, questi in numero minore. La pandemia è riportata alla mente dalla presenza quasi ovunque di postazioni con gel per igienizzare le mani".

Nella spiaggia sono presenti tanti cani per aiutare gli ospiti a integrarsi: "Non ho trovato amici umani con i quali comunicare, ma ho trovato un’amica cane, una delle due che ho conosciuto l’anno passato, Elsa, con la quale avevamo simulato un salvataggio - continua a raccontare Claudio - Io, erroneamente, avevo creduto che gran parte della magia e della incredibile atmosfera che l’anno passato mi avevano stregato (in una situazione sanitaria ben diversa e più libera) fosse dovuta alle persone speciali che avevo trovato: ma malgrado io sia rimasto in contatto con loro e sia oltremodo convinto si tratti di persone fuori dal comune, ho capito che ciò che mi piace di quel posto è la sua essenza, il suo farmi dimenticare la mia disabilità e il sentirci tutti noi, utenti e volontari, parte di una stessa unica grande famiglia".

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