Contro la perdita di capelli dovuta alla chemio le pazienti "raffreddano" la testa

Lo Ior ha acquistato un casco refrigerante che andrà a migliorare la qualità e l’aspettativa di vita delle donne colpite da tumore al seno riducendo al 60% la possibilità di perdita di capelli

È stato installato in questi giorni, presso l’Oncologia dell’Ospedale Umberto I di Lugo, il Paxman Scalp Cooler, il casco refrigerante che permetterà a molte donne sottoposte a chemioterapia di mantenere i propri capelli, migliorando così la qualità di vita durante i trattamenti. Era questo il “regalo di Natale diverso” che l'Istituto oncologico romagnolo ha deciso di fare al territorio: un investimento da 35mila euro circa, reso possibile dalle varie iniziative di raccolta fondi che la Onlus ha portato avanti proprio nel periodo delle festività.

“Il Paxman Scalp Cooler è arrivato presso il nostro presidio verso gli inizi di gennaio – spiega Claudio Dazzi, responsabile del Day Hospital Oncologico dell’Umberto I – abbiamo già trattato diverse donne che non hanno manifestato particolari effetti collaterali. Speriamo col tempo di poter verificare quali siano i risultati e il grado di soddisfazione delle nostre pazienti, anche se siamo assolutamente sicuri della sua efficacia: sono diversi gli studi, sia nazionali che internazionali, che attestano come il dispositivo sia in grado di scongiurare l’alopecia in circa il 60% dei soggetti trattati. Ci teniamo a ringraziare l’Istituto Oncologico Romagnolo per aver permesso l’acquisizione di questo apparecchio”.

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Il meccanismo su cui si basa il casco refrigerante permette di mantenere la temperatura del cuoio capelluto delle pazienti a -4 gradi: inducendo la restrizione dei capillari che raggiungono il bulbo pilifero permette la diminuzione della quantità di farmaco che arriva al capello. In questo modo la probabilità di soffrire di alopecia, uno degli effetti collaterali maggiormente temuti e devastanti per la donna sottoposta a chemioterapia, si riduce. L’impegno dell’Istituto Oncologico Romagnolo sull’area della Bassa Romagna non si limita comunque a questo. È previsto infatti l’acquisto di un’automobile a favore dell’attivazione di un servizio d’accompagnamento gratuito dei pazienti che vivono nel circondario di Lugo, e che non possono raggiungere i luoghi di cura in autonomia. Si tratta di una delle attività maggiormente apprezzate e sfruttate dello Ior: basti pensare che, nel solo 2016, i 52 volontari autisti dello Ior hanno percorso la bellezza di oltre 172.000 chilometri insieme a 618 pazienti romagnoli durante 4.620 visite. Numeri importanti, che fanno ben capire quanto il bisogno di una tale attività sia avvertito. D’altronde non è infrequente che le persone che devono recarsi ai luoghi di cura per le terapie non abbiano la possibilità di raggiungerli in autonomia. Alcuni preferiscono evitare di prendere l’auto e di guidare dopo una spossante sessione di chemioterapia; altri hanno famigliari che lavorano; altri ancora sono semplicemente soli. I volontari Ior vanno a prendere il paziente sotto casa; lo portano in ospedale; attendono il termine del trattamento; infine lo riaccompagnano presso la sua abitazione.

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