Coronavirus, contagi in aumento: rischio coprifuoco, possibile nuova stretta del governo

E il presidente del Consiglio, scrivono sabato i giornali nazionali, si sarebbe convinto a varare un nuovo Dpcm con il coprifuoco in tutta Italia

Il pressing nei confronti di Giuseppe Conte per varare nuove restrizioni che fermino l'epidemia di coronavirus si fa sempre più asfissiante. E il presidente del Consiglio, scrivono sabato i giornali nazionali, si sarebbe convinto a varare un nuovo Dpcm con il coprifuoco in tutta Italia. Ma il punto in discussione sono i tempi: mentre il Corriere della Sera dà il provvedimento per imminente (entro domenica 25 ottobre), secondo altre fonti il premier avrebbe intenzione di attendere gli effetti di quello del 18 ottobre prima di decidere. 

Un nuovo Dpcm con il coprifuoco in tutta Italia

C'è un pressing ben preciso nei confronti di Palazzo Chigi per varare un nuovo Dpcm con misure più restrittive che comprendano il coprifuoco in tutta Italia e la Didattica a Distanza almeno per le scuole superiori. Nella sua maggioranza a spingere sono il Partito Democratico e Leu con Dario Franceschini e Roberto Speranza in prima linea. Fuori, ci sono gli appelli di scienziati e dottori in prima linea nella gestione dell'emergenza. E i governatori, che però preferiscono non farsi notare troppo per non far arrabbiare i propri elettori. A uscire allo scoperto, ma già tutti sapevano come la pensava, è stato ieri anche il presidente dellaCampania Vincenzo De Luca che in un impeto di decisionismo ha anche annunciato che è pronto a varare nella sua regione misure restrittive per le quali non avrebbe nemmeno i poteri. 

In mezzo a questo marasma c'è Conte. Che guarda i numeri dell'ultimo bollettino della Protezione Civile e nota non solo i 19mila contagi ma anche che ci sono più persone oggi in terapia intensiva rispetto al giorno del lockdown (il limite per chiudere tutto è stato fissato a 2300, la metà dei posti attualmente disponibili). E nota che dopo Campania, Lombardia, Piemonte e Lazio anche Calabria, Sicilia e prossimamente la Sardegna varano ordinanze restrittive. E che i micro-lockdown sono stati già disposti da molti sindaci nelle piazze della movida (da Roma a Genova, da Firenze a Palermo). Il Corriere della Sera scrive che il premier ha deciso di cambiare passo e si è messo al lavoro su un nuovo Dpcm che potrebbe essere pronto già domani sera.

Le scuole restano aperte. Industria, commercio, artigianato e professioni vanno avanti. Si fermeranno invece tutte le attività ritenute «non essenziali», dai convegni allo sport non professionistico. Ci sarà un nuovo limite di posti sui bus e un numero ancora più limitato di ospiti alle cerimonie. Il ministro Gualtieri sta già valutando i fondi per ristorare le attività che saranno costrette a fermarsi.
Ma il punto più importante riguarda il coprifuoco in tutta Italia, sul quale sia nella maggioranza che nell'opinione pubblica sono innescate le tensioni maggiori. Il quotidiano spiega che gli scienziati spingono perché lo stop alle attività e alla circolazione sia imposto alle 21 (o persino alle 20) su tutto il territorio nazionale.

Ma diversi ministri ritengono troppo drastico chiudere l’Italia intera in casa alle nove di sera e chiedono di salvare le attività di ristorazione, magari inasprendo controlli e sanzioni. Resta aperta l’ipotesi di posticipare il coprifuoco alle 22 o alle 23, lasciando ai locali pubblici la scelta se rimanere aperti. In ogni caso dopo l’orario stabilito si potrà uscire dalla propria abitazione solo per motivi di urgenza, salute e lavoro. 

C'è chi invece spinge per soluzioni meno drastiche come il lockdown "morbido" o soft (qualunque cosa voglia dire) da varare entro una settimana o dieci giorni, dopo aver valutato gli effetti definitivi dell'ultimo provvedimento. L'idea, spiega Repubblica, è quella di limitare gli spostamenti ai motivi giustificati con una casistica ampliata che comprenderà gli acquisti: così i negozi potranno restare aperti. Sul coprifuoco per i locali il Partito Democratico vuole che vengano fissate le ore 20, Palazzo Chigi preferisce le 22 o le 23. 

Un'altra idea, di cui parla invece oggi La Stampa, è quella dell'Italia "zona arancione". Senza bloccare scuole, attività produttive ed esercizi commerciali che offrono servizi essenziali. Senza limitazioni agli spostamenti, ma con i confini tra le regioni chiusi. 

L’idea della zona arancione nasce da due studi dell’istituto Mario Negri, consegnati a Conte, dove viene dimostrato che nel breve periodo in cui questa misura restò in vigore in Italia, dall’8 al 12 marzo, ottenne effetti benefici sulla curva dei contagi. È sempre all’interno di questi studi che vengono comparati i dati sull’efficacia dei coprifuoco serali nei Paesi europei: irrilevanti, fatta eccezione – si legge – per un effetto di tipo psicologico, che indurrebbe la popolazione ad avere una percezione più alta del pericolo.

L’idea di un coprifuoco alle 22, come ipotizzato nei giorni scorsi, appare superata. Bar, ristoranti ed esercizi commerciali dovrebbero chiudere, anche se c’è chi spinge per tenerli aperti almeno fino alle 18. Le scuole, invece, resterebbero aperte, ma con regole più chiare e valide per tutti.

Ad oggi quindi c'è chi pronostica un nuovo Dpcm con una stretta in arrivo entro domenica 25 ottobre e chi pensa che il governo si muoverà la prossima settimana. Grande è la confusione sotto il cielo, ma purtroppo la situazione non è eccellente: è tragica. 

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