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Compie 20 anni il Sand Creek, il parco dedicato agli indiani d'America

Sand Creek, torrente nell'odierno Stato del Colorado, è il luogo dove il 29 novembre 1864 avvenne un massacro, con la morte di circa 400 Indiani, molti dei quali donne e bambini

Si è tenuta nella zona di viale Alberti, fra le vie Vanvitelli e Sansovino, la cerimonia commemorativa dell’inaugurazione del parco Sand Creek avvenuta vent’anni fa. La manifestazione, promossa dall’associazione il Cerchio (coordinamento nazionale di Sostegno ai/dai Nativi Americani), con la collaborazione e il contributo del Comune di Ravenna, rientra nel programma di Educazione alla Pace 2018 dell’assessorato alla Cooperazione internazionale. Erano presenti l’assessore al verde pubblico Gianandrea Baroncini e Nathan Lance Hart, in rappresentanza della Cheyenne & Arapaho Tribes dell’Oklahoma, di cui è direttore dei programmi di sviluppo economico. Nathan Lance Hart è anche uno dei più affermati artisti Cheyenne, le sue opere si possono acquistare anche nel Museo Nazionale degli Indiani d'America a Washington DC.

Sand Creek, torrente nell'odierno Stato del Colorado, è il luogo dove il 29 novembre 1864 avvenne un massacro, con la morte di circa 400 Indiani, molti dei quali donne e bambini, provocato dal corpo dei volontari del Colorado ai danni di pacifici Cheyenne e Arapaho che il capo Pentola Nera aveva condotto all’ interno della riserva loro assegnata, sotto la protezione dell’esercito degli Stati Uniti. La brutalità e la fredda determinazione con cui fu attuato quell’ atto di genocidio provocarono negli stati dell’est degli Stati Uniti un’ondata d’indignazione tale che il Congresso dovette istituire una commissione d’indagine.

“Il parco ravennate, dedicato agli sfortunati protagonisti di uno scontro durato quattro secoli, - ha ricordato tra le altre cose l’assessore Baroncini - intende ricordare non solo il genocidio degli indiani americani ma tutte le stragi antiche e moderne che i popoli indigeni hanno dovuto subire e ancora subiscono a causa dell’incessante fame di risorse naturali della civiltà occidentale”.

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