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Coronavirus, Fico (LpRa): "Giustizia negli aiuti a famiglie e lavoratori"

Il vicesegretario di Lista per Ravenna: "Ci lascia invece perplessi che tra i possibili beneficiari siano inclusi anche coloro che lavorano "in nero""

In questi giorni di isolamento forzato causa Coronavirus, difficoltà economiche e finanziarie, oltre che sociali, colpiscono molte più persone di quante si possa immaginare. Non è un caso che il governo abbia adottato misure per riconoscere alle famiglie e ai lavoratori di ogni ordine aiuti economici, sgravi fiscali e contributi per la spesa alimentare.

"Confidiamo che saranno rivolti a chi non arriva a fine mese o neppure a metà, escluso doverosamente chi già percepisce il reddito di cittadinanza - commenta Massimo Fico, vicesegretario di Lista per Ravenna - Rilanciamo l'appello del sindaco de Pascale: non vergogniamoci di chiedere questo aiuto, lasciamo da parte l'orgoglio perché, poco che sia, un aiuto concreto in questo difficilissimo momento può farci sentire meno soli e isolati. Chiediamo con forza, attraverso il sindaco, che i contributi previsti per il mese di marzo siano rinnovati almeno per gli altri due mesi, essendo alle porte già aprile. Ci lascia invece perplessi che tra i possibili beneficiari siano inclusi anche coloro che lavorano “in nero”. Comprendiamo che i colpi economici inferti dal Coronavirus non risparmiano nessuna categoria di lavoratori, ma queste persone sanno bene come il loro “fuori regola” contrasti coi principi fondamentali dell’economia sociale e con tutte le leggi che ne discendono. Si creerebbe una crepa nelle battaglie sindacali per fare emergere il “sommerso”, rischiando anche di dare una sorta di legalità a questi arbitrari comportamenti, messi in atto da una parte dei lavoratori e da talune imprese".

"Salta agli occhi che ci si è dimenticati colpevolmente dei giovani che, pur con contratti stipulati, non hanno per assurdo nessuna tutela di legge, in particolare per l’accesso agli ammortizzatori sociali - continua Fico - Molti, occupati con un contratto di “tirocinio formativo”, svolgono attività a tempo pieno, pagati dai 400 ai 750 euro, svolgendo spesso mansioni che nulla hanno a che fare con un avviamento al lavoro, bensì con una vera e propria professionalità compiuta. Non percepiscono indennità in caso di malattia. Non hanno diritto a richiedere un contributo di disoccupazione a fine contratto. Anche questi ragazzi, ai quali oggi più che mai dobbiamo essere vicini, risentono dello stop forzato delle attività produttive, perdendo quel piccolo stipendio che comunque li rende orgogliosi di aver iniziato il percorso di autonomia dalla famiglia. Per non dire di chi la famiglia non ce l’ha o si trova a mal partito essa stessa. Non diventino una nuova generazione di lavoratori in nero. Correggiamo immediatamente le direttive nazionali, mettendoli alla pari degli altri lavoratori. E rivolgiamo un secondo appello al sindaco de Pascale perché si faccia immediatamente portavoce di questi disagi verso le autorità regionali e nazionali, con cui è quotidianamente in contatto grazie ai ruoli assunti ai massimi livelli politici e istituzionali quale primo cittadino di Ravenna".

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