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L'isolamento e il rischio di cadere nel tunnel dell'alcolismo: "Combattiamo l'abuso con riunioni virtuali"

L'emergenza Coronavirus aumenta il rischio di cadere nell'abuso d'alcol, ma dà anche una maggior consapevolezza dei propri problemi. "La gente che chiama è molto più convinta che in passato"

L'isolamento forzato causato dall'emergenza Coronavirus ha sconvolto le vite di tutto il mondo ma, oltre alla crisi sanitaria ed economica di cui spesso si discute, ci sono effetti collaterali più difficili da percepire. L'emarginazione sociale, infatti, si abbatte con più potenza sulle persone che soffrono di dipendenze patologiche come, ad esempio, l'alcolismo. Giunge spontaneo chiedersi quale sia la condizione di queste persone in un momento così particolare, dove ogni contatto umano viene a mancare.

Di tutto questo ci parla Adriano del centro di ascolto per l'Emilia-Romagna di Alcolisti Anonimi, la nota associazione di persone che mettono in comune la propria esperienza per risolvere il proprio problema comune e aiutare altri a risollevarsi dall'alcolismo.

Che effetto ha questo lungo periodo di isolamento sulle persone con dipendenze?
Per chi già frequentava i gruppi non è stato un grosso problema, perché siamo partiti subito, dall'inizio dell'emergenza, con dei collegamenti via Skype tutte le sere per circa un'ora in cui teniamo la nostra riunione. Le persone che devono ancora entrare nel gruppo, se sono preparate e se la sentono, possono accedere al collegamento. Altri gruppi invece creano una stanza virtuale con il telefono, un appuntamento solo vocale, in modo da mantenere completamente l'anonimato. Riusciamo a gestire bene la situazione. Ciò che manca di più è il contatto tra di noi.

In queste ultime settimane vi sono arrivate più richieste di aiuto rispetto al periodo precedente al Coronavirus?
Ne sono arrivate meno, in realtà. Però 9 telefonate su 10, fra quelle che ho ricevuto, erano dei diretti interessati e parlando con loro li ho sentiti motivati. La gente è molto più convinta, probabilmente perché c'è questa forte mancanza da parte di tutti noi. Noto un certo attaccamento in questo periodo più che nel passato.

Ha la percezione che questa distanza abbia aiutato ad abbattere quelle che prima era una barriera di silenzio?
Sì, perchè la gente costretta in casa finisce per riflettere di più sulla propria situazione e arriva a prendere una decisione. Normalmente si dice "Io non ho un problema", finchè non si inizia a frequentare le riunioni di Alcolisti Anonimi. L'obbligo a stare distanti influisce sulla nostra decisione perchè aumenta il senso di anonimato.

In questa situazione di isolamento forzato esiste il rischio che chi non ha mai manifestato problemi di alcolismo possa cadere nel tunnel?
Senz'altro sì. L'alcolismo è una malattia, è qualcosa che si ha fin dalla nascita e quando si presenta l'occasione si ricade nell'abuso. Sento parecchie persone che chiamano per avere delle informazioni e chiedono se possono ricontattarci in caso di bisogno, cosa - quest'ultima - che nella situazione precedente al virus non succedeva spesso. Sono cose che non si affrontano con familiari o amici, si vuole parlare con una persona che condivide il nostro stesso problema.

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