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Crisi del pronto soccorso, Carradori (Ausl) ai consiglieri: "28 milioni di investimenti per rilanciare la sanità"

Tra questi c'è l'ampliamento ulteriore del pronto soccorso: "Entro la fine di gennaio presenteremo un primo progetto generale che potrà essere realizzato entro 2 o 3 anni"

E' stata una seduta di consiglio comunale-fiume quella di martedì pomeriggio a Ravenna dove, a seguito della richiesta di convocazione di consiglio straordinario da parte del consigliere di Ama Ravenna Daniele Perini e di tutti gli altri capigruppo di maggioranza, si è svolta la presentazione del programma da parte del direttore generale dell’azienda sanitaria della Romagna, Tiziano Carradori, con particolare riferimento alle progettualità e agli investimenti sull'ospedale di Ravenna, all'organizzazione della rete della medicina territoriale e alle strategie per affrontare la pandemia da Covid-19, dopo i grossi disagi che si sono riscontrati al pronto soccorso del Santa Maria delle Croci nell'ultimo periodo.

"Il nostro è un ospedale dalle grandi possibilità, ed è sicuramente il più completo della Romagna. Quelli di Forlì e Cesena, che hanno eccellenze importanti, insistendo nella stessa provincia non hanno neanche lontanamente il livello di completezza dell'ospedale di Ravenna", introduce i lavori il sindaco Michele de Pascale annunciando, oltre all'ampliamento del pronto soccorso, anche quello della terapia intensiva e interventi sull'area materno-infantile. Novità anche per le patologie croniche, "appena i medici amplieranno gli orari nelle Case della Salute verrano potenziate, in modo che una persona non debba spostarsi dalla città al forese o viceversa per accedere alle cure", spiega il primo cittadino. E poi il capitolo sul nuovo corso di laurea di Medicina e Chirurgia: "A breve la chirurgia di Ravenna diventerà sede universitaria - annuncia de Pascale - A riprova che ci siamo accorti dell'importanza della salute anche prima della pandemia".

"E' partito il corso di laurea, ma al di là di questo il rettore dell'Unibo Ubertini ha detto di voler fare dell'Ausl Romagna l'azienda sanitaria di riferimento dell'Università di Bologna - si allaccia al discorso il direttore Ausl Carradori - Se sarà una relazione bidirezionale, sarà una grande opportunità. La chirurgia generale di Ravenna diventerà unità operativa essenziale per il corso di laurea, sarà quindi una Chirurgia universitaria aggiungendosi alla Medicina".

Carradori passa poi a parlare dell'argomenti più caldo, quello del pronto soccorso: "E' stato attivato nel 2012 ma pensato alla fine degli anni '90, quando gli accessi al pronto soccorso viaggiavano a livelli molto inferiori; per cui oggi si scontano i suoi problemi di carattere strutturale. Ci sono stati interventi tampone (come i 23 nuovi posti letto) che hanno migliorato la risposta, martedì mattina ad esempio avevamo tempi di ricovero molto inferiori rispetto a dieci giorni fa, anche se ancora molto da migliorare. Abbiamo pianificato investimenti già finanziati per circa 28 milioni di euro (si investirà anche sulle tecnologie per circa 8 milioni di euro), e tra questi c'è anche l'ampliamento ulteriore del pronto soccorso: entro la fine di gennaio presenteremo un primo progetto generale che potrà essere realizzato entro 2 o 3 anni. Tra gli investimenti, la parte che dovrebbe interessare la Romagna del 'Next generation found' dovrebbe essere 453 milioni di euro, di cui un centinaio destinato a tecnologie digitali o elettromedicali, il resto per interventi su ospedali e strutture territoriali. L'ospedale è interessato attualmente da 7 cantieri tra interventi e manutenzioni, e questo crea difficoltà. Ho appena deliberato la divisione della Medicina interna, perchè una Medicina con 140 posti letto è poco gestibile, neanche Mandrake riuscirebbe a gestire una divisione grande come alcuni ospedali. Una parte della Medicina sarà destinata a supportare i ricoveri urgenti da pronto soccorso, mentre un'altra parte la destineremo alla continuità ospedale-territorio, ed entro fine mese avremo anche individuato il medico a cui attribuirvi la responsabilità, in attesa del primario. Il pronto soccorso funziona bene se è in grande relazione con i reparti: spesso, invece, troviamo un rallentamento delle dimissioni nel fine settimana dovuto a nostre prassi organizzative non sempre giustificate. In questo modo creiamo un tappo di bottiglia per i ricoveri dal pronto soccorso e aumenta la probabilità di creare ulteriori problemi, come le infezioni ospedaliere. Per cui apporteremo delle modifiche in modo che l'ospedale possa operare all'unisono".

Carradori continua: "In ospedale a Ravenna ci sono 8 primari scoperti: a breve avremo la copertura di questi posti. Non solo: abbiamo chiesto alla Regione di attivare ulteriori 14 posti di primari in tutta la Romagna. A febbraio, poi, apriremo l'aspetto del primariato di ostetricia-ginecologia, che ora è unico ma questa unicità per più punti-nascita in provincia causa un impoverimento del punto di Ravenna. Abbiamo già presentato una prima stesura per un importante intervento di digitalizzazione, perchè il nostro sistema informativo è debole e le Ausl della Romagna non sono ben collegate tra loro". Il direttore affronta poi anche il tema delle Case della Salute e di quella nuova che sorgerà in Darsena.

"Abbiamo un problema serio di risorse professionali sul mercato del lavoro: mancano anestesisti, pronto soccorsisti, medici di medicina generale - precisa Carradori - Abbiamo 15mila camici grigi, ossia laureati in Medicina che possono lavorare nel privato-accreditato, ma che non possiamo assumere. E' un paradosso incomprensibile. Ma anche il personale infermieristico scarseggia". Per quanto riguarda l'andamento della campagna vaccinale, spiega: "Fino a lunedì avevamo vaccinato 18mila colleghi, col 72% di copertura del primo ciclo di vaccinazione del primo target, ovvero dipendenti sanitari e ospiti e operatori delle case di riposo. Arriveremo, se non alla fine di questa settimana ai primi della prossima, a terminare la prima somministrazione ai soggetti prioritari, in modo tale da terminare il secondo giro verso metà febbraio. Abbiamo 1472 operatori in Romagna che da inizio pandemia si sono positivizzati, pari all'8,8% della nostra forza lavoro; una percentuale comunque inferiore alla media nazionale".

Le reazioni dei consiglieri

"Definire la vicenda del pronto soccorso imbarazzante è poco, ma anche il call center dell'Igiene pubblica è quasi impossibile da contattare - attacca il capogruppo di Forza Italia Alberto Ancarani - Il pronto soccorso proviene da un decennio di disinteresse e maltrattamento. Sono stato positivo al Covid per 26 giorni e non sono mai stato contattato per il tracciamento, ho informato da solo i miei contatti. Questo vuol dire che qualcosa non sta funzionando". Rispondendo alla richiesta del sindaco sull'intenzione dei consiglieri di sottoporsi o meno al vaccino, spiega: "Mi vaccinerò appena mi verrà consentito farlo".

"Siamo risoluti a chiedere risposte sul riordino che deve rilanciare la sanità ravennate, oltre che il suo ospedale - aggiunge Chiara Francesconi del Partito repubblicano italiano - Non c'è stato un giusto equilibrio a livello territoriale per quanto riguarda l'area vasta. Sul corso universitario, sarà un'occasione fondamentale solo se la sanità ravennate saprà essere protagonista".

"La situazione a cui siamo arrivati oggi non è dovuta al Covid - attacca la capogruppo della Pigna Veronica Verlicchi - I problemi del nostro pronto soccorso fondano le radici in scelte fatte negli anni precedenti, il Covid li ha solo esasperati. Ci sono gravi criticità, la nostra sanità ha imboccato la strada della decadenza da tempo e mantiene una dignità solo grazie al personale sanitario. In questi anni sono state fatte scelte scellerate che hanno depauperato le eccellenze del nostro ospedale".

"L'implementazione delle Case della Salute deve continuare, però i cittadini sono contenti del servizio, non è vero che sono scatole vuote - replica ad alcuni attacchi la consigliera Pd Fiorenza Campidelli - La nostra sanità tiene, e tiene il nostro modello. Sulla seconda ondata ci si poteva pensare, ma i problemi sono stati riconosciuti".

"Fra qualche anno non avremo più medici e infermieri: cosa aspettano lo Stato e i tecnici a liberalizzare l'ingresso alle facoltà? - si domanda Daniele Perini di Ama Ravenna col fiato corto: il consigliere, che ha perso entrambi i genitori a causa del Coronavirus, ha anch'egli contratto il virus. "Abbiamo perso le persone che portavano la memoria di questa città - dice con la voce spezzata - La legge va rifatta. Bisogna riformare la sanità. Perchè il nostro pronto soccorso ha dovuto subìre in questi giorni 80 ore in una barella con persone con la febbre a 39? Che non succeda mai più".

"La sanità si deve prendere cura delle persone e deve essere in grado di garantire assistenza continua e a tutto tondo", ricorda Mariella Mantovani di Articolo Uno. "Il problema pronto soccorso era un problema già evidente prima del Covid, soprattutto durante il picco dell'influenza. Anche io non appena potrò mi vaccinerò", aggiunge Samantha Tardi di CambieRà. Marco Turchetti del Pd apprezza il fatto che si sia un "fermento infrastrutturale" con 7 cantieri operativi in ospedale, mentre Emanuele Panizza del Gruppo misto dà alcuni suggerimenti per snellire certe pratiche burocratiche.

"Gli operatori sanitari dell'ospedale ci segnalano anche piccole cose tecniche che possono andare ad aumentare il rischio di contagio nei reparti, come le condutture dell'aria tappate con lo scotch - punta il dito Massimo Manzoli di Ravenna in Comune - Non siamo arrivati pronti alla seconda ondata, e si poteva farlo: ora sarebbe un delitto non arrivare pronti alla "terza ondata". Per Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, poi, "bisogna rilanciare l'ospedale anche attraverso il potenziamento degli organici", mentre Nicola Pompignoli domanda a Carradori "quali misure si intenda adottare per limitare al massimo i contagi in ospedale".

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