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Il salone di Laura, completamente vuoto

Il salone di Laura, completamente vuoto

Parrucchieri tra spese e bollette: "Fateci riaprire, dateci un'occasione per salvarci"

Laura, da quarant'anni nel settore, è pronta a ripartire adottando tutte le precauzioni di sicurezza: "Se ci vengono date delle regole possiamo farcela. Si tratta solo di buona volontà"

Sono tante le categorie di lavoratori fiaccate dall'emergenza Coronavirus, a cominciare dai tanti artigiani del nostro territorio. Tra questi, sono in fibrillazione i titolari dei saloni di bellezza: secondo quanto trapelato da indiscrezioni nazionali, la riapertura al momento sarebbe fissata tra l’11 e il 18 maggio con l’incognita legata all’andamento dell’epidemia. Per parrucchieri e centri estetici dovrebbero valere le stesse regole: obbligo di utilizzo di dispositivi di sicurezza, dispenser con igienizzanti e sterilizzazione di tutti gli strumenti di lavoro.

Laura Fenati, titolare di un salone di parrucchieri di Ammonite, racconta la storia di una piccola imprenditrice ferma dall'inizio dell'emergenza, da quando i primi decreti del Governo hanno deciso di bloccare le attività per contrastare l'epidemia. Le tante spese da affrontare, le chiamate delle clienti disperate e la grande voglia di lavorare: tutti questi elementi assieme si fanno sentire, ma ancora non si vede l'uscita dal tunnel. Quella di ripartire ora diventa una necessità vitale per un artigiano come Laura, che lavora in questo settore da quarant'anni.

Non si parla molto del mondo dei parrucchieri, può raccontarci la sua situazione?
Il nostro è un lavoro d'arte, siamo artisti. Quando lo trattieni un'artista soffre, si sente morire. E' stata giusta la quarantena per combattere il virus, ma ora si muore dall'altra parte. Dateci un'occasione per salvarci. Le clienti mi chiamano, sono disperate. C'è chi ha avuto dei problemi e ora si sente costretto a indossare una parrucca perché si vergogna a farsi vedere. Si tratta di un problema della persona, è un bene della persona. Purtroppo ci sono tante necessità. Dobbiamo aprire a inizio maggio. Ho iniziato questa attività a diciasette anni. Sono da quarant'anni in questo settore, mi manca tanto. Il mio lavoro non mi è mai pesato, perché lo faccio con passione.

Quanto stima di aver perso in questo periodo di chiusura forzata?
Nel mio piccolo ho perso circa 4-5mila euro.

Come fa a sostenere le spese in questo periodo di mancate entrate?
Sono ricorsa al fondo cassa del negozio e ai risparmi. Nel frattempo arrivano le bollette, le spese dei commercialisti, fra un po' ci saranno da pagare l'Inps e altre spese. A gennaio eravamo partiti con i nuovi registratori di cassa e anche quella è stata una bella spesa per noi artigiani. Si parla tanto di rate, ma anche rateizzare potrebbe non bastare. 

Lei sarebbe pronta a ripartire?
Io me la sento di aprire e le mie clienti non vedono l'ora. La mia paura è che si vada ancora avanti con la chiusura. Inizio a risentirne perchè sono ferma con l'attività, per la salute e per le spese. I parrucchieri, così come gli estetisti, sono beni primari per i clienti, sia uomini che donne. Bisogna dar loro disponibilità.

Quali sistemi pensa di adottare per garantire la sicurezza dei clienti?
Ho un locale di circa 35-40 metri quadrati. Nella sala d'aspetto lascerei un solo posto, nel resto del locale ho modo di spaziare e allargare le distanze. Lavorando su appuntamento posso lavorare solo su due clienti per volta. Naturalmente dovrò essere fiscale nel rispettare queste regole. Ho già pensato di mettere un plexiglass alla cassa come nelle farmacie. Inoltre ci sarebbero mascherine e guanti obbligatori per me e per i clienti e una sanificazione approfondita alla fine. Pur di lavorare dovremo affrontare queste condizioni. Se ci vengono date delle regole allora possiamo farcela. Si tratta solo di buona volontà.

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