Il Consiglio di Stato blocca la caccia ai daini alla pineta di Classe

"In Camera di Consiglio il 5 marzo aspettiamo di conoscere anche il pronunciamento di merito sulla vicenda - spiega Valentina Coppola, presidente di Earth - sperando di poter ottenere una vittoria completa"

Bloccata la caccia al daino fino al 5 marzo. E' stata infatti accolta l'istanza cautelare avanzata dalle Associazioni Earth Vittime della caccia e Animal Liberartion, presentata dagli avvocati Andrea Rizzato e Francesco Damiani. "L'appello al Consiglio di Stato - affermano le associazioni - si è reso necessario in quanto la seconda sezione del Tar di Bologna aveva precedentemente respinto il ricorso delle stesse, condannando addirittura a 4800 euro di spese le Associazioni ricorrenti che chiedevano soltanto il rispetto e l'applicazione di norme vigenti, eluse dalla delibera".

Secondo l'impugnata delibera provinciale di Ravenna , le uccisioni degli ungulati della Pineta avrebbero dovuto concludersi alla fine di febbraio, per poi riprendere in seconda battuta anche durante l'estate, nel caso in cui non fosse raggiunto il numero stabilito di daini uccisi. Su appello delle Associazioni, il Consiglio di Stato ha legittimato le misure richieste contenute nel ricorso di secondo grado, accogliendole prontamente in via cautelare proprio per evitare un "danno irrimediabile", ovvero l'uccisione dei Daini della Pineta di Classe.

"In Camera di Consiglio il 5 marzo aspettiamo di conoscere anche il pronunciamento di merito sulla vicenda - spiega Valentina Coppola, presidente di Earth - sperando di poter ottenere una vittoria completa che certifichi l'impossibilità mdi deliberare l'uccisione di decine di daini inermi invece di sforzarsi di stabilire un corretto mantenimento del numero degli animali tramite selezione e predazione naturale nel rispetto degli animali e della gestione ambientale. Grazie alla sentenza succitata non sarà da ora permessa la caccia nell'area della Pineta di Classe, sarà quindi possibile tirare un sospiro di sollievo e tornare a frequentare l'area verde pubblica serenamente. I cittadini possono così riappropriarsi di un bene comune e del diritto di vedere salvaguardati gli animali che vi abitano, di incontrarli pacificamente e di imparare a rispettarli".

ANCISI - Sulla questione è intervenuto anche Alvaro Ancisi, capogruppo in consiglio comunale di Lista Per Ravenna: "La sospensione della “caccia al daino”, imposta dai massimi giudici amministrativi, fa trionfare, prima di tutto, al di là della prossima sentenza di merito, il buon senso comune: quello che la politica locale ha strapazzato con faciloneria, superficialità e arroganza, dopo aver tollerato, oltre quindici anni fa, l’abusiva immissione di tali animali nella pineta di Classe e poi la loro incontrollata proliferazione. Sparare ai daini avrebbe dovuto e deve comunque essere evitato, essendoci modi e sistemi, consentiti e preferiti dalla legge rispetto a quelli cruenti, per rendere numericamente sostenibile la loro presenza in loco. Scatenare una guerra di religione con un provvedimento della Provincia zoppo, e comunque evitabile, coinvolgendo impropriamente e incolpevolmente i cacciatori, a cui la legge non consente di affidare operazioni di selezione della fauna selvatica, è stato e resta un comportamento politico irresponsabile, di cui la comunità ravennate ha dovuto già pagare prezzi altissimi in termini di conflittualità e di scontri sociali, di danni d’immagine e di spreco di risorse umane pubbliche".

"Le inadempienze non sono esenti da aspetti penali, oggetto peraltro dell’esposto che ho consegnato, insieme alla signora Eleonora Schonwald e a Francesca Santarella, alla Procura della Repubblica, la quale però non dispone degli strumenti applicabili al caso con l’immediatezza e l’urgenza di una giustizia amministrativa che funzioni. Il resto lo faccia ora la politica, che deve essere in grado di correggersi con la forza della ragione prima che delle sentenze - continua Ancisi -. Da consigliere comunale, aggiungo il mio personale rammarico. Già il 6 dicembre 2013, proposi al consiglio comunale una mozione d’indirizzo perché, con ordinanza del sindaco o integrazione al regolamento comunale di sanità pubblica e veterinaria, fosse vietato, nella zona prospiciente la pineta San Vitale, di sparare con le carabine, non essendoci le distanze di sicurezza imposte dalla legge nazionale nei confronti degli immobili, fabbricati e stabili esistenti adibiti ad abitazione o posti di lavoro, della ferrovia e delle strade carrozzabili. Non se n’è fatto niente. Ma si può fare ancora. Tornerò alla carica, se necessario, dopo il 5 marzo, quando la giustizia amministrativa esprimerà la prima, e si spera ultima, sentenza di merito".

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