Contro-manifestazione in piazza di Arcigay: "Diamo voce al rispetto"

Arcigay ha organizzato una contro-manifestazione proprio mentre nello stesso momento, in Piazza del Popolo, ci sarà una manifestazione contro la legge contro l'omotransfobia

"Anche a Ravenna saremo in piazza per dare voce al rispetto. Daremo voce al rispetto, rispetto di tutte le soggettività con le quali saremo in piazza mercoledì 15 luglio": Arcigay ha organizzato una contro-manifestazione proprio mentre nello stesso momento, in Piazza del Popolo, ci sarà una manifestazione contro la legge contro l'omotransfobia. "Mentre loro raccontano che quella legge sia una legge liberticida, noi saremo in Piazzetta Ghandi insieme alle compagne femministe e transfemministe - spiegano da Arcigay - Bisogna dire che non rimarremo in silenzio in presenza di chi professa odio e disprezzo. Una società sana come quella che meritiamo non può tollerarlo. Saremo in piazza con chi come noi vive la discriminazione sulla propria pelle, chi come noi ha un bersaglio sulla schiena e per questo non è tutelato o tutelata dalle norme che ci sono ad oggi in vigore. Le libertà fondamentali di cui si parla non sono ancora patrimonio di ogni cittadino o cittadina, e questo non va bene, non va più bene! Saremo insieme alle tante soggettività che ogni giorno vivono la discriminazione. La legge contro l'omo-transfobia è già parte delle rivendicazioni delle compagne che saranno con noi, ma quando qualcuno scende in piazza per mettere il bersaglio sulle persone Lgbt è necessario che tutte e tutti si espongono in difesa di chi viene messo al centro del mirino".

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"L’omolesbobitransfobia, come la violenza di genere, come la misoginia, non è un atteggiamento psicologico individuale, non è una violenza episodica ma è, purtroppo, sistemica e strutturale - commentano dalla Casa delle Donne - Crea disuguaglianze sociali, economiche e mina la salute, intesa come "stato di totale benessere fisico, mentale e sociale" (Oms). Chi si oppone al ddl Zan è complice della violenza, dalle destre ultracattoliche che stanno scendendo in piazza in questi giorni con la campagna #Restiamoliberi a una minoranza, non rappresentativa, del femminismo. "La tentazione di arroccarsi in difesa della differenza sessuale non è nuova e, come sempre, si tratta a guardare bene di un ritorno a forme tradizionali di femminilità" (Lea Melandri) pericolose per l'autodeterminazione delle donne e delle identità non binarie e non eteronormate. Le forze reazionarie della campagna #Restiamoliberi vanno, tra l'altro, a minare innumerevoli aspetti della libertà per la quale lottiamo: il diritto di accesso all'IVG e GPA, la possibilità di vedere riconosciute le proprie famiglie o i propri affetti, l'educazione ai generi nelle scuole, il diritto a non subire la rettificazione genitale alla nascita per le persone intersex, la piena depatologizzazione dei percorsi di transizione, l'eliminazione delle cosiddette terapie di riconversione, la nostra libertà di attraversare lo spazio pubblico e domestico senza paura, la libertà di autodeterminazione delle persone lgbtq rifugiate. I movimenti femministi, transfemministi e lgbtqia si trovano insieme in piazza per prendere parola insieme ma conservando le nostre specificità e identità: - accogliamo il tentativo di tutelare le soggettività che non si conformano alla violenza della norma eterosessuale socialmente imposta e alla divisione binaria uomo/donna. Vogliamo "porre le basi per agire sulle vere cause del pregiudizio e dello stigma sociale: sessismo, misoginia, omofobia, bifobia, lesbofobia, transfobia." (campagna Dà voce al rispetto). Vogliamo un cambiamento culturale a partire dalle scuole: revisione dei programmi e dei libri di testo; formazione per le insegnanti; educazione sessuale, affettiva e alle differenze; finanziamenti ai progetti di inclusione. La scuola deve essere il luogo dove vengono abbattute le barriere di genere, classe, provenienza e orientamento sessuale. Vogliamo possibilità materiali per le donne e le persone lgbtqia per emanciparsi economicamente dalle famiglie d'origine e per autodeterminarsi in una società patriarcale: la redistribuzione delle risorse è un risarcimento dovuto. - Sosteniamo, come proposto dal ddl Zan, la moltiplicazione dei centri per il sostegno delle vittime di violenza o e discriminazione per motivi di orientamento sessuale e identità di genere, perché sappiamo che la mancanza di questi spazi sicuri rappresenta un vuoto ingiustificabile. Negli ultimi anni abbiamo visto un generale disinteresse verso i centri antiviolenza, lasciati senza finanziamenti o minacciati di chiusura, da ultimo l’esperienza di Lucha y Siesta a Roma. Noi chiediamo di più, perché donne, persone trans, lesbiche, gay, intersex, bisex e asessuali devono avere garantita in ogni territorio la possibilità di fruire di percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Per tutto questo scendiamo in piazzetta Gandhi a Ravanna il 15 luglio alle 21:00 e invitiamo tutti a unirsi a noi per far sentire la nostra voce, perché le nostre vite valgono. Chiediamo di: portare dispositivi di protezione (mascherine), mantenere lo spazio tra i corpi, lasciare a casa bandiere di partiti o sindacati, alle alleate e alleati di ascoltare Non una di meno". Adesioni: UDI Ravenna, Ass. Donne In Nero, Libere Donne della Casa delle Donne, Femminile Maschile Plurale, Arcigay Ravenna Dan Arevalos, Prometeo - Arci Faenza, C.S.A. Spartaco, Non Una Di Meno Rimini, PrideOff Rimini, Non Una Di Meno Lugo, Faenza Pride, Circolo Arci Dock 61, Anpi Sezione Fuschini.

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